Nota di aggiornamento sul DEF

La Nota di aggiornamento del DEF 2017, aggiornando le previsioni del Governo (elaborate ad aprile) sulla crescita e le altre variabili macroeconomiche per l’anno in corso e il triennio successivo, nonché gli obiettivi programmatici di economia e finanza pubblica, è propedeutica alla formulazione del disegno di Legge di bilancio 2018 (che dovrà essere presentato in Parlamento entro prossimo il 20 ottobre). La Nota di aggiornamento del DEF, quindi, fornisce la cornice economica e finanziaria entro cui realizzare la cosiddetta “manovra” di fine anno, di cui si illustrano i principali ambiti di intervento.

Quadro macroeconomico

Sulla base della crescita del PIL negli primi due trimestri 2017 (di appena 0,4 punti percentuali ciascun trimestre), la vivacità delle esportazioni (più che compensata dall’elevato grado di penetrazione delle importazioni) e un lieve aumento degli investimenti negli ultimi tre mesi (0,7 punti) accelerati dagli “afflussi turistici” (NaDEF 2017, pag. III), dopo una flessione più marcata nel trimestre precedente (-1,6 per cento), il Governo scommette su una crescita del PIL pari all’ 1,5 per cento a fine anno, maggiore di quella già ottimisticamente stimata ad aprile (1,1 per cento). Nel prossimo futuro export e investimenti dovrebbero essere trainati da un contesto internazionale favorevole (le cosiddette variabili esogene: commercio mondiale, cambio euro/dollaro, prezzo del petrolio). Eppure, all’orizzonte sono evidenti i segnali di instabilità globale (tensioni geopolitiche, incertezze nella politica economica USA, Brexit, ecc.). In ogni caso, il tasso di crescita del PIL italiano resta tra i più bassi d’Europa.
Anche la rivendicazione da parte del Governo di aver creato 900 mila occupati va ridimensionata considerando che, secondo i Conti nazionali Istat, dal raffronto fra le unità di lavoro (equivalenti a posti di lavoro a tempo pieno) del secondo trimestre 2017 e dello stesso periodo 2008 ne mancherebbero oltre 1 milione e 200 mila.

Senza considerare, poi, che si contano ancora 3 milioni di persone in cerca di occupazione (a cui si potrebbero aggiungere altrettanti disoccupati “potenziali”), di cui almeno la metà sono sotto i 35 anni. Inoltre, la forte incidenza dei contratti a termine e, in generale, delle forme di impiego non a tempo indeterminato, tra i nuovi occupati dell’ultimo triennio indica un problema anche nella qualità del lavoro creato, soprattutto per le nuove generazioni.

Infine, nel quadro macroeconomico programmatico il tasso di disoccupazione non scende sotto il 10% prima del 2020 (nel 2007 era sotto il 6%) con la conseguente disoccupazione giovanile almeno al 30%.Anche nell’ultima Nota di aggiornamento del DEF si programma un incremento della produttività (mediamente mezzo punto l’anno) maggiore delle retribuzioni, per le quali se ne prevede addirittura una flessione (pari a -0,6 punti da 2017 al 2020) che, per ragioni matematiche, in assenza di importanti incrementi dell’occupazione, comporta anche un’ulteriore compressione della quota del lavoro (mediamente un punto ogni anno nel prossimo triennio). Le conseguenze negative su consumi e investimenti sono intuitive.

