antiriciclaggio: la Germania e i Bitcoin

Con una recente pronuncia, la Corte d’appello di Berlino () ha escluso l’attività di exchanger di bitcoin dalla normativa bancaria tedesca. La pronuncia nasce da un caso relativo alla gestione di una piattaforma di commercio di bitcoin, non autorizzata in base alla Legge bancaria tedesca (Kreditwesengesetz), cui i bitcoin dovrebbero essere assoggettati, secondo l’Autorità federale di supervisione finanziaria (BaFin), con tutte le ricadute del caso, comprese le relative autorizzazioni.

Questa pronuncia è in linea con la sentenza della Corte Europea di Giustizia n.C-264/14, secondo cui i bitcoin hanno una funzione la cui utilità si esaurisce in sé stessa, alla stregua di scambio volontario.

Ora questo principio giurisprudenziale dovrà essere adeguato alla V Direttiva Europea Antiriciclaggio, che gli Stati devono recepire entro il 10 gennaio 2020 con la previsione di un obbligo di registrazione per gli exchanger (obbligo che il nostro Paese ha anticipato con il Dlgs.90/2017).

In ogni caso, le tendenze europee allontanano sempre di più i bitcoin dal concetto di moneta e valuta, al contrario di quello sostenuto (nella prassi) dall’Agenzia delle Entrate (vedasi interpello 956-39/2018).

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