IX Congresso Fisac: la relazione introduttiva di Agostino Megale

MegaleIN DIFESA DELLA DEMOCRAZIA

“Basta col silenzio, è ora di difendere la democrazia”. Agostino Megale nella relazione di apertura dei lavori del XI Congresso FISAC CGIL, citando nell’incipit del suo discorso un saggio di Michele Ainis, ha lanciato un messaggio forte a tutto il paese. “DEMOCRAZIA E COSTITUZIONE VENGONO PRIMA DI TUTTO, mai come oggi gli strumenti del digitale hanno messo a rischio il valore della partecipazione e del confronto democratico. I clic possono accorciare i tempi di connessione, ma non allungano la forza del pensiero. Il nostro sindacato sarà sempre dalla parte di quei giornalisti che sabato scorso hanno manifestato a Roma contro le liste di proscrizione e per la libertà di stampa”.

“Lottare contro ogni forma di nazifascimo ha continuato – non è uno slogan superato ma un imperativo morale che dobbiamo sentire e fare nostro. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che nell’era dei sovranismi ESSERE ANTIFASCISTI VUOL DIRE ESSERE prima di tutto CONTRO ogni forma di razzismo. Vanno difesi i modelli virtuosi di integrazione come quello di Riace. Mimmo Lucano spodestato da sindaco dalla cattiva politica è il nostro sindaco, se colpiamo Riace facciamo una ferita al Paese. “Dobbiamo avere la forza di avviare una RIVOLUZIONE DEL PENSIERO CHE METTA AL CENTRO LA PERSONA E LA DIGNITA’ UMANA, non esistono razze, esiste solo la razza umana, ha ragione Landini che in una nota trasmissione televisiva ha affermato: non sono i neri, ma il lavoro nero il male dell’Italia”.  

ALT ALLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE

Sul tema della violenza contro le donne forte la denuncia di Megale: “dalla nostra testa deve partire il cambiamento, diciamo come uomini della CGIL ma soprattutto come uomini in universale, basta ai femminicidi nella prospettiva di un’etica del comportamento che deve seguire un registro di rispetto e di rigore”.    

LA CRISI DELLA SINISTRA

Megale si è anche soffermato sulla crisi della sinistra, che deve ritrovare sintonia con il suo popolo. “Populisti e sovranisti mettono in discussione il ruolo dei sindacati nelle democrazie complesse –ha detto – finendo col varare un decreto dignità che ha perso di mira sia la dignità che il lavoro”. 

La sinistra potrà rinascere se comprenderà gli errori fatti, agendo per ricostruire e non per rottamare. “In un paese in cui il 10% della popolazione detiene il 47% delle ricchezze, cifre che disegnano un’atroce polarizzazione e una stridente diseguaglianza la sinistra – ha continuato il segretario – ha un grande compito, quello di tutelare le fasce più deboli della catena produttiva.  Bisognerà ricordarsi che la rappresentanza è un valore unitario, in cui tutto il mondo del lavoro deve potersi riconoscere, dipendenti come partite iva, SE VOGLIAMO RICOSTRUIRE UNA CONDIZIONE POLITICA in cui i giovani possano ritrovare FIDUCIA NEL FUTURO”.  

“Nella ricostruzione di un’idea di sinistra non ci interessa la democrazia minima pronta a barattare la libertà per maggiore sicurezza SERVE UNA DEMOCRAZIA MASSIMA per riprendere la strada della crescita”. 

FATTORE EUROPA

Facendo riferimento al prossimo appuntamento elettorale del 20 maggio Megale ha proposto alla CGIL la convocazione di una sorta di “stati generali dell’economia e del sapere” per la costituzione di un’Europa migliore, finalmente dalla parte del lavoro. “Occorre – ha detto – costituire una grande alleanza progressista finalizzata a sconfiggere i sovranismi e i populismi. L’Europa non può essere cancellata e nemmeno l’Euro, confortano in questo senso gli ultimi sondaggi che vedono il 54 % degli italiano favorevoli all’Europa. La tensione tra Italia ed Europa va superata, altrimenti non rischiamo solo una procedura di infrazione, ma lo spettro della recessione come dimostrano gli indici zero di crescita di intere aree ad alta tradizione industriale come quella di Brescia. Il vecchio Continente deve tornare ad essere di tutti i cittadini europei, in quanto area geografica ricca di storia, valori e contenuti democratici. Non solo fiscal compact dunque, ma promozione di una cura sociale e di una politica dei diritti di cui tutta l’Europa ha bisogno.”    