Previsioni

Anche per il biennio 2018-2019, il MEF prevede una crescita di 1,5 punti di PIL ogni anno, dovuta soprattutto all’impatto positivo della rimodulazione delle imposte indirette: per il solo fatto di non aumentare l’IVA, disattivando le cosiddette clausole di salvaguardia si dovrebbe generare una tale fiducia negli operatori economici nei prossimi anni da produrre una crescita aggiuntiva di 0,3 punti ogni anno. Tale artificio contabile risulta quanto meno discutibile. La domanda interna (al netto delle scorte) dovrebbe garantire un contributo alla crescita del PIL 2018 pari a 1,1 punti percentuali. La scommessa del Governo è tutta fondata su una crescita mai vista degli investimenti nel prossimo triennio, soprattutto in macchinari e attrezzature (+11 per cento) e in costruzioni (+5,6 per cento). La previsione appare ancor meno plausibile se si considera che non aumenterà mai l’incidenza sul PIL degli investimenti fissi pubblici (pari al 2,1 per cento dal 2017 al 2019 e al 2,0 per cento al 2020) e che anche l’enfasi sul “Piano nazionale Impresa 4.0” non è supportata dalle stesse stime di impatto del MEF, che contano appena 1,2 punti di PIL in 5 anni (NaDEF 2017, pag. 4).
Coerentemente con la tendenza prevista per l’intera Unione europea, infatti,le principali istituzioni internazionali (a partire da OCSE, FMI e Commissione europea) prevedono un rallentamento del ritmo di crescita del PIL italiano nel 2018 e nel 2019 (in linea con il quadro tendenziale del Governo) e, comunque, una variazione del PIL inferiore a tutte le principali economie avanzate. L’intervallo in cui tali previsioni si concentrerebbe la crescita del PIL è attualmentedello 0,9-1,4 per cento per quest’anno e 0,8-1,3 per cento per il 2018. In aggiunta alle tendenze internazionali, i previsori istituzionali esprimono preoccupazioni riguardo all’impatto sull’Italia della eventuale uscita della BCE da una politica di accentuato accomodamento monetario (QE), oltre che all’incertezza dovuta all’esito delle elezioni politiche, che avranno luogo entro maggio 2018.

Deficit, debito pubblico e manovra

La previsione di una maggior crescita comporterebbe una livello di indebitamento netto della P.A. pari all’1 per cento del PIL in termini tendenziali. D’accordo con la Commissione europea, il nuovo obiettivo per il 2018 sarà di 1,6 punti di deficit. Siccome nel DEF di aprile 2017 si prevedeva una correzione dei conti che riportasse l’indebitamento dal 2,1 per cento dell’anno in corso all’1,2 per cento, restano circa 0,6 punti di margine per una manovra (circa 10 miliardi di euro).
Anche se la Nota di aggiornamento del DEF definisce solo la cornice entro la quale si realizzerà la Legge di bilancio, si intravedono alcuni elementi della manovra economica-finanziaria, che potrebbe essere computata fino 24 miliardi di euro:

disattivazione delle clausole di salvaguardia per 15,7 miliardi di euro (che s aggiungono ai 3,8 miliardi già spesi per sterilizzarne una parte ad aprile con il DL. 50/2017), utilizzando tutti i margini contrattati in Europa sul rapporto deficit/PIL per evitare gli aumenti IVA nel 2018 (NaDEF 2017, pag 9);

  •  nuovi sgravi contributivi per assunzioni di giovani;
  •  sostegno alle famiglie e rafforzamento del contrasto alla povertà;
  •  rinnovo contratti del pubblico impiego (NaDEF 2017, pag. 60);
  •  incentivi fiscali alle imprese e rifinanziamento Industria 4.0.

Sempre in ragione della sovrastima della crescita il debito pubblico in rapporto al PIL dovrebbe continuare a calare, mantenendosi comunque sopra il tetto del 130%. Anche il MEF sottolinea come il rapporto debito/PIL fosse sotto il 100% nel 2007 e prevede di arrivare attorno al 123% nel 2020. Appare ormai evidente che la regola aurea del Fiscal compact non funziona. Tuttavia, non è presente alcun cenno alla possibilità di schierare il Governo per non ratificarlo nei Trattati alla sua scadenza naturale, a fine 2017.
Anzi, la politica del Governo resta sempre quella di un graduale consolidamento dei conti pubblici a scapito di una linea espansiva. Pur rinviando ogni anno il pareggio di bilancio, il “sentiero stretto” evocato dallo stesso Ministro dell’Economia è sempre quello dell’austerità, generando avanzi primari sempre più ampi (dall’1,7 del 2017 al 3,5 per cento del 2020), ossia nuovi tagli della spesa e nuovi aumenti delle entrate, tali dadeprimere la domanda aggregata e, perciò, la crescita potenziale.

