Raggiunti due importanti accordi in Unicredit e Banco Popolare. Ne parlano i due rappresentanti della Fisac Andrea Monti (Banco Popolare) e Alfonso Botta (Unicredit) 
Fuori dal Tunnel?
FisacSostiene
È appena uscita La Newsletter Fisac Cgil Toscana Numero 2  Maggio 2016
Banca Etruria: l’interrogativo resta,  sorprende la latitanza delle amministrazioni locali 
EDITORIALE
Fisac Graffiti -  Di alessio Atrei
Agenzie Assicurative La Moltitudine Silenziosa
report dai corsi di formazione
ARMAGEDDON
Il Banco Popolare fino dalla sua costituzione nel 2007, ha sempre puntato molto sulle commissioni come fonte di reddito. … Leggi tutto
di Chiara Rossi  - La Formazione ha un valore riconosciuto dalla nostra organizzazione sia come mezzo per acquisire competenze sia come occasione per costruire legami tra chi vi partecipa. La Fisac ha una tradizione trentennale in tal senso: l’ufficio formazione nazionale mette infatti a disposizione un ricco catalogo di corsi di formazione che si rinnova annualmente oltre ad offrire la possibilità di progettare corsi ad hoc in base alle esigenze espresse dagli organismi territoriali... Leggi  tutto.
In breve:
Il settore assicurativo è un mondo frammentario, composto da una miriade di micro-aziende sparse sull'intero territorio nazionale, spesso a conduzione familiare, e perciò difficilissimo da sindacalizzare e da rappresentare. I numeri dell'occupazione sono però tutt'altro che trascurabili.... Leggi tutto.
di Daniele Quiriconi  Come il giudizio finale dell'Apocalisse, il confronto definitivo tra il bene e il male, il referendum Costituzionale di Ottobre si è trasformato per volontà del Premier in uno spartiacque democratico. Si invoca il popolo, si alzano i toni contro i membri emeriti della Consulta definiti "reperti archeologici" nel nome di un nuovismo che dopo qualche anno è un consunto cliché, si disserta di "nuovo inizio" con citazioni marxiane... Leggi tutto
Il 22/4 è stato siglato in Unicredit il “Protocollo sul benessere nei luoghi di lavoro e sulle politiche commerciali” che definisce la problematica delle pressioni commerciali. … Leggi tutto
Vertenza CR Volterra: domani 17 maggio le OO.SS. del credito incontrano l’assessore regionale  Stefano Ciuoffo.
di Paolo Cecchi  Il direttivo della Bce, il 4 maggio u.s., ha deciso lo stop alla produzione della banconota da Euro 500, la cui emissione verrà interrotta “intorno a fine 2018”. La decisione è stata presa, a detta dell’Istituto di Francoforte...
UNICREDIT
Per BPVI il rischio della prima volta I Lavoratori non accetteranno di fare da cavia
UnipolSai: siglato venerdì 13 l’accordo relativo al contratto integrativo di gruppo. Clicca qui  per ulteriori approfondimenti.
500 EURO quasi un addio
BANCO POPOLARE
Ciò che è successo nell'ultimo anno, o poco più, nel gruppo Popolare di Vicenza è noto da tempo e oggetto di una forte attenzione dei mass-media: le ispezioni della BCE, la svalutazione delle azioni (da 62,50 a 0,10€), le indagini della guardia di finanza, gli avvisi di garanzia per svariate ipotesi di reato, fino ad arrivare alla trasformazione in SPA e alla mancata quotazione in Borsa. Notizia di pochi giorni fa è la creazione di un fondo di settore – denominato enfaticamente Atlante – a cui viene affidato il compito di ricapitalizzare gli istituti bancari in difficoltà e di abbattere parte dei 200 miliardi di crediti in sofferenza che attualmente sono nella pancia del sistema bancario italiano.   Leggi tutto
BASTA  PRESSIONI COMMERCIALI 
FisacSostiene
"Agenzie Assicurative"La moltitudine Silenziosa di Cinzia Meloni Il settore assicurativo è un mondo frammentario, composto da una miriade di micro-aziende sparse sull'intero territorio nazionale, spesso a conduzione familiare, e perciò difficilissimo da sindacalizzare e da rappresentare. I numeri dell'occupazione sono però tutt'altro che trascurabili: sono infatti circa 55.000 gli addetti, la maggioranza donne, che proprio per le dimensioni delle singole agenzie non solo non hanno mai beneficiato delle tutele dell'art.18, ma spesso si trovano nella condizione di dover accettare condizioni di lavoro non in linea con i CCNL. Un tessuto lavorativo fragilissimo quindi, che seppure prezioso per il ruolo che svolge nell'offerta di servizi nella nostra società, troppo spesso non trova risalto neanche nelle cronache sindacali. Un passaggio fondamentale nel mondo assicurativo è stