Comitato Direttivo 27 ottobre. La relazione di Susanna Camusso

Bozza non corretta – Care compagne, cari compagni,
Non vi è dubbio che il primo dovere che ho nei confronti del cd è la restituzione dell’ascolto del gruppo dirigente argomentato nel cd del 29.5.2018 e basato sui criteri discussi dalla segreteria nella sua articolazione di posizioni.
Ma non credo sia utile alla trasparenza della discussione della nostra organizzazione, sottrarmi dal contestualizzare la nostra discussione. Perché la storia non inizia l’ 8/10 /2018 e nemmeno il 29/5/2018 ; la finzione di proporre sempre una data ravvicinata di inizio dei “cosiddetti problemi “ fa parte di quella- così e’definita nella relazione del 29/5/2018 – teoria dei comportamenti leciti per alcuni che diventano illeciti se esercitati da altri.
Allora bisogna tornare un po’ indietro nel tempo rammentandosi dell’assemblea generale di ormai di due anni fa che si era concentrata su due punti ( progetti) -oltre alla composizione/elezione della segreteria-

  1. a)  l’unità della nostra organizzazione e’ la sanzione di una ricostruzione

    unitaria, complessa a tratti anche faticosa, con una grande dialettica tra di noi, ma costruita sulle opzioni strategiche dell’organizzazione avviata fin dal finire del 2014. Sottolineerei, quindi, non costruita sulla mediazione di questa o di quella formulazione del documento congressuale, ma un processo di condivisione strategica. Perché tutti spesso citiamo il congresso 2014, ma il 2010 non è stato meglio e l’ultimo non ci sarebbe stato senza il 2010. Penso che per molte e molti la scelta di costruire unità nella nostra organizzazione non sia stata una scelta strumentale, anzi, ed aveva il senso di un bilancio vero dei danni prodotti a tutte e tutti noi da quei congressi del 2010/2014. La costruzione di questo processo di unità ha una stretta correlazione, anzi direi è fin diventata lo strumento per la scelta e la pratica dì un’organizzazione più partecipata, più collettiva ed aperta al territorio: basta pensare alle apprezzatissime modalità con cui abbiamo prodotto il documento Congressuale.

  2. b)  Il tema del rinnovare , del disegnare il futuro delle nostra organizzazione, un processo in corso, non sempre visibile e valorizzato, non del tutto trasversale, non a tutti i livelli, ma certo che avanza, qualche volta per necessità, ma più spesso per scelta. Non è un dibattito banale, sicuramente poco esplicito ed esplicitato, con una sistematica contraddizione: si invoca il nuovo e nello stesso tempo c’è la convinzione di un inossidabile generazione tuttologa, che pensa di essere l’unica che può giudicare e dettare i tempi. Consciamente o inconsciamente lì si arrocca, ( nella paura delle differenze e diversità) parte della nostra organizzazione che ha determinato una coalizione ( quasi un’area non dichiarata) che non si esplicita e ,non si traduce ne manifesta nella discussione politica dei documenti congressuali.

Non c’è dubbio che i due progetti discussi nell’assemblea generale riguardando il futuro della nostra organizzazione intrecciano fortemente il dibattito sui gruppi dirigenti.
Una distanza tra l’apparente consenso collettivo nell’assemblea generale e le riserve, remore, dissensi che vengono fatti trasparire successivamente.
Forse invece di scomodare ai fini della polemica interna i padri delle nostra Cgil, dovremmo discutere apertamente della Cgil e del suo futuro.
Invece pesa un perenne silenzio sulle modalità e le ragioni con cui parte di noi ha scelto di costruire una candidatura occulta ma di dominio pubblico, e’ cosi’ da lungo tempo, e sulla stessa si svolge una vera e propria campagna elettorale . Anche In questo ricorda più un’area che non una discussione e condivisione collegiale.
Mentre si afferma questo comportamento, ci scopriamo tutti interpreti di una lettura dello statuto e delle delibere regolamentari, cercando interpretazioni per determinare premature decadenze per il segretario generale e la segreteria , interpretazione che non vale per quegli stessi interpreti che continuano quotidianamente ad esercitare quelle prerogative che vorrebbero decadute per il nazionale.
Degli effetti della delegittimazione abbiamo già detto nel cd del 29/5. Possiamo negare che da qui originano le tensioni in atto nel gruppo dirigente ristretto?
In questo quadro siamo riusciti a preservare le assemblee congressuali di base , che ricordo a tutti e tutte noi sono il luogo dell’approvazione dei documenti congressuali e quindi della definizione della nostra linea politica.
Vorrei comunque ribadire ciò che in realtà è ovvio, ma bisogna ribadirlo per il chiacchiericcio diffuso: la nostra organizzazione ha tutte le regole, le stiamo utilizzando regolarmente, nessun vuoto e nessun panico, la certezza che verranno rispettate ed attuate. Questo è un vincolo per tutti.
Non abbiamo bisogno di continuare a mettere in dubbio la possibilità di percorrere senza traumi tutto il processo congressuale.
Ma ovviamente questo quadro, incide sulla collegialità ed unità della segreteria.
Per altro ben lo sapete, visto che tutti e tutte venite coinvolti – anche in questi ultimi giorni- dalle passioni epistolari, lettere che vengono