Coperture

Per quanto riguarda le coperture della manovra 2018-2020 il Governo dichiara che consisteranno in “un terzo di tagli strutturali alla spesa pubblica e due terzi di misure sul versante delle entrate” (NaDEF 2017, pag. 36).
Le misure di riduzione strutturale della spesa corrente, legate principalmente all’integrazione nel ciclo di programmazione economico-finanziaria del processo di revisione della spesa delle Amministrazioni centrali dello Stato: i) la revisione di procedure amministrative o organizzative per il miglioramento dell’efficienza; ii) il de-finanziamento di interventi già previsti; iii) la revisione dei meccanismi o parametri che regolano l’evoluzione della spesa, determinati sia da leggi sia da altri atti normativi, ovvero la soppressione di disposizioni normative di spesa vigenti in relazione alla loro efficacia o priorità (NaDEF 2017, pag 61).
La spesa sanitaria prevista in percentuale sul PIL scende ancora, scende al 6,3 per cento nel 2020: viene aggravata così la previsione del DEF di aprile 2017 che indicava una già allarmante riduzione della spesa sanitaria in percentuale del PIL. Si conferma, perciò, un de-finanziamento per la sanità pubblica, anziché un investimento per garantire il diritto alla salute e alle cure (cui stanno rinunciando milioni di cittadini), ostacolando peraltro l’attuazione degli stessi nuovi LEA.
L’aumento complessivo delle entrate nel 2018 dovrebbe essere di 26,6 miliardi di euro. Tuttavia, 21 miliardi di aumento delle imposte indirette comprendono anche i 15,7 delle clausole e i 3,8 dei provvedimenti del DL. 50/2017 che in gran parte hanno prodotto maggiori entrate IVA: l’aumento di gettito delle indirette, quindi, dovrebbeessere pari a 2 miliardi circa.Resta da capire quale effetto di maggiori entrate produrranno i provvedimenti anti-evasione enunciati dal Governo, ovvero l’ulteriore stretta sulle compensazioni, incentivi al pagamento elettronico e alla fattura elettronica fra privati, una estensione ulteriore dello split payment. Ogni tracciabilità dei pagamenti introdotta è sempre un passo avanti nella lotta all’evasione e nell’aumento della “adesione spontanea” (cosiddetta tax compliance), salvo la necessità di utilizzare prontamente questa mole di dati: in tal senso, le recenti notizie sulla scarso utilizzo dei riscontri della Anagrafe dei conti correnti non sono rassicuranti.
Sulle imposte dirette a fine 2017 si registrerebbe un picco, cui seguirebbe un calo nel 2018, che sembra spiegarsi esclusivamente con la contabilizzazione di una parte della voluntary disclosure e le prime rate della “rottamazione” delle cartelle esattoriali che si ventila di voler riaprire anche nel 2018, in spregio ad ogni logica. Ripetere annualmente un condono significa oltrepassare quel limite non scritto che li vuole una tantum e tombali almeno nella forma e nelle intenzioni. Va specificato poi che ai fini delle entrate gli effetti della rottamazione 2017 si dispiegano anche nel 2018 e, dunque, una nuova apertura dei termini credibilmente non potrà avere effetti simili (chi ha già chiesto il condono non ha motivo di richiederlo).

Il fondo di extra-gettito da recupero dell’evasione che dovrebbe ridurre le tasse al lavoro, però, ammonterebbe solo a 370 milioni di euro. Una cifra esigua, che tuttavia è necessario pretendere che sia destinata alla riduzione dell’imposizione di lavoratori e pensionati con redditi medi e bassi.
Dal lato delle entrate vanno anche considerate le privatizzazioni, che cumulano oltre 1 punto di PIL nel periodo 2017-2020, a scapito di investimenti pubblici e politica industriale.

DEF 2017 nota di aggiornamento

Nota Cgil_NaDEF2017_2ottobre2017