Bruxelles: Dialogo Sociale Europeo Banche

Regolamentazione europea ed internazionale dell’attività bancaria:
quale impatto sulla composizione quantitativa e qualitativa
dell’occupazione nel settore

I  RISULTATI DELLA PRIMA FASE DEL PROGETTO EUROPEO CONGIUNTO
TRA I SINDACATI DI CATEGORIA E LE ASSOCIAZIONI DATORIALI

 

Il gruppo di lavoro “ampio” sul Dialogo Sociale Banche si è riunito a Bruxelles il 27 giugno in preparazione della Plenaria che l’indomani 28 giugno ha avuto luogo con la Federazione Bancaria Europea.

Siamo grosso modo a metà del percorso finalizzato a produrre alcune importanti Dichiarazioni Congiunte fra le Parti Sociali Europee nel Settore Banche: abbiamo infatti prodotto lo scorso Marzo quella sul Telelavoro, riuscendo a ricomprendervi alcuni nostri concetti fondamentali e di cui ho riferito a suo tempo su questo sito.

Si tratta ora di produrre un documento condiviso sui risultati della ricerca sull’andamento quantitativo e qualitativo dell’occupazione nel settore (a finalizzazione del Progetto sulla “Demografia” iniziato alcuni anni fa), ma contemporaneamente di portare avanti la costruzione complessa di un documento condiviso sulla digitalizzazione, compito che ci impegna da entrambi i lati del tavolo ad un paziente e faticoso esercizio di reciproco ascolto, per l’appunto di dialogo, a proposito di una materia il cui divenire è in atto nella materialità del ciclo produttivo in banca e che, proprio in ragione di questo dato di realtà, implica un lavoro ed un impegno all’altezza dello spessore politico e anche, va detto, delle aspettative rispetto al contributo propulsivo che il Dialogo Sociale Europeo può portare non ultimo ai rinnovi dei Contratti Nazionali di Lavoro nella categoria.

Pensiamo infatti, ad esempio, a come declinare a livello europeo, la relazione tra incrementi di produttività indotti dai processi di digitalizzazione e risorse rivenienti da tali incrementi una parte delle quali, secondo il nostro punto di vista come Uni Europa Finanza, dovrebbero finanziare processi di riconversione professionali e ricollocazione quantitativa/qualitativa della forza-lavoro altrimenti a rischio di espulsione, più o meno traumatica, dal ciclo produttivo.

Questo tipo di riflessioni si stanno peraltro intrecciando con un altro documento condiviso, quello relativo agli impatti occupazionali dell’applicazione delle regole europee ed internazionali all’operatività bancaria, documento al quale stiamo lavorando ed il cui passaggio successivo, ci auguriamo decisivo, sarà la riunione del gruppo di lavoro congiunto, cosiddetto “ristretto”, di cui faccio parte, calendarizzata per il prossimo 5 Settembre.

In questa tappa del percorso a fine giugno, tuttavia, abbiamo posto le basi per una condivisione di alcuni concetti di fondo, in parte propedeutici al documento condiviso.

Credo che in questa sede probabilmente la cosa più utile per comprendere alcuni di questi concetti e alcune dinamiche che si realizzano nella pratica del Dialogo Sociale del settore a Bruxelles, sia semplicemente di tradurre qui in Italiano il testo, non ancora definitivo, ma certamente in grande parte ormai consolidato della Dichiarazione a mezzo stampa che sta per uscire, in maniera appunto condivisa tra le parti, sui risultati della Ricerca commissionata dalla Federazione Bancaria Europea:

La ricerca di personale con competenze specifiche in tema di regolamentazione dell’attività bancaria e di “compliance” sta  generando un’elevata domanda di lavoratori qualificati e mediamente più anziani in quanto portatori di esperienza lavorativa a sostegno di tale specifiche competenze

 In calo la domanda di lavoro rivolta ai giovani, mentre le donne si avviano a diventare ovunque la maggioranza della forza-lavoro bancaria in Europa.

 

Bruxelles, 28 giugno 2018

 

La crisi finanziaria, la crescita della digitalizzazione, i mutati contesti di mercato ed un  complesso regime regolamentare in continua espansione, hanno creato nuove tendenze occupazionali nel settore bancario. Una forza-lavoro complessivamente in calo, opportunità professionali per fasce di lavoratori anziani, un contemporaneo significativo calo delle assunzioni di giovani, sono le principali conclusioni dello Studio, appena completato, per conto delle parti sociali europee rappresentative del settore stesso.

 I risultati di questo studio finanziato dalla Commissione Europea e presentati oggi in anteprima alla Sessione del Dialogo Sociale Europeo Banche, mostrano un innalzamento nelle medie relative ad età e livello di istruzione/scolarizzazione tra i lavoratori bancari a partire dal 2007/2008 momento di inizio della crisi.

 Le assunzioni di personale oltre i 55 anni di età sono aumentate del 35% rispetto al 2007/08, mentre diminuivano del 38% quelle dei giovani al di sotto dei 24 anni, del 19% quelle nella fascia d’età 25-39 e solo del 5% quelle tra i 40 e i 54 anni.