diffuse in lungo ed in largo alla strutture e con rapida precisione vengono inviate anche alla stampa.
Potrei fare vari esempi, ne faccio solo alcuni per memoria collettiva: l’ascolto prassi diffusa, esercitata dai segretari generali in tutte le strutture, diventa casus belli quando proposta dal segretario generale nazionale .

Negando che un ascolto, ovviamente informale , sia utile a conoscere orientamento, pensiero, idee del nostro gruppo dirigente.
Certo si fanno mille affermazioni: se il segretario generale vuole lo fa, una strana idea della relazione tra segretario generale e segreteria , ma poi si precisa che è un fatto privato, utile per lei da non considerare nella discussione collettiva. Proiettatelo su di voi e sulle vostre strutture ed immagino che vi divenga tutto chiaro.

A questo si aggiunge la discussione su chi coinvolgere, ovvero i segretari generali delle Cdl.
Contraddicendo così il lavoro di questi anni teso proprio al rafforzamento dei territori, alla inclusione, alla contrattazione inclusiva che non può che trovare nel territorio il suo motore.

Può essere che non abbiamo capito e sarebbe grave; ma se dovessimo trovare una definizione analoga a quella costruita per la rappresentanza, le Cdl sono le strutture di base ( e, aggiungo, fondamentali) della confederazione. Per questo sono incomprensibili le preoccupazioni a coinvolgerle.

E’ un progredire che blocca la discussione e ci porta al cd di maggio Relazione, dibattito, conclusioni ed odg. le ricordate. Eppure non era neanche terminata quella riunione e si sono subito viste infinite interpretazioni, tutte concentrate solo sulla frase finale, dimenticando che l’azzeramento della situazione era ciò che determinava e condizionava la frase conclusiva dell’odg.

( per chi non ricorda le famose bocce ferme, l’azzeramento del pregresso).
Una breve parentesi faccio per riferire dell’altra “difficoltà” anch’essa poi portata al cd e che oggi è stata risolta dall’approvazione della delibera.
Ovvero la discussione sul bilancio, in vari hanno osservato che l’abbiamo fatta in ritardo, vero, abbiamo privilegiato il percorso congressuale, altri hanno detto che bisognava fare più riunioni, possibile, ma non è questo che ha determinato quella discussione nel cd.
Tra prima e dopo l’estate la segreteria non si è bloccata sul merito, il ritornello è stato: la segreteria è inibita, non può presentare progetti deve rinviare al futuro gruppo dirigente e nel frattempo affidarsi alla

buona volontà delle strutture che vogliono soccorrerla, mettendo così la confederazione in stato di incertezza, è un fatto, una scelta politica oltre che organizzativa; come molti hanno detto anche nella discussione del cd.

Questa digressione perché sento parlare di rottura delle segreteria l’8 ottobre, vorrei dire che le crepe sono state formate nel tempo e allargate, con delle accelerazioni negli ultimi tempi, ma la forza delle nostre regole ci ha permesso di ricondurle agli organismi e quindi di continuare a governare la confederazione, e comunque ci conferma che non bisogna aver paura del pluralismo.

