Uscire fuori dalla palude

Il Parlamento si accinge a varare in via definitiva la commissione di inchiesta parlamentare sul credito. Si tratta di una vicenda che rischia di essere lo strumento buono ad agitare una campagna elettorale che si annuncia durissima e assai poco utile a proporre verità sugli intrecci criminali, le erogazioni arbitrarie del credito, il ruolo degli organi di vigilanza, i ritardi e gli errori di Governo e Parlamento a partire dal recepimento delle norme sul “ bail in.”

Pochi mesi di lavoro rimanderanno ragionevolmente la discussione alla prossima legislatura e il rischio è di polveroni mediatici di scarso respiro almeno al fine dell’individuazione di responsabilità individuali e di sistema.

D’altronde in qualche caso il Parlamento dovrebbe censurare sè stesso e il Governo e i partiti che lo sostengono autocriticarsi per le sottovalutazioni e l’incapacità mostrata nel dare nei tempi propri soluzioni adeguate.

Il rischio di confusione o in alternativa di risultati deludenti, basti pensare ai risultati dell’analoga commissione di inchiesta della regione Toscana sulla vicenda MPS, è molto alto.

Tutto questo mentre si assiste allo sconcertante balletto tra autorità europee e Ministero del tesoro italiano sulla vicenda della ricapitalizzazione con le risorse pubbliche di cui al decreto del 23 Dicembre scorso.

Il decreto urgente che nel giro di un mese avrebbe dovuto intervenire per mettere in sicurezza innanzitutto il Monte dei Paschi e le 2 banche Venete (Vicenza e Veneto Banca) tarda a dispiegare i suoi effetti, il titolo MPS in borsa è sospeso da 5 mesi e il tempo non è una variabile indipendente.

Registriamo che nella discussione delle autorità europee riemerge il tema della bad bank per gli NPL che raccoglie una sollecitazione sindacale di buon senso ma, anche qui, bisogna fare presto.

Assistiamo ad una polemica politica, (Etruria) relativa al ruolo familistico emerso in questi giorni in relazione al salvataggio degli istituti in crisi nella nostra regione, ma una scarsa attenzione al riposizionamento dei poteri e degli assetti di governance di sistema.

Si parli di San Miniato, di Etruria, o di altri piccoli istituti, i salvataggi sono opera di grandi gruppi del nord o stranieri, prospettando rischi di ridimensionamento, in qualche caso già annunciati ( vedi piano industriale di UBI Banca) che oltre alla riduzione degli addetti, sposteranno le scelte sul modello di banca e sul ruolo di sostegno alle famiglie e alle imprese del territorio lontano da noi.

Il rischio che la Toscana sia terra di raccolta e poco di impieghi come dimostrano i dati anche di questi primi mesi del 2017 è alto.

In Italia il credito a famiglie e imprese riprende a salire ma non in Toscana. Nessuno, a parte il sindacato si occupa di questioni non di dettaglio come l’ubicazione futura della macro area e quindi dei centri direzionali delle 3 Banche tra cui Etruria, cosa sulla quale abbiamo chiesto a Regione e Anci Toscana di battere un colpo.

La regione Marche lo ha fatto. Va bene quindi parlare del caso Boschi ma non basta! Anzi assistiamo ad una lotta senza esclusione di colpi per il potere di controllo, basta pensare alla grottesca vicenda di Chianti Banca, partita per essere un soggetto che, trasformandosi in SPA, avrebbe dovuto raccogliere funzioni e ruoli lasciati scoperti dalle banche in crisi e via via degradata a poco commendevole lotta senza esclusione di colpi per il potere e la restaurazione.

E i lavoratori rischiano di essere strumento e ostaggio, spettatori passivi , di quello che non può essere una specie di “gioco di società”. La misura è (quasi) colma.