Lazio – Un importante passaggio per la Banca di Viterbo

La Riforma delle Banche di Credito Cooperativo, recentemente approvata dal Parlamento impone anche alla Banca di Viterbo, l’ultima banca locale esistente sul nostro territorio, di affrontare delle scelte importanti.

E’ richiesto infatti ai vertici ed ai soci della Banca di decidere quale delle due strade possibili sia quella migliore da percorrere. La scelta è irreversibile.

LA PRIMA OPZIONE

Il cardine della riforma è il “gruppo bancario cooperativo”. L’adesione a un gruppo bancario cooperativo è condizione per il rilascio dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria in forma di banca di credito cooperativo (in altre parole, chi non aderisce al gruppo bancario cooperativo non potrà più esercitare l’attività sotto forma di BCC). Il gruppo avrebbe al vertice una capogruppo bancaria costituita in forma di società per azioni e con un patrimonio netto di almeno 1 miliardo. A valle, farebbero parte del gruppo sia le BCC affiliate alla capogruppo attraverso un “contratto di coesione” volto ad assicurare l’unità finanziaria e di governance del gruppo nel suo insieme, sia le altre società bancarie, finanziarie e strumentali, diverse da BCC, controllate dalla capogruppo. La legge individua direttamente alcuni contenuti minimi del contratto di coesione, che deve disciplinare, fra l’altro, i poteri di direzione e coordinamento della capogruppo sulle BCC aderenti e la garanzia in solido delle obbligazioni assunte dalla capogruppo e dalle altre banche del gruppo. Ogni banca che sceglierà di aderire alla holding dovrà quindi sottoporsi al rispetto delle sue regole e quanto più una banca si dimostrerà solida, efficiente e dotata di una governance trasparente, tanto più saranno ampi i suoi margini di autonomia. A proposito dei poteri della società capogruppo, quest’ultima avrà la possibilità, in casi motivati, di nominare, opporsi alla nomina o revocare uno o più componenti degli organi di amministrazione e controllo delle BCC aderenti al gruppo.

LA SECONDA OPZIONE

Le Bcc che non vorranno aderire alla holding, dovranno avere il requisito di oltre 200 milioni di patrimonio netto al 31 dicembre 2015 ed hanno 60 giorni di tempo (a decorrere dal 15 aprile 2016) per decidere, da sole o con altre più piccole, di fare istanza alla Banca d’Italia per conferire l’attività bancaria a una Spa. La Banca di Viterbo non possiede il requisito patrimoniale richiesto e, in questa ipotesi, dovrebbe aderire insieme ad una banca di più grandi dimensioni.

Ottenuto il via libera scatterebbe il modello della cooperativa che partecipa al capitale della Spa, dopo il pagamento del 20% del patrimonio netto come tassa straordinaria (per la Banca di Viterbo si tratterebbe di pagare una tassa di circa 12.000.000 di Euro). Le riserve indivisibili resterebbero tali, in capo alla cooperativa, che dovrebbe comunque cambiare la sua mission sociale non potendo più svolgere l’attività bancaria a proprio nome e svolgerebbe di fatto le attività di una Fondazione Bancaria. E’ previsto anche il diritto di recesso dalla holding, per chi volesse uscire in un secondo momento. A quel punto sarebbero però consentite solo la liquidazione o la trasformazione in Spa della Banca, perdendo comunque le riserve. I riflessi sul personale sarebbero rilevanti in quanto avrebbe probabilmente bisogno di essere ricollocato più del 30% dei dipendenti della Banca.

Il 19 aprile si è tenuta un’Assemblea di tutto il personale della Banca di Viterbo, indetta dalla RSA della Fisac-CGIL in collaborazione con UGL.

L’assemblea è stata molto partecipata con la presenza di oltre il 70% dei dipendenti, e decine di interventi.

L’orientamento dei dipendenti è stato pressoché unanime a favore dell’adesione “Gruppo Bancario Cooperativo”non solo per le maggiori garanzie che ciò comporterebbe sul piano occupazionale, ma anche perché permetterebbe di mantenere il legame storico della banca con il territorio viterbese che, in caso contrario,perderebbe l’innegabile supporto sino ad oggi prestato al suo tessuto economico dall’unica banca locale rimasta.

Un pronunciamento così massiccio e unanime non lascia dubbi sull’orientamento di coloro che sono una delle fondamentali risorse della Banca.

I dipendenti della Banca di Viterbo si auspicano quindi che, nel prendere la propria decisione, il Consiglio di Amministrazione vorrà tenere in debito conto la loro volontà e che anche i soci, chiamati in Assemblea il giorno sabato 14 maggio 2016 alle ore 15 vorranno continuare a mantenere in vita questa realtà che è al servizio dell’economia viterbese ormai da 105 anni. Una realtà che è sana e patrimonialmente solida, come sempre evidenziato dai vertici della Banca stessa.

Chiedono quindi a tutti i soci della Banca di partecipare in massa all’Assemblea e di sostenerla in questo storico passaggio.