Ma torniamo all’ascolto innanzitutto perché ci dice dello stato dell’organizzazione, da cosa è attraversata in una stagione non certo facile, e ci dice del ruolo positivo che ha avuto la costruzione del documento congressuale con le assemblee generali , della efficacia e positività di una scelta di partecipazione. Ci dice come le nostre Cdl si sentano periferiche o isolate rispetto alla discussione nazionale e quindi, ma lo sapevamo, come ci propongano domande sul nostro modello organizzativo e sul coinvolgimento di tutto il gruppo dirigente. Ci dice di una tensione esplicita nel rapporto tra strutture orizzontali e verticali, che nuovamente deve interrogarci sull’incrinarsi del punto di equilibrio e di processi di chiusura nella verticalità delle categorie.
Non stiamo qui parlando di autonomia contrattuale, ovviamente, ma di processi sempre più federativi e non confederali acuiti dalle differenti situazioni economiche e da segni di un uso anche condizionante delle risorse.
Forse, anche per questo ho registrato un coro di consensi e di apprezzamento dell’ascolto, si chiama piacere di partecipare e di sentirsi coinvolti, una parte ha anche precisato di aver riportato un orientamento collettivo della propria struttura.
Ovviamente è stata anche l’occasione per molte Cdl di raccontare delle fatiche del territorio, sull’occupazione, sul rapporto con la politica, anche sulle scadenze elettorali previste, sulle scelte di governo nel territorio.
Questo per dire che nonostante la rappresentazione che spesso diamo di noi, c’è un organizzazione generosa, impegnata, che giustamente si interroga sulla fase e reagisce e la conferma l’abbiamo dai congressi che stiamo svolgendo, che sono ben lungi sia da come ci dipinge la stampa, ma anche dal quadro fosco e agitato rappresentato nelle “lettere”.
Nel nostro tafazzismo diffuso, svalorizziamo noi stessi.
Tutti e tutte, però, dovremo ragionare, invece sulle assemblee di base, sulla partecipazione e sulla rimozione di alcuni temi che invece

sappiamo essere il nodo di questa fase. Li riprendevo anche parlando della piattaforma con cisl e uil.
Questo ci dice e conferma che ferme le nostre regole, la logica di fingere che tutto può essere rinviato al 22/25 gennaio 2019 non risolve l’attesa del gruppo dirigente largo della Cgil, l’aspettativa di un orientamento, di una proposta.

C’è giustamente una volontà di coinvolgimento di protagonismo delle scelte, di non essere spettatori di una discussione occultata nell’organizzazione ma largamente esercitata fuori di noi.
Ciò sarebbe tra l’altro fortemente lesivo della nostra autonomia.

Se quanto fin qui detto rappresenta la premessa , l’introduzione ai colloqui, poi si entrava nel merito dei criteri, delle valutazioni , delle necessità per il futuro gruppo dirigente.
A voi sono noti i criteri proposti, ed è doveroso dire che il criterio più sollecitato e condiviso è quello dell’autonomia. So che c’e’ chi tra di noi pensa che l’autonomia è un fatto consolidato ed acquisito e quindi voglia dire poco in questa discussione; ma vorrei sottolineare che se quasi unanimemente viene sollevato dal gruppo dirigente, vuol dire che la si collega alla difficoltà di questa fase, alle giuste scelte degli anni scorsi, alle battaglie fatte dal piano del lavoro alla carta dei diritti ed indica, non a caso viene collegata al documento del congresso, un bisogno di cura dell’autonomia.

Ancora non a caso viene quasi sempre connesso al secondo criterio più sollecitato, quello della continuità, una sottolineatura forte che non si riferisce solo alle politiche, ma anche alle pratiche: la partecipazione, l’allargamento della democrazia, il coinvolgimento.

Parte consistente ha chiesto che ci fosse una proposta da parte della segreteria nazionale rivendicando la giustezza di farla, la funzione positiva, spesso aggiungendo che a quella si sarebbero poi attenuti. Molti, si sono soffermati sul tema non solo del segretario generale , ma di una squadra, bisognava ragionare; era uno dei criteri sottoposti all’ascolto e alla valutazione.

Nel soffermarsi sulla squadra si sottolinea un’idea collegiale e plurale della nostra organizzazione, una ferma convinzione di non cedere al liderismo e al comando del singolo. Qualche eccezione, un paio, invece hanno richiamato l’idea che la squadra sia prerogativa esclusiva del segretario generale .

