Banca Popolare di Bari: comunicato sindacale sul tema delle pressioni commerciali

1 - Fabi 3 - Fisac Cgil 7 - Unisin

 

Tolleranza zero!

Negli ultimi tempi pare che i nostri dirigenti e capi area siano stati folgorati da letture illuminanti ispirate al movimento futurista italiano di inizio Novecento.
Proliferano, infatti, sui gruppi di contatto e sulle e-mail aziendali, una sequela di “scritti onomatopeici” e motti parabellici vagamente reazionari, volti a motivare le “truppe” o, pardon, i lavoratori della BPB. Probabilmente, senza averne mai avuto contezza dal datore di lavoro, il personale è stato inquadrato tout court in una sorta di ordinamento militare.

Il “movimento aggressivo” della politica commerciale in atto sta, di fatto, portando alla sopraffazione di tutte le altri funzioni bancarie, portando i colleghi della BPB a tralasciare, a loro rischio e pericolo, l’area dei controlli e del rispetto delle normative sul credito, sull’antiriciclaggio, sulla MIFID II, ecc., esponendoli in misura perigliosa a contestazioni, sanzioni, ammende, multe, risarcimenti.
Non vorremmo che il glorificato “gesto distruttore” e il “passo di corsa” dei nostri manager possa generare altri “schiaffi e pugni” sui già vessati e sgomenti colleghi.
L’azienda, nonostante la disponibilità e il sacrificio dei lavoratori, continua ad utilizzare ostentazioni di forza finalizzate a fiaccare, paralizzare e/o distruggere la percezione di resistenza e di volontà dei lavoratori.
Azioni che generano paure, ansie e pericoli incomprensibili per la platea dei colleghi i quali vivono uno stato di frustrazione crescente.

Come chiamare quanto accaduto nelle ultime settimane, se non volere una irregimentazione in un corpo militare, dove è vietato pensare?

Tutti i gestori e direttori di filiale hanno ricevuto mail provenienti dai capi area, con richieste tassative di invio, da parte dei gestori, di report giornalieri sui contatti fatti e previsti per il giorno successivo, di richieste di e-mail, da fare più volte al giorno, sui prodotti collocati e report finale, anch’esso giornaliero, del direttore della filiale…
L’ordine di imperio proviene, di certo, visto che sono interessate tutte le aree, dalla Direzione Business che ritiene necessario un monitoraggio puntuale “con indicazione esplicita delle filiali con produzione nulla”, come dicono i capi area nelle conference (“così forse vi vergognate”).
Personaggi che dicono che se i numeri non saranno quelli che chiedono “ci saranno licenziamenti”, altri figuri che urlano che “era meglio licenziare 500 colleghi che fare la solidarietà dove non ci si capisce un … (sic!)” e poi riunioni su riunioni con minacce per nulla velate, forecast (previsioni) assurdi (“dovete almeno segnare il 100%!”), conference call di convergenza… Ore ed ore sprecate a fare riunioni inutili e che servono solo a qualcuno per sentirsi importante e far sentire la verga sulle terga dei colleghi con minacce di trasferimenti, con colloqui riservati “one to one” dove le minacce di trasferimento sono la costante, insieme alla minaccia di licenziamento per scarso rendimento…

Una caccia alle streghe, insomma, utile solo a chi persegue una competizione parossistica e che considera il deterioramento del clima lavorativo un trascurabile dettaglio, le minacce di trasferimento (quando va bene) o di licenziamento come un necessario pungolo, una carezzevole frustata ai buoi che faticano per arare il campo.
Il messaggio arrivato ai direttori è di “tolleranza zero” per chi non provvedesse a inviare il report e, in modo implicito, a chi lo inviasse con zero collocamenti.
Contestiamo da sempre l’utilizzo strumentale di report estranei agli strumenti informatici abbondantemente in possesso delle funzioni commerciali della prima banca del Sud, report che si trasformano in mero strumento di controllo a distanza e pressione indebita su chi quotidianamente cerca di fare con professionalità il proprio lavoro di bancario e non di imbonitore televisivo.
L’accordo ABI-OO.SS. del 8 febbraio 2017 vieta la richiesta di report che non siano standardizzati e messi a disposizione dall’azienda: quindi i normali supporti informatici già a disposizione!

 

Ora basta!

 

Non si può risolvere tutto concedendo ai comparti commerciali di assurgere ad entità infallibili e quasi divine.

Le pressioni commerciali a cui veniamo sottoposti – quotidianamente – non devono mai farci dimenticare le nostre responsabilità sociali, etiche e normative, mentre ci assumiamo la paternità di operazioni che in futuro potrebbero persino esserci contestate, non solo dai clienti ma dall’Azienda stessa.
Ricordiamo a tutti i colleghi che nessuno può essere licenziato se non raggiunge il budget, ma che si può essere sanzionati con provvedimento disciplinare, con conseguenze anche risarcitorie, se non ci si attiene alle policy e alla normativa di legge.
Occorre inoltre ribadire, a fronte delle insistenti richieste che pervengono dall’alto, che la disciplina giuridica stabilisce che il prestatore di lavoro è tenuto all’osservanza dei criteri di diligenza, perizia e professionalità (obbligazione di mezzi) ma non è tenuto all’obbligo di risultato.

     Siamo, come lavoratori del credito, finanche, garanti della funzione di tutela del risparmio prevista dall’art. 47 della Costituzione italiana, norma troppo spesso disattesa e tradita dalle recenti, gravi crisi bancarie. Abbiamo il diritto-dovere di lavorare in un clima di serenità e di responsabilità, coerente con l’etica professionale, con il rispetto della dignità delle persone e delle esigenze reali e della centralità dei clienti.

     Non possiamo più tollerare interventi manageriali di stampo autoritario.
Non si può sopperire alla mancanza di autorevolezza con un autoritarismo volgare e che conduce la cultura aziendale verso il degrado definitivo.
Non si può vivere la quotidianità esclusivamente con una concezione mercantile di breve/brevissimo termine, spalmando i rischi operativi sul personale vessato e sulla platea di risparmiatori/investitori dalla scarsa educazione finanziaria.

     Chiediamo con forza all’azienda di smetterla con questi comportamenti lesivi della dignità di chi, oltre a lavorare con coscienza, ha anche dato una quota del suo stipendio, con la solidarietà, per far sì che quest’azienda potesse crescere e uscire dai pantani in cui si è cacciata da sola, non certo per colpa dei suoi lavoratori.

     Chiediamo, infine, ancora una volta e con urgenza che venga convocata la Commissione di cui al Protocollo sulle Relazioni Industriali (ex accordo 9-112016 art.5) e che venga aperto un tavolo come previsto dall’Accordo ABI sulle politiche commerciali del 8-2-2017, al fine di ripristinare al più presto le condizioni di sicurezza e salute dei lavoratori e di corrette relazioni azienda-lavoratore.

 

Bari, 16 maggio 2018

 

Segreterie OdC
FABI – FISAC/CGIL – UNISIN
Gruppo BPB