Antiriciclaggio: i dati fiscali

Nuovo cambio di passo nella lotta all’evasione fiscale. Gli ultimi sviluppi normativi intervenuti nel Settore vanno sempre maggiormente nella direzione della piena utilizzabilità ai fini fiscali dei dati e delle informazioni derivanti dall’attività antiriciclaggio.

Le nuove norme, partendo da quelle inserite nel decreto 23172007,  modificato dal dlgs 90/2017, adeguano l’ordinamento ai più recenti standard internazionali che non solo non ignorano lo stretto legame tra evasione fiscale e riciclaggio di denaro di provenienza illecita ma mirano ad ottimizzare gli sforzi investigativi, favorendo lo scambio di elementi probatori da un ambito operativo all’altro. Da questo punto di vista, la IV Direttiva europea antiriciclaggio include i reati fiscali connessi alle imposte dirette ed indirette nella definizione di “attività criminosa” i cui proventi possono costituire oggetto di riciclaggio. Da ciò deriva la previsione di cui all’art.9 dlgs 231/2007 che apre all’utilizzo ai fini fiscali dei dati e delle informazioni acquisite dal nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza nel corso dei controlli antiriciclaggio, per fini fiscali.

Nel sistema precedente la riforma, potevano essere utilizzate in campo tributario solo i dati e le informazioni antiriciclaggio che costituivano oggetto dell’obbligo di registrazione e conservazione da parte dei Soggetti obbligati. Nella nuova riforma viene rimosso questo limite, legittimando l’utilizzo ai fini fiscali di tutti gli elementi probatori acquisiti dagli Organi di controllo in sede di ispezioni e controlli antiriciclaggio e di approfondimento investigativo di segnalazioni di operazioni sospette trasmesse dall’Uif. L’impatto sistematico della previsione è tutt’altro che trascurabile. Come osservato dalla Guardia di Finanza (Circolare 1/18) la diretta utilizzabilità ai fini fiscali di tutte le informazioni antiriciclaggio è in grado di assicurare la piena ed immediata interazione tra il procedimento antiriciclaggio e quello amministrativo tributario, in termini non dissimili da quanto avviene tra procedimento penale ed accertamento fiscale.

            In questa ottica la Guardia di Finanza potrebbe utilizzare in modo diretto (nell’ambito di una verifica o di un controllo fiscale) le informazioni Aml senza dover necessariamente acquisire nuovamente tali dati attraverso le proprie procedure (es. i dati acquisiti in sede antiriciclaggio potrebbero servire per i controlli sui versamenti Iva).

Ovviamente, rimangono in essere le tutele riguardo la riservatezza del segnalante, la riferibilità della trasmissione dati ai soli Soggetti interessati nonché la loro integrità. Ulteriore tassello da parte del Dlgs 60/2018 emanato in attuazione della Direttiva 2016/2258 Ue-Dac5 directive on administrative cooperation, la quale riconosce alle Autorità fiscali l’accesso i documenti/dati/informazioni acquisiti dai Soggetti obbligati ai sensi della Legge antiriciclaggio, in adempimento agli obblighi di Adeguata verifica. Accesso consentito sia in vista della cooperazione amministrativa tra Stati membri, sia ai fini della verifica del corretto adempimento delle procedure di Adeguata verifica ai fini fiscali.

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