UNA DIVERSA POLITICA ECONOMICA

Criticando poi la politica economica del governo ha avanzato alcune proposte: serve un’altra strategia per la crescita, più investimenti reali per favorire l’occupazione, più progetti per creare lavoro e sostenere i giovani. “Serve un grande piano per la crescita mettendo assieme risorse importanti tra cassa depositi, riserve assicurative, banche e investimenti pubblici, per mettere in moto un’onda positiva capace di far crescere il PIL e nello stesso tempo di mettere in sicurezza il paese con un’opera di risanamento di ponti, strade, fiumi, ambiente e territorio, perché il paese ha bisogno di imboccare al più presto la strada della modernizzazione”.  

Sulla possibilità di finanziare un intervento di queste proporzioni il Segretario Generale Fisac CGIL è stato molto chiaro: bisogna varare un’imposta sulle grandi ricchezze che possa coinvolgere le famiglie che hanno una ricchezza superiore ai 4 milioni di euro, al fine di ottenere un gettito di 50 miliardi di maggiori entrate, che insieme a una vera lotta all’evasione, (alt ai condoni ha detto con forza) può contribuire sia a ridurre le tasse sul lavoro di 100 euro al mese, sia ad avviare un progetto straordinario per giovani e lavoro, con particolare attenzione per il Mezzogiorno, che sta pagando il prezzo più alto di questa lunga crisi.  

Rivolto al Governo, Megale ha poi ricordato che anche la CGIL ha chiesto la modifica della legge Fornero, con la precisa finalità di offrire un’opportunità di uscita dal lavoro evitando penalizzazioni. La scelta dell’esecutivo che si focalizza sulla cosiddetta quota 100 rischia di ridurre riduzioni della futura pensione dal 5 al 20% per tutta la vita di un lavoratore. Allo stesso modo risulta incomprensibile la decisione di ridurre delle tasse che porta le partite iva sotto i 60mila euro a pagare il 15% di imposte.  Il Governo dovrebbe, infatti, spiegare perché i lavoratori dipendenti che pagano da sempre il doppio delle tasse, a parità di lavoro, dovranno versare dai 9 ai 10mila euro l’anno che sono pari a circa 700-800 euro al mese. Siamo di fronte a un provvedimento iniquo, che crea profonde differenze e sperequazioni”

IL VALORE DEL CONTRATTO NAZIONALE

Guardando al futuro una grande questione che andrà affrontata riguarda il rinnovo del contratto di settore. “Non illudetevi – ha detto con forza il Segretario Generale – nessuno pensi di ridurre la lavoratrice bancaria in una cottimista dell’era digitale. Così come abbiamo superato insieme la peggiore crisi bancaria del dopoguerra, sfideremo la rivoluzione digitale difendendo la dignità e l’identità di tutti gli operatori del settore. Diciamo STOP ALLE PRESSIONI COMMERCIALI, ci schieriamo con fermezza contro esternalizzazioni selvagge, consapevoli che se nuovi competitor arriveranno dovranno fare i conti con il Sindacato pronto a difendere il valore e la dignità del contratto nazionale che rappresenta la carta costituzionale del lavoro”. 

“In tempi di spread non bisogna avere fretta di chiudere il contratto, bisogna costruire bene la piattaforma facendo tesoro dell’apporto e della partecipazione della categoria. Bisognerà lavorare per aumentare i salari oltre l’inflazione redistribuendo la produttività al lavoro, difendendo l’occupazione, superando il salario di ingresso. Il piano giovani – ha precisato – va portato avanti, così come il rafforzamento dell’area contrattuale, tramite il rientro delle attività precedentemente date in appalto e che rientrano nell’ambito di contratti che hanno costi più bassi come quello che regole il settore del commercio. A seguito dell’accordo di Intesa e di Alleanza sulle partire iva va redatta una sezione speciale del contratto che garantisca diritti e tutele a questi lavoratori riaffermando con incisività in tutte le fasi di sviluppo della contrattazione la linea della CARTA UNIVERSALE DEI DIRITTI della CGIL, che risponde a un valore e ad un ideale molto preciso: riunificare tutto il mondo del lavoro senza discriminazioni e differenze di trattamenti. L’equazione riassuntiva non ammette ambiguità: UGUALI DIRITTI PER LAVORI DIVERSI.

