Calcagni: c’è spazio per l’aumento dei salari in banca

Giuliano Calcagni Segretario Generale Fisac - Cgil
Giuliano Calcagni
Segretario Generale Fisac – Cgil

da Milano Finanza – Per il segretario di Fisac Cgil occorre estendere l’area contrattuale per evitare il dumping di fintech e colossi tecnologici

Alla fine su Carige ha prevalso nel governo il principio di realtà. Ne è convinto Giuliano Calcagni, segretario generale del sindacato Fisac Cgil, che saluta con favore l’approvazione del decreto che nella sostanza adotta lo schema Mps per l’eventuale salvataggio dell’istituto ligure.

Domanda. Quali rischi comporta per il personale la crisi di Carige?

Risposta. Modiano e Innocenzi ci hanno rassicurato sui livelli occupazionali, anche se probabilmente la banca avrà bisogno di una ristrutturazione.

D. Pensa che questo processo terminerà con l’acquisizione della banca?

R. I paletti fissati dalla Bce vanno in questa direzione così come le nomine dei commissari straordinari.

D. Più in generale, il 2019 sarà l’anno del consolidamento bancario in Italia?

R. Se non cesserà la polemica politica, spesso eccessiva, contro le banche, è difficile che capitali privati entrino in campo a sostenere ricapitalizzazioni o acquisizioni. Se sul piano dell’analisi c’è spazio per aggregazioni, insomma, su quello dei fatti e del momento di mercato le probabilità scendono.

D. Lo scenario economico-politico influenza la trattativa con Abi per il rinnovo del contratto collettivo bancario?

R. La riduzione delle previsioni di crescita del pil per il 2019 non è una buona notizia. A maggio, tuttavia, ci po- trebbe essere un rialzo dei tassi d’interesse che dovrebbe portare 5/6 miliardi di ricavi in più alle banche. Secondo le stime, poi, fra 2017 e 2019 il sistema avrà distribuito utili agli azionisti per 36 miliardi, ora c’è spazio per un aumento delle retribuzioni significativo e adeguato ai dividendi.

D. Che altre modifiche auspicate?

R. È arrivato il momento di abolire il salario d’ingresso per i neo-assunti. Non è  solo una questione di equità. Serve anche ad attirare e trattenere in banca i migliori talenti.

D. Temete la concorrenza di fintech e big tecnologici?

R. Occorre estendere l’area contrattuale per evitare il dumping di società esterne al settore bancario che esercitano attività bancarie senza sottostare alle relative condizioni normative e contrattuali. Mi riferisco a piccole realtà fintech e a colossi tecnologici che applicano il contratto del commercio con risparmi sui salari anche del 20%. Anche il recupero crediti deve rientrare nel perimetro contrattuale.

D. Su quali punti sarà più facile trovare un’intesa con Abi e su quali invece si prevede un confronto duro?

R. Una premessa: nel sistema Abi il sindacato confederale organizza oltre 130 mila persone, metà del personale, e quindi ha e vuole esercitare un ruolo proporzionale al suo peso troppe volte sottovalutato. Finora Abi ha fatto filtrare indicazioni vaghe ed è difficile perciò prendere le misure. Le aziende con buona produttività e redditività sembrano disposte a ragionare di aumenti salariali. Quelle in crisi o ancora fissate sul taglio dei costi fanno più resistenza. Siamo convinti che i dirigenti bancari saranno ragionevoli. Se si pensa, però, di realizzare economie sul lavoro, siamo pronti a reagire.

D. Che bilancio fa del contratto ibrido nato l’anno scorso dall’accordo fra Intesa e sindacati?

R. Il sindacato deve favorire l’innovazione. L’accordo va in questo senso e sottrae il sindacato dall’accusa infondata di essere conservatore. Sul piano commerciale, però, l’esperimento non ha funzionato: ci sono state 30 assunzioni con contratto ibrido. Nel contratto nazionale bisognerà istituire una rappresentanza delle partite Iva.

D. E i rapporti con le altre sigle?

R. Con Fabi il rapporto è ottimo. A livello confederale poi c’è grande condivisione: nei prossimi 40/50 giorni costruiremo la piattaforma da sottoporre ai lavoratori.