Un richiamo poi c’è stato ad un altro dei criteri proposti , oggetto anche dell’ impegno dell’assemblea generale , ovvero la parità di genere nella futura segreteria.
Su questo e sull’arretramento culturale, di linguaggio di attacco ai diritti delle donne che registriamo non solo nel paese ma anche

nell’organizzazione rimando alla assemblea delle donne e alla piattaforma definita.
L’Unità della nostra organizzazione ( ed i riferimenti ai rapporti con cisl e uil) è il criterio con le valutazioni più articolate. La messa in valore dell’unità della Cgil per una parte di noi è la premessa per ragionare della possibile unità Sindacale, per altri L’Unità sindacale viene prima. Nulla di nuovo un articolazione da molto se non da sempre presente nella nostra organizzazione, che precipita anche in visioni non convergenti sul nostro percorso , non pochi sottolineano che la segreteria può/deve esprimersi anche se non unanimemente. Per molti che hanno sostenuto questa opzione non viene rivendicata come criterio assoluto ma come conseguenza della situazione in essere. collegata al ragionamento molto diffuso sulla incomprensibilità tra l’avere un documento congressuale unitario e il costruire/ precostituire candidature.
Nel complesso un gruppo dirigente allargato che guarda all’orientamento della segreteria nazionale .
Ovviamente ci sono state compagne e compagni che hanno anche consegnato proposte nominative o valutazioni pro o contro i nomi noti, non era questo lo scopo dell’ascolto e perciò su questo non propongo nessuna considerazione.
La sintesi dell’ascolto è stata naturalmente esposta alla segreteria dell’8 ottobre, ma preceduta da una discussione di metodo.
L’ordine della discussione in segreteria non era casuale, ho ritenuto necessario fare ancora una volta una verifica se ci fosse là disponibilità a convenire almeno sulla possibilità di determinare le condizioni per una nuova discussione fosse anche solo metodologica.
Era una scelta per rispondere all’organizzazione anche su questo versante.
Non è stata possile per almeno due ragioni che posso tradurre nell’oscillare tra non abbiamo nulla da dire e fare , c’è solo da aspettare l’elezione della nuova assemblea generale e il non esiste nessuna candidatura. Un replay di ciò che ci aveva già portato il 29/5 a proporre bocce ferme e che non è durato neanche il tempo del cd. Ovvero si sosteneva che la famosa proposta unitaria era aspettare.
Difficile non constatare che questa separazione tra realtà esterna e dibattito in segreteria appare più un prendersi in giro che una discussione reciprocamente rispettosa.
Insisto la proposta era di esprimere un orientamento perché ovviamente il rispetto delle regole significa non l’interdizione ad esprimere una proposta ma il non sottrarre potere decisionale al futuro organismo, è

una delle ragioni per cui anche questo cd non può impegnare organismi ancora da eleggere nel congresso .
Nella segreteria si è sostenuto, anche, che non esistono auto candidature ( evidentemente non è stata data la stessa comunicazione alla stampa), affermazione collegata però alla idea che ci sia illegittimità nel ragionare di una proposta della segreteria. Ciò che è concesso fuori di noi è negato all’interno ed in particolare al segretario generale che dovrebbe fare lo spettatore muto.

Non si è trovato quindi un metodo condiviso, ed in questo il mandato dell’odg del cd ha trovato risposte differenziate.
A seguito della restituzione dell’ascolto ho proposto alla segreteria, trovando il consenso di 7 compagne e compagni, un orientamento sulle necessità della nostra organizzazione, traducendo i criteri. Molta fantasia e cronaca si è scatenata sul nome, ma la proposta è ben più compiuta e complessa.

Parte da una considerazione ed una scelta , la pluralità della nostra organizzazione non è riducibile alle sole mozioni congressuali , ma è fatta di quella ricchezza di pensiero che come è noto è costituente la nostra organizzazione.

In questo senso della proposta fa parte l’idea di una segreteria che allarghi la sua composizione plurale.
Dal documento congressuale, all’ascolto, la continuità e la coerenza agli obiettivi costruiti in questi anni sono molto importanti e per questo propongono le ragioni di riconfermare la segreteria uscente al congresso ( al netto delle uscite per vincoli di rispetto statutario a partire dalla mia).

Ovvero una coerenza tra giudizio che diamo della tenuta delle scelte nel documento congressuale e il giudizio sulla segreteria che ha diretto questa fase.
Ancora ovviamente l’impegno alla parità di genere da attuare.

La conferma che la Cgil è impegnata in un processo di rinnovamento, ed in questo quadro ( richiamo gli obiettivi che assumemmo nell’assemblea generale , ) la definizione di obiettivi, di condivisione delle caratteristiche della squadra si individua in Maurizio Landini il compagno che meglio può interpretare quei criteri, che più risponde al profilo di attuazione del progetto e può interpretarlo nella visione collegiale e di condivisione, in un forte radicamento partecipativo e di insediamento e riconoscimento tra lavoratori, lavoratrici, pensionati, con l’attenzione ai giovani ed ai nuovi terreni di insediamento.