IL RUOLO DEL SINDACATO NELLE DEMOCRAZIE COMPLESSE

“OGGI LA CGIL E’ PIU’ FORTE E UNITA RISPETTO AD ALCUNI ANNI FA, è maturata una coscienza collettiva: non ci interessa la competizione tra le sigle ma il dialogo sui contenuti. 

Per questo vedo come un valore la candidatura di Landini, che esprimerà le radici popolari della CGIL, grande sindacato che deve lottare per “affermare la libertà dentro il lavoro”, per ricordare la celebre affermazione di Vittorio Foa.  “Anche la FISAC UNITA VALE DI PIU’” ha aggiunto in conclusione Megale. Abbiamo lavorato per un patto unitario sul progetto e sulla squadra. La missione è compiuta, siamo più coesi di prima. 

Megale ha infine individuato (di concerto a Susanna Camusso e agli intendimenti della Confederazione) nella figura di Giuliano Calcagni il possibile successore; la proposta sarà formalmente avanzata dall’assemblea generale eletta dal Congresso. 

Nel salutare la fittissima platea che ha gremito il Centro Congressi Frentani nel ricordare il lungo impegno e gli otto anni di mandato ha sottolineato come “essere stato dirigente CGIL sia stata una scelta di vita, una missione, una condizione dell’essere votata all’impegno, ai valori e al rispetto dell’altro come ben descritto dal libro di Amendola edito 40 anni fa”. 


Megale inttoduce la tavola rotonda su “Lavoro, investimenti spread “Banche e assicurazioni al servizio del Paese”

“La questione bancaria e assicurativa – ha dichiarato Agostino Megale che ha introdotto i lavori della tavola rotonda su Lavoro, Investimenti e Spread – rappresenta la tempesta perfetta per un settore che ha visto l’uscita di 67mila lavoratori e l’ingresso di 18mila giovani.  Lo Spread colpisce il Paese e crea una frattura con l’Europa, che va superata rilanciando la produttività delle nostre aziende e una politica orientata agli investimenti, che pesano appena per il 2% nella manovra varata dall’esecutivo. Il cambiamento digitale va affrontato con razionalità ed equilibrio, perché se è vero che non produce una riduzione dei lavori tradizionali va anche ricordato che si creano degli spazi importanti per nuove figure professionali. Questo deve spingerci a guardare con fiducia al futuro”.  

 

CAMUSSO AL IX CONGRESSO FISAC/CGIL

GOVERNARE IL CAMBIAMENTO

“Se il SISTEMA STA CAMBIANDO ha detto Susanna Camusso nel corso della tavola rotonda su lavoro, investimenti e spread- dobbiamo prima di tutto capire come costruire un nuovo sistema dei diritti in un lavoro che si trasforma. Non possiamo seguire passivamente l’accelerazione frenetica senza farci domande. Dobbiamo ridefinire cosa è lavoro e quindi rideclinare tutele e strategie di intervento. La carta dei diritti universali è una risposta occorre però saper guardare oltre.

Focalizzare gli investimenti diventa prioritario, non vinciamo la partita se ci limitano a cantieri e grandi opere, è una linea vecchia, che non è mai valsa per l’Italia.

Gli investimenti – ha continuato la Camusso – devono concentrarsi sulla cura territorio, la tecnologia dovrà fare da supporto in un contesto che ha bisogno di un solido sistema di crediti.

Bisogna smetterla di investire sulla precarietà del lavoro, dei piccoli risparmiatori e sull’incertezza del futuro. Mettere il comparto al riparo dalle pressioni commerciali, definire e tutelare i confini della professionalità, combattere la disinformazione stessa dei clienti, respingere l’aggressione senza regole dei colossi del web che calpestano i diritti, sono tutti passi decisivi che dobbiamo compiere.

