Lazio – Dipartimento Welfare – Investire (poco a poco) per i figli

 

Investire (poco a poco) per i figli

Piani di accumulo, polizze, fondi pensione, buoni e libretti postali: tutti gli strumenti per pianificare

Pensarci in tempo. Questo in generale dovrebbe essere l’approccio alla base delle scelte di ogni investimento ed è ancora più importante se queste scelte riguardano il futuro dei propri figli. Pianificare a tavolino esigenze che si manifesteranno negli anni a venire non solo è saggio, è necessario. L’ottica di investimento, quindi, deve essere rigorosamente di lungo periodo e gli strumenti oggi a disposizione sul mercato sono molti e studiati proprio per andare incontro alle esigenze delle varie fasce di età. Si va dai piani pluriennali di accumulo (pac) ai buoni fruttiferi postali (bfp), ai libretti postali o ancora ai prodotti assicurativi fino ad arrivare ai fondi pensione. Società finanziarie, istituti di credito, compagnie assicurative e Poste da tempo si stanno muovendo in questa direzione cercando di rispondere alle più disparate necessità, a partire dalla più tenera età (con strumenti finanziari e assicurativi da proporre in alternativa per esempio al tradizionale regalo di battesimo) per arrivare agli adolescenti con prodotti ad hoc o per chi si affaccia al mondo universitario. Un dinamismo certamente incoraggiato dalle prospettive poco rosee non solo sul futuro dei figli che avranno il loro da fare per trovare un’indipendenza economica, ma anche per i genitori che, con l’aria che tira sul mercato del lavoro, non si sa fino a che punto riusciranno a garantire l’attuale tenore di vita e l’eventuale supporto economico per aiutare i figli.

Il ventaglio dell’offerta

Quando la somma a disposizione non è elevata e il timore di una scelta sbagliata o affrettata inibisce l’iniziativa, la formula dei piani pluriennali di accumulo è particolarmente indicata: il capitale viene spalmato nel tempo attraverso investimenti con cadenze periodiche di importi contenuti (dai 100 euro in su), viene frazionato il rischio di ingresso nei mercati più volatili, permette di accumulare forzatamente senza grandi sacrifici e genera minore tensione nelle fasi critiche dei mercati. La formula dei Pac può essere utilizzata per acquistare sia fondi comuni di investimento, sia Etf (exchange traded fund) ed è indicata soprattutto per i portafogli azionari, tipicamente più volatili e orientati sul lungo periodo. Il Pac in genere ha una durata che varia da un minimo di 5 a un massimo di 20 anni e in caso di necessità i versamenti possono essere temporaneamente interrotti. Ma sul piano di accumulo bisogna prestare attenzione alle commissioni e ai costi relativi ai diritti fissi soprattutto sulle piccole cifre mensili. Aprire un Pac può essere particolarmente indicato per i bambini molto piccoli perché i risultati tendenzialmente si evidenziano a lungo/lunghissimo termine. Ovviamente il completamento di un Pac richiede una pianificazione per obiettivi: solo se ci si ricorda perché non si spende tutto si avrà la determinazione di continuare.

Ci sono poi i buoni fruttiferi postali (Bfp) dedicati ai minori. Si tratta di prodotti pensati apposta per chi ha un figlio con meno di 18 anni e vuole accantonare una somma di denaro da ritirare alla maggiore età. Sono intestabili solo ai minori da 0 a 16 anni e mezzo e restituiscono alla scadenza sempre il 100 per cento del capitale investito maggiorato degli interessi maturati. I rendimenti variano in base al tipo di emissione e alla data di rimborso. I Bfp non sono soggetti a nessuna commissione, né di gestione né di negoziazione e possono contare si un prelievo fiscale analogo a quello applicato ai titoli di Stato, vale a dire il 12,5 per cento. Ci sono poi le polizze, i libretti postali e i fondi pensione. Le prime possono essere di diversi tipi: ci sono quelle studiate per i ragazzi attraverso le quali potranno un domani beneficiare del capitale accantonato nel tempo tramite il versamento premi periodici, ma anche per i genitori. In questo caso l’obiettivo è preservare la stabilità finanziaria della famiglia nel caso in cui dovessero verificarsi eventi tali da non poterla più garantire. Con il fondo pensione, invece, oltre ad accumulare il capitale il ragazzo matura l’idea di accantonare il denaro oggi per garantirsi una pensione integrativa domani. Questo strumento permette inoltre la deduzione fiscale dei versamenti fino a un massimo di 5.165 € annui. Una funzione educativa arriva anche dai libretti di risparmio che avvincinano i ragazzi al denaro. Investire sui figli, infatti, non è solo un impegno economico, ma anche culturale.

