Megale: Crediti deteriorati o si cambia oppure è un no alle nuove regole Bce

Quanto previsto in consultazione fino all’otto dicembre dalla vigilanza bancaria della Bce in materia di linee guida sui crediti deteriorati va cambiato radicalmente.
Il Governo e il Ministro dell’economia insieme a banca d’ Italia devono operare per costruire il necessario cambiamento, altrimenti l’Addendum sulle nuove regole va respinto in modo fermo e motivato. Per realizzare questo obbiettivo è importante costruire le giuste alleanze capaci di aver attenzione alle specificità dei diversi paesi.
In modo particolare va sottolineato, non solo lo scostamento rispetto alle decisioni prese dal Ecofin nel giugno scorso, ma soprattutto il rischio che maggiori incrementi di accantonamenti oltrechè pesare come inevitabile sulle banche comportino un restringimento del credito che avrebbe inevitabili conseguenze sia con l’aumento del costo dei prestiti a famiglie e imprese, sia per i prevedibili impatti negativi sui livelli occupazionali del settore.

 

Roma, 6 ott. (AdnKronos) – ”Sui crediti deteriorati o si cambia oppure è un no alle nuove regole della Bce”. Ad affermarlo è il segretario generale della Fisac Cgil, Agostino Megale, aggiungendo che: ”quanto previsto in consultazione fino all’otto dicembre dalla vigilanza bancaria della Bce in materia di linee guida sui crediti deteriorati va cambiato radicalmente”. Per il numero uno della Fisac Cgil ”il Governo e il Ministro dell’Economia, insieme a Banca d’Italia, devono operare per costruire il necessario cambiamento, altrimenti l’addendum sulle nuove regole andrà respinto in modo fermo e motivato. Per realizzare questo
obbiettivo è importante costruire le giuste alleanze capaci di aver attenzione alle specificità dei diversi paesi”.
In modo particolare, aggiunge Megale, ”va sottolineato non solo lo scostamento rispetto alle decisioni prese dal Ecofin nel giugno scorso, ma soprattutto il rischio che maggiori incrementi di accantonamenti oltreché pesare come inevitabili sulle banche, comportino un restringimento del credito. Il tutto avrebbe inevitabiliconseguenze sia con l’aumento del costo dei prestiti a famiglie e imprese, sia per i prevedibili impatti negativi sui livelli
occupazionali del settore”, conclude.