Governare il cambiamento senza pensare alle vittime del cambiamento, sarebbe l’errore più grande.  Noi siamo l’esempio dei perdenti della globalizzazione, come si vede dalle diseguaglianze crescenti. La digitalizzazione rischia di riproporre queste contraddizioni, pochi che vincono e molti perdenti. Per scongiurare bisogna pensare a quelli che vivono da dentro la sfida che hanno bisogno di una formazione continua, per capire la realtà in divenire che stanno attraversando e tornare ad essere protagonisti”.


da Rassegna.it – Il segretario generale uscente Agostino Megale apre a Roma la nona assise della Fisac. “Dobbiamo essere ricostruttori, sia del mondo del lavoro sia di un’idea di sinistra”. Una relazione che guarda al futuro e sprona il sindacato all’innovazione.

“Abbiamo difeso la democrazia e la Costituzione ogni volta, e continueremo ogni volta a difenderla”. È con queste parole che il segretario generale uscente Agostino Megale ha aperto oggi (lunedì 26 novembre) il nono Congresso della Fisac Cgil, che si tiene a Roma (presso il Centro congressi Frentani) fino a giovedì 29. Un esordio in cui Megale ha definito l’identità e i valori della Cgil. “Siamo al fianco dei giornalisti che in questi giorni hanno manifestato contro le liste di proscrizione e per la libertà di stampa”, ha spiegato: “Siamo al fianco del sindaco di Riace, Mimmo Lucano, perché consideriamo un valore quel modello di integrazione. Siamo antifascisti, perché abbiamo chiaro che l’Italia non ha bisogno di ministri che richiamano l’odio e la paura. Siamo per una politica dell’inclusione, perché sappiamo che è anche una politica per la legalità e la sicurezza. E siamo contro una cultura maschile e maschilista: la prima rivoluzione da fare è quella ‘culturale’ di noi uomini, perché debbono essere gli uomini il fattore di maggiore garanzia e tutela contro la violenza sulle donne”.

La parola cardine della relazione di Megale è stata “ricostruttori”. In questi anni “le diseguaglianze sono cresciute: il 10 per cento della popolazione possiede il 47 per cento delle ricchezze, i più abbienti hanno visto crescere i loro patrimoni, la povertà è aumentata”. Il lavoro è “più solo di prima, ed è una solitudine che si avverte, che produce incertezze e paure, che nega speranze alle nuove generazioni”. Cgil e Fisac debbono allora essere “ricostruttori del mondo del lavoro, perché non deve essere un discrimine il tipo di contratto. È necessario rappresentare tutto il mondo del lavoro e tutti i lavoratori: da qui, ad esempio, il lancio della Carta dei diritti, la battaglia contro il Jobs Act oppure, venendo al nostro settore, la campagna per dare diritti e tutele alle partite Iva che abbiamo ottenuto con gli accordi in Intesa San Paolo e alle Generali”.

Ma occorre anche essere “ricostruttori di un’idea di sinistra”. Per Megale nazionalismo e sovranismo riportano “a idee terribili che abbiamo già vissuto. Ma non sarebbe la prima volta nella storia che la stanchezza della democrazia parlamentare, il venir meno della fiducia nelle forze politiche tradizionali, l’affacciarsi di un linguaggio che parla alla ‘pancia’, porti non a rafforzare democrazia e libertà, bensì a scambiare maggiore sicurezza con minore libertà”. In Italia, dunque, siamo in presenza di “due anime populiste che, pur diverse in partenza, hanno imboccato assieme la strada di una destra più forte e nazionalista, ancorché vincente anche a causa dell’assenza della sinistra”.

