Donne Brescia: abbattiamo il muro del silenzio

“Abbattiamo il muro del silenzio” è un’iniziativa di sensibilizzazione promossa da Save the Children, per porre all’attenzione dell’opinione pubblica le problematiche conseguenti alla “violenza assistita” da parte di bambine/i e ragazze/i. Save the Children definisce questa situazione come “una piaga che ha coseguenze devastanti sulla vita dei minori”.

La violenza assistita è una forma di maltrattamento del minore, definita generalmente dalla letteratura scientifica “come l’esposizione di quest’ultimo alla violenza, di tipo fisico e/o psicologico, compiuta da un membro della famiglia su una o più figure di riferimento per lui significative (generalmente la madre o i fratelli)”.

I minori possono subire una alla violenza assistita sia in modo diretto, che in modo diretto. Il primo caso si verifica quando l’atto vioneto avviene nel loro campo percettivo (visivo o uditivo), quindi sono testimoni diretti dell’accaduto. Nel secondo caso invece i minori prendono conscienza delle violenza osservando gli effetti della stessa sul corpo della vittima (che spesso è la madre) con la scoperta di lividi e ferite, sulla sua psiche (stress/umore diverso dal normale nella vittima), sull’ambiente in cui vive (tavoli e porte rotte), nell’alterazione della normale vita familiare (entrando in contatto con gli assistenti sociali, il sistema giudiziario o il personale sanitario, …).

Da una ricerca effettuata dall’ISTAT e diffusa nel 2015, è emerso che circa 427.000 minorenni, nel solo arco temporale 2009-2014, hanno vissuto la violenza dentro casa. Tuttavia è difficile sapere esattamente quanti sono queste/i bambine/i per i quali la famiglia, da luogo di cura dialogo affettività e protezione, si è trasformata a principale fattore di rischio per la loro stessa sopravvivenza e crescita. Non è facile perchè la violenza domestica purtroppo non fa statistica. É difficile perché troppo spesso ci sono vittime silenti.

Ma quali sono gli effetti della violenza domestica sui minori? Riportiamo dati emersi da varie ricerche:

• impatto sullo sviluppo fisico. Il bambino, soprattutto in tenera età, sottoposto a forte stress e violenza psicologica può manifestare deficit nella crescita, statura ponderale e ritardi nello sviluppo psico motorio e deficit visivi.
• impatto sullo sviluppo cognitivo. La violenza cui è costretto ad assistere può danneggiare lo sviluppo neuro cognitivo del bambino, con effetti negativi sull’autostima, sulla capacità di empatia e sulle competenze intellettive, in particolare per i bambini al di sotto dei 4 anni. Nel lungo periodo la ricerca ha dimostrato che

l’esposizione ripetuta alla violenza in famiglia puo comportare, in alcuni bambini, l’insorgere di disturbi del linguaggio, di disturbi evolutivi dell’autocontrollo – quali il deficit di attenzione e l’iperattività nonché accentuare lo sviluppo di disturbi classificabili come Stress Post traumatico o come il Disturbo Oppositivo Provocatorio (D.O.P.).

• impatto sul comportamento. La continua e ripetuta esposizione alla violenza influisce sul bambino comportando l’insorgere e/o l’acuirsi in quest’ultimo di emozioni particolarmente negative quali: la paura costante, il senso di colpa nel sentirsi in qualche modo privilegiato di non essere la vittima diretta della violenza, la tristezza e la rabbia dovute, tra le altre, al senso di impotenza e all’incapacità di reagire alla violenza. In particolare nei bambini più piccoli, la violenza subita può essere interiorizzata con un senso di angoscia, dovuta all’incapacità di comprendere le dinamiche di quanto sta accadendo, e la delusione verso il genitore che avrebbe dovuto proteggerli. Sono proprio tali emozioni negative che possono influire sul comportamento del minore lasciando emergere disturbi comportamentali quali una maggiore impulsività, l’alienazione, la difficoltà di concentrazione e l’ansia generalizzata. L’instabilità emozionale si può tradurre inoltre in reazioni sproporzionate e/o fuori contesto esternalizzate con attacchi di panico, una forte irritabilità in pianti o fobie non giustificate. Sul lungo periodo tra gli effetti registrati ci sono ansia, forme più o meno gravi di depressione e, in alcuni casi, la manifestazione di tendenze suicide, disturbi del sonno e disordini dell’alimentazione. C’è un concreto rischio di un aumento dei comportamenti violenti del bambino nei confronti non solo in generale del mondo esterno, ma anche del genitore che ha subito la violenza. Soprattutto durante le separazioni può accadere infatti che il minore vittima di violenza assistita si sostituisca al genitore che maltratta. É riconosciuto inoltre il rischio di trasmissione intergenerazionale della violenza.

• impatto sulla capacità di socializzazione. Gli studi condotti sui minori che hanno subito violenza assistita, hanno dimostrato che in generale quest’ultimi soffrono di una maggiore incapacità di stringere e mantenere relazioni sociali e presentano scarse competenze emotive. Inoltre l’esposizione alla violenza durante la giovane età compromette la capacità di instaurare e mantenere relazioni d’amicizia e sentimentali. In particolare gli adolescenti rischiano di perdere interesse per le attività sociali, di soffrire di bassa autostima, di evitare le relazioni tra pari. Gli stessi possono mostrare atteggiamenti provocatori a scuola, trasferendoli talvolta sui social network e nelle relazioni sentimentali. I bambini più piccoli, che vivono in ambienti familiari problematici, mostrano maggiori probabilità di avere atteggiamenti aggressivi verso gli altri bambini (scoppi d’ira, minacce e litigi).

Alla luce di tutte queste conseguenze negative, ci si chiede se sia possibile proteggere dalla violenza. In Italia non esiste una norma specifica che disciplini il reato di violenza domestica, anche se da parte della giurisprudenza vi è stato un riconoscimento del fatto che l’esposizione del minore ad atti di violenza commessi da un partner su un altro membro della famiglia, integri il reato di maltrattamento in famiglia. La violenza assistita, dal 2013, viene considerata come una circostanza aggravante del comune reato di maltrattamento in famiglia. L’art. 609 decies del Codice Penale, a seguito di ratifiche di diverse Convenzioni internazionali, prevede che nel caso in cui si proceda per il reato di maltrattamenti in famiglia dove sono presenti minori, venga data immediata notizia del procedimento al Tribunale per i Minorenni, il quale ha il potere di disporre la decadenza della responsabilità genitoriale, nonché l’allontanamento del minore o del genitore violento dalla residenza familiare.

Al di là della legge, è fondamentale attuare la prevenzione. Si possono mettere in atto dei percorsi educativi rivolti a bambine/i e adolescenti che mettano in discussione modellli di relazione convezionali, stereotipi di genere e meccanismi socio-culturali che tendono a minimizzare la violenza. Esiste, in proposito, un documento adottato ai sensi della L. 107/2015, denominato “Educare al rispetto per la parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le forme di discriminazione”. Prevede un percorso formativo che partendo dalle scuole primarie, educa alle differenze con modalità che sono trasversali alle discipline scolatiche con continuità tra i diversi gradi di istruzione e in collaborazione con istituzioni territoriali.

COORDINAMENTO DONNE FISAC CGIL BRESCIA

Brescia, 03/08/2018