 Jens Thau, Presidente del Comitato Bancario per gli Affari Sociali Europei della Federazione Bancaria Europea (BCESA-EBF) ha affermato:

 “La natura dell’offerta di lavoro post-crisi concentrata su mansioni altamente specialistiche deriva dalla sempre più elevata pressione della regolamentazione. La tendenza è anche causata dalle nuove tecnologie e dai modelli di business governati dalla regolamentazione, nonché dai requisiti più ristretti che le Risorse Umane adottano nelle procedure di reclutamento di nuovo personale, rendendo di fatto più difficile il reclutamento di giovani all’inizio del loro percorso professionale. La concorrenza proveniente da nuovi competitori come le FinTechs accentua ulteriormente la competizione tra gli stessi giovani aspiranti ad un posto di lavoro in banca.

Le associazioni imprenditoriali rappresentate nel Dialogo Sociale Banche (BCESA-EBF per le banche private commerciali, ESBG per le casse di risparmio e EACB per le banche cooperative) insieme ad UNI EUROPA FINANZA in rappresentanza dei sindacati dei lavoratori del settore, hanno invitato a questa riunione anche i rappresentanti di Associazioni degli utenti per offrire loro l’opportunità di un’informativa approfondita sull’impatto della regolamentazione sull’occupazione in banca, risultato di questa ricerca finanziata dalla Commissione Europea” .

La Ricerca, condotta dalla società di consulenza tedesca Kantar, ha calcolato in 444.200 i posti di lavoro persi nel settore dal 2007 al 2016 nei 28 Stati dell’UE.

Durante quel periodo, il numero di lavoratori medio per filiale o sportello bancario è aumentato a seguito della concentrazione degli sportelli e riduzione del loro numero sul territorio, ma anche a seguito delle decisioni europee di politica finanziaria e come effetto della digitalizzazione, nel senso che le banche stanno adattando il loro modello di business in funzione di una sempre maggiore prossimità alla clientela nel momento in cui ridisegnano le proprie reti sul territorio.

William Portelli, Presidente del sindacato bancari maltese MUBE e coordinatore del Dialogo Sociale EU Banche per Uni Finanza ha affermato:

L’implementazione di misure regolatrici totalizzanti al fine di contenere la mancanza di garanzie e tutele prodotta dalla crisi ha richiesto immediati cambiamenti dei profili professionali in particolare legati ai requisiti professionali in materia di gestione dei rischi e di compliance.

Il secondo ‘Pilastro’ di questo Progetto Europeo congiunto con le associazioni imprenditoriali del settore, potrebbe effettivamente dedicarsi al tema di una continua crescita professionale come chiave per l’occupazione e per la crescita del comparto finanziario, nella misura in cui si rafforzino le opportunità di ricollocazione in aree più ampie del settore, specialmente per quei segmenti della forza-lavoro altrimenti non in grado di stare al passo con i nuovi requisiti professionali”.

I dati d’insieme della Ricerca mostrano la contrazione dei livelli occupazionali negli uffici amministrativi, nelle sedi centrali ed anche nel retail e nel business tradizionale, una contrazione compensata dagli incrementi nella compliance, nell’IT  e  nell’Asset management.

Le parti sociali condividono la valutazione secondo la quale “Il numero dei posti di lavoro persi, se presi di per sé, non dà conto degli sforzi congiuntamente attuati dalle parti per ridurre l’impatto della crisi ed anticipare il cambiamento”.

 

La regolamentazione influenza le pratiche di reclutamento delle banche

La Ricerca approfondisce il tema del diretto impatto sulle decisioni di assunzione e reclutamento del personale delle banche da parte delle politiche di regolamentazione e sorveglianza.

Le informazioni qualitative contenute nella ricerca e raccolte dalle banche nell’intero territorio UE, sottolineano peraltro anche l’impatto sulle politiche occupazionali delle misure governative di austerità e  dei vincoli imposti dalle politiche fiscali.

Le nuove e più recenti regolamentazioni bancarie europee ENACTED nella misura in cui le crisi finanziarie colpiscono contemporaneamente sia i lavoratori sia gli imprenditori.

Le parti sociali individuano nella velocità con cui continuamente vengono emanate nuove regole, un fattore decisivo nel rendere più difficile la compliance.

 

Le donne restano maggioritarie nella composizione della forza-lavoro di banca in UE

Le donne continuano a costituire la maggioranza della forza-lavoro nel settore bancario in UE, arrivando al 70% in alcuni paesi dell’Europa centro-orientale. I contratti part-time sono un rilevante fattore di attrazione dell’offerta di lavoro femminile verso il settore.

Dati qualitativi mostrano infatti l’importanza della flessibilità che nel settore si coniuga con i contratti a part-time.

Per quanto esistano ovviamente margini di miglioramento, le crepe che si vanno producendo nel soffitto di vetro si stanno traducendo in una graduale crescita della presenza femminile nei posti di lavoro a più alto livello.

 Le parti sociali in conclusione affermano che “ il messaggio proveniente dai numeri nella loro pesantezza e dagli approfondimenti qualitativi ci consegna la necessità di comprendere fino in fondo la relazione tra la regolamentazione dell’attività finanziaria e l’occupazione nel settore. Dobbiamo cercare di raccogliere ulteriori dati nella seconda fase del Progetto in modo da pervenire ad un’informativa ancor più dettagliata ed approfondita che ci porti a conclusioni più specifiche e precise”.

 

Mario Ongaro
Coordinatore Internazionale Fisac-Cgil