Antiriciclaggio: l’autoregolamentazione

La nuova Normativa Antiriciclaggio (Dlgs.90/2017) conferisce un ruolo di rilievo agli Organismi di autoregolamentazione, cioè agli Enti che rappresentano una Categoria professionale.

            E’ compito di questi Organismi  promuovere e controllare il rispetto degli obblighi antiriciclaggio da parte dei loro Associati iscritti negli Albi, in aggiunta all’elaborazione ed aggiornamento delle regole tecniche ed di applicazioni delle sanzioni disciplinari.

            La normativa non chiarisce la reale portata di questi poteri , destando dei dubbi interpretativi. Su queste problematica è intervenuto il Consiglio nazionale forense con una propria circolare per chiarire i termini riguardanti gli obblighi a carico degli Ordini professionali, questo anche in relazione ai Progetti Antiriciclaggio avviati dai Consigli dell’Ordine degli Avvocati di Roma e di Milano.

            La Circolare stessa è stata condivisa anche dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti contabili.

            Le conclusioni a cui si è arrivati esclude che gli obblighi di potere/dovere di promozione/controllo possano svolgersi secondo principi e modalità diverse da quanto previsto dall’Ordinamento vigente.

            In questo modo la funzione di promozione dell’osservanza degli obblighi consisterà nel compimento di attività di sensibilizzazione volte a diffondere tra i Professionisti la conoscenza della Legge Antiriciclaggio, attraverso iniziative culturali e di formazione rivolte agli Iscritti.

            Per quanto riguarda, invece, la funzione di controllo non possono che essere quelle ordinarie attraverso le quali gli Ordini assicurano il corretto esercizio della professione, venendosi a configurare come una specificazione concreta della generale funzione di vigilanza sugli Iscritti, senza l’attribuzione di nuovi poteri ispettivi e/o di indagine. In ultima analisi, il potere di controllo nei confronti degli Iscritti concorre con quello esercitato dalla Guardia di Finanza.

Il Consiglio Nazionale Forense si è anche riservato il compito di inviare, in forma aggregata ed annuale, i dati e le informazioni raccolte dagli Ordini territoriali al Comitato di sicurezza finanziaria ed ai Ministeri competetenti.