 

 

 

 

“Riscopriamo la capacità di pianificare il futuro”

 

Parla Sergio Sorgi, vice presidente della società di consulenza Progetica: “Viviamo alla giornata senza mettere in conto di dover trascorrere anni privi di reddito. In base al ‘Latte Factor’ bastano piccole rinunce quotidiane per accantonare 3 Euro al giorno e assicurarsi 108mila Euro dopo 40 anni”

«Lo scenario sta cambiando rapidamente e non si può restare fermi, con il rischio poi di provare a cambiare rotta fuori tempo massimo: occorre dedicare un po’ del proprio tempo per pianificare gli investimenti necessari a garantirci un futuro sereno». E’ il consiglio di Sergio Sorgi, vice presidente della società di consulenza ed educazione finanziaria Progetica, per la quale coordina l’area previdenza e protezione del reddito e del patrimonio. «L’allungamento medio della vita prosegue imperterrito: le ultime statistiche indicano che gli uomini diventano indipendenti nel nostro Paese intorno ai 34 anni, le donne verso i 31. E non sempre le famiglie sono preparate a gestire il mantenimento in casa di questi giovani-adulti — sottolinea l’esperto —. La struttura sociale e le esigenze economiche stanno cambiando profondamente. Quindi è importante essere sincroni con il mercato per non farsi travolgere dagli eventi».

Detto dei mutamenti in atto, come li affronta il risparmiatore italiano? Qui vengono le note dolenti nell’analisi di Sorgi. «Viviamo in una condizione che sembra cancellare la dimensione del tempo. Abbiamo dimenticato il passato e non percepiamo il futuro perché non abbiamo più la capacità di sognare qualcosa di diverso per noi. Questo si riflette, a cascata, sulle scelte di protezione, previdenza, investimento, sempre più spesso orientate al breve termine». Con il rischio, inevitabile, di lasciarsi trasportare dalle emozioni del momento ed effettuare scelte irrazionali. Del resto, non è un caso se i mercati finanziari tendono a registrare forti ondate di acquisto da parte dei piccoli risparmiatori nelle fasi Toro e forti vendite quando le cose cominciano ad andare male. Così spesso si finisce per comprare ai massimi del ciclo e vendere ai minimi, con pesanti ricadute sui rendimenti. Sorgi invita a invertire i parametri di valutazione: «Occorre pensare nell’ottica del ciclo di vita, mettendo in conto di poter trascorrere diversi anni senza reddito da lavoro o da pensione, e investire di conseguenza».

Gli studi sull’analisi comportamentale evidenziano, però, che è particolarmente difficile astrarsi dallo scenario che ci circonda ed effettuare scelte di investimento razionali. «Già acquisire consapevolezza di quello che possiamo aspettarci è un passo in avanti importante», spiega Sorgi, che indica un esempio alla portata di tutti, quello ideato dall’economista David Bach e noto come “Latte Factor”, a indicare la somma delle piccole spese voluttuarie che possono incidere in maniera significativa sul proprio budget settimanale. Anche se tanti lamentano di non riuscire a risparmiare nulla, ogni mattina fanno colazione al bar, spesso acquistando il “latte”, che nei Paesi anglosassoni corrisponde al nostro latte macchiato e costa l’equivalente di circa tre euro. «Nel concetto di “Latte factor” si possono ricomprendere spese come caramelle, chewing-gum e simili— continua Sorgi —. Basta rinunciare a rotazione a uno di questi acquisti voluttuari per mettere da parte qualche risparmio che, investito, può assicurarci un futuro sereno. Nell’esempio di Bach, tre euro al giorno, investiti in mercati che crescono in media del 4% annuo, dopo 40 anni possono garantire 108mila euro in più».

Tirando le fila del discorso, il vicepresidente di Progetica rivolge tre consigli ai risparmiatori: «La prima cosa da fare è dare al denaro un nome, il che significa non tenere i propri risparmi indistinti, ma divisi per obiettivi diversificati, ad esempio tra somme da destinare agli imprevisti, alle spese o alla pensione futura. Così facendo, se vi è la tentazione di spendere una somma di denaro, si avrà la possibilità di valutare se è il caso o meno di sacrificare un obiettivo concorrente». Il secondo consiglio è di considerare il tempo non come una minaccia, bensì come un alleato: «A molti capita di non pianificare per metà della propria vita ritenendo che sia troppo presto, per poi scoprire che è troppo tardi per porvi rimedio». Infine l’indicazione sull’importanza di «uscire dalla sindrome del fai da te perché nessuno di noi è un tuttologo ed è bene farsi seguire da consulenti di comprovata esperienza. La posta in gioco, cioè i propri risparmi e proprio futuro — conclude — è troppo grande per correre rischi».

tratto da : La Repubblica – Autore: Luigi Dell’Olio –  Affari & Finanza