Una proposta compiuta quindi che collega l’unità dell’organizzazione nella sua pluralità, consolida le nostre consuetudini con uno sguardo aperto sulla prospettiva.

Perché arrivare ad una proposta compiuta? perché vi è la responsabilità del segretario generale e della segreteria ad indicare una prospettiva, per dare coerenze e certezze, per non paralizzare l’organizzazione.
Vi è una responsabilità e sottolineo la parola di salvaguardare una discussione della Cgil, dei suoi dirigenti, di non sequestrarla, di non delegarla fuori di noi, perché questo chiede la nostra autonomia.

Vi è una responsabilità verso la nostra organizzazione di avere una discussione di merito e non quella surreale che vedo alimentare , una rappresentazione del filo qualcosa che costringe, che nega la progettualità e l’attività della Cgil per piegarla ai parametri con cui l’informazione descrive e giudica le forze politiche, una brutta copia dei cinguettii del presente senza riconoscere, vedere lo sguardo sul futuro. Una responsabilità appunto che investe sul futuro, saldezza di un gruppo dirigente che sa discutere in trasparenza e partecipare, che non ha bisogno di nascondersi nei corridoi del palazzo.

Una responsabilità verso l’unità dell’organizzazione fortemente voluta che non si fa sulle memorie passate o fingendo unanimismi quando non ci sono, ma con le ragioni di merito e la sintesi.
Non siamo riusciti prima a fare unità nella segreteria, insisto però che la proposta c’è ed è riferita all‘insieme della squadra e del progetto, ed a chi chiede cosa faremo nei prossimi mesi, dico c’è una proposta approvata a maggioranza della segreteria su cui è necessario proseguire la ricerca unitaria, dentro gli equilibri dati e ferme le prerogative che comunque saranno in capo al futuro segretario generale .
Se si ha volontà abbiamo il tempo, e credo sarebbe un bene per la Cgil dedicarci a questa ricerca.
Avviandomi alla conclusione vorrei fare qualche considerazione sui tanti si dice di questa fase.
Ho sentito dire violazione delle regole , nelle ultime ore di forzature, non so se interpretarlo come un miglioramento. Mi limito ad un affermazione secca si dica quale regola sarebbe stata violata. Noi abbiamo molto studiato ma non l’abbiamo trovata, l’abbiamo chiesto anche in segreteria ma non ci è stata indicata.
Resta invece l’amara sensazione che ci sia chi pensa di avere delle prerogative negate ad altri, si chiama politica dell’interdizione, o fai ciò che penso o nulla si può fare insieme.
Ancora sento invocare arbitri silenti , trovo una stranezza ipotizzarlo, mi domando arbitro di cosa?
Mi parrebbe irrispettoso dell’organizzazione ed anche ipocrita nei confronti della collegialità della trasparenza; la battaglia politica , questo

mi ha insegnato la Cgil, si fa a viso aperto, con rispetto, assumendosi le responsabilità.
Infine una chiosa, si è sviluppato un ampio dibattito per l’intervento video sulla pagina fb della Cgil, due giorni dopo la segreteria.

Ho usato ed uso i canali istituzionali della Cgil, come sarebbe bene facessero tutti per le funzioni di direzione, i canali istituzionali delle strutture, così si combatte personalismo e leaderismoe si agisce in trasparenza .

In un canale istituzionale ho parlato non contro qualcosa o qualcuno, ma per dire alla nostra organizzazione cosa avevamo proposto nella segreteria, credo sia giusto che scelte importanti non siano affidate alla stampa ma passino per i nostri canali. Informazione non pettegolezzo. Qualche anno fa si sarebbe fatto un articolo su rassegna sindacale, ora abbiamo tutta la gamma dei mezzi di comunicazione.

Come forse avrete capito attribuisco molta importanza al fatto che sia la nostra organizzazione che esercita la discussione, sono profondamente convinta che la Cgil non ha bisogno di aiuti per la sua discussione, che siano fraterni o meno.

Tutto questo consegno alla discussione del cd che mi auguro proficua ed utile, non perché questo cd possa decidere, non può impegnare organismi futuri, così come il mandato precedente ha avuto forse un esito diverso da quanto si poteva sperare, perché è stata negata la premessa di avere campo libero, di azzerare la situazione precedente, ma mai si deve rinunciare a confrontarsi liberamente e rispettosamente. Buon lavoro!