Un articolato passaggio della relazione è stato dedicato all’Europa. Per Megale occorre “cambiare la politica dell’Unione, rilanciare l’euro, volere più Europa, rivedere il fiscal compact”. Il segretario generale uscente avverte l’esigenza, di fronte alla tensione tra Italia e Unione, che il sindacato metta in campo una proposta alternativa a quella del governo. “Il deficit si può anche sforare, ma per fare crescita e investimenti: nella manovra finanziaria del governo la crescita non c’è e gli investimenti sono minimi”, ha spiegato: “Manca un progetto, un’idea di Paese, manca un piano di investimenti pubblici e privati. Bisognerebbe fare un grande sforzo nazionale, chiamando a raccolta la Cassa depositi e prestiti, le banche, le assicurazioni, tracciando un grande programma che metta in sicurezza l’Italia”. Servirebbe quindi una manovra ben diversa, a partire da “una tassa sulle grandi ricchezze: ci sono 430 mila famiglie con quattro milioni di euro tra reddito e patrimonio”, da cui ricavare “circa 50 miliardi da utilizzare per ridurre le tasse sul lavoro e per attuare un piano straordinario per l’occupazione giovanile”.

L’impegno della Cgil, prima delle elezioni di fine maggio, deve essere orientato a costruire “una grande alleanza contro i populismi e i sovranismi, ma anche contro i rigoristi”. Da qui la proposta della chiamata a raccolta “nel mese di marzo, concluso il nostro congresso, di economisti, intellettuali, uomini e donne del sapere, in una grande assemblea nazionale che metta al centro l’obiettivo di un’Europa più forte e migliore. Per contrastare chi vuole uscire dall’Europa, occorre che l’Europa sia dei lavoratori e dei cittadini, che sia l’Europa della crescita e dello sviluppo”.

La relazione del segretario generale uscente della Fisac è poi entrata nel merito delle questioni del settore. La grande sfida è quella dell’innovazione e della rivoluzione digitale. “Non abbiamo paura, siamo pronti a governare il cambiamento e il suo impatto. Vecchi lavori stanno scomparendo, il perimetro delle attività manuali si restringe, ma nel contempo nascono nuove attività e nuovi servizi”, ha affermato. Momento fondante di questa sfida dell’innovazione sarà il rinnovo del contratto, la cui vigenza scade a fine dicembre. Il nuovo ccnl dovrà “aumentare il salario oltre l’inflazione e redistribuire parte della produttività”, difendere l’occupazione “anche attraverso un piano giovani che superi il salario d’ingresso”, rafforzare l’area contrattuale sia prevedendo “il rientro di lavorazioni dal commercio e da altri contratti” sia realizzando “la sezione speciale di diritti e tutele per le partite Iva”.

Soprattutto sarà necessario “predisporre una cabina di regia sull’innovazione digitale, capace di valutare l’impatto del cambiamento sulla quantità e qualità dell’occupazione, sui lavori che scompaiono e le nuove attività professionali, sulla diffusione dello smart working e sulla riorganizzazione degli orari di lavoro”. Il nuovo contratto, infine, dovrà contenere “tre no: alle deroghe contrattuali, perché ciò che è scritto poi va applicato sempre e comunque; alle esternalizzazioni, che vanno contrastate in modo netto; alla differenziazione dei salari minimi, perché i minimi contrattuali debbono essere uguali da Milano a Palermo”.

Le conclusioni della puntuale e applaudita relazione sono state tutte nel segno dell’unità sindacale. “Se in questi anni il sindacato non fosse stato unito e compatto non avremmo mai superato la crisi più dura della nostra storia”, ha sottolineato Megale, aggiungendo che sono ormai “maturi i tempi per lasciarsi alle spalle le divisioni e aprire una nuova grande stagione del sindacato unitario”. Un progetto costituente che porti a un “nuovo patto unitario”, che prenda le mosse dal “mettere insieme i quattro istituti di ricerca e di studi, dall’aprire una scuola di formazione unitaria per dirigenti e quadri, dal collegare il vasto lavoro internazionale”.

Dall’unità sindacale con le altre organizzazioni è passato, infine, all’unità della Cgil. “Pensiamo che Susanna Camusso abbia fatto bene ad avanzare la proposta di Maurizio Landini come futuro segretario generale”, ha detto: “Siamo certi che nel contesto dato, in questi anni di populismi e sovranismi, avere la capacità e la condizione di ripartire dalle radici popolari, come Landini può fare, sarà un valore, superando le divisioni e realizzando un patto unitario sul progetto e sulla squadra”. In conclusione Agostino Megale ha indicato, tra gli applausi dell’assemblea, l’attuale segretario nazionale Giuliano Calcagni come futuro segretario generale della Fisac.