Rsi: Vademecum sulla Responsabilità Sociale d’Impresa nelle Banche e Assicurazioni

Qual è la ragione che spinge la Fisac ad assumere la responsabilità sociale dell’impresa come oggetto importante della propria riflessione ed attività e ad occuparsene in modo costante ed organico? Non certo perché anche noi siamo stati travolti dalla voglia di dire o fare qualcosa su quest’argomento considerato da molti “di moda”; la nostra attenzione ha avuto input precisi provenienti da scenari istituzionali, ricordiamo il Libro verde e la successiva direttiva della Comunità Europea, la battaglia fatta in questa sede dalla CES, il convegno nazionale della CGIL del 2003 e l’impegno della nostra confederazione contro le proposte del governo Berlusconi. Non c’è dubbio che alcune riflessioni ed iniziative intraprese da importanti aziende bancarie ed assicurative negli ultimi anni hanno portato “in casa” il tema della RSI; successivamente gli scandali Parmalat, Cirio ecc. hanno evidenziato il profondo intreccio tra responsabilità sociale delle istituzioni finanziarie e tutela del risparmio, qualità dei prodotti, modalità di vendita e quindi, ruolo professionale dei lavoratori. Abbiamo perciò chiamato le banche a rendere conseguenti le affermazioni “socialmente responsabili” di alcuni manager o dell’ABI e la realtà di tutti i giorni, inquadrando però la nostra battaglia per la tutela della dignità dei colleghi in un contesto più ampio, quello appunto della RSI. Questa impostazione ha portato alla stipula del Protocollo del 16 giugno 2004. In questi ultimi due anni molte aziende dei settori in cui agiamo hanno usato la RSI come un fiore all’occhiello, abbiamo assistito, infatti, ad una cospicua produzione di convegni, di bilanci sociali, codici etici; sono spuntati consulenti e dipartimenti per la RSI, ma si sono disattesi quei principi di RSI cui spesso i manager rendono ossequioso omaggio: uno fra tutti l’assenza di qualsiasi coinvolgimento dei vari portatori di interesse (stakeholders). La stessa ABI che, dobbiamo riconoscere, ha promosso importanti iniziative anche di indirizzo verso il settore, non si è resa parte attiva rispetto agli impegni assunti, tanto che l’Osservatorio nazionale previsto nel Protocollo non si è mai riunito. Noi non possiamo rimanere fermi ad aspettare il percorso istituzionale o ad assistere impotenti al proliferare di iniziative aziendali unilaterali; se non agiamo diventiamo succubi del
tentativo di molte banche ed assicurazioni di recuperare reputazione in modo gratuito.
Dobbiamo perciò incalzare le aziende a tutti i livelli, uscendo da logiche di mera difesa o passività, per costringerle a scendere sul terreno della RSI; è quindi indispensabile un’iniziativa generale che però necessita di conoscenze e linguaggi comuni in materia di RSI nell’intera organizzazione.
Abbiamo scritto questo vademecum che si rivolge a tutto il quadro attivo della nostra organizzazione, appunto per aiutare a rendere omogenei linguaggi e livelli di conoscenza. Sappiamo che la RSI rappresenta una materia difficile che ci costringe ad affrontare problematiche nuove e complesse quali il dialogo sociale, la corporate governance, il ruolo del sindacato e la teoria degli stakeholders, temi che necessitano anche un approfondimento confederale.
Riteniamo, tuttavia, che la nostra attività non possa più prescindere dall’affrontare queste tematiche che sono parte del nostro impegno complessivo per i diritti umani e del lavoro, nonché della ricerca degli strumenti più funzionali alla costruzione di una società più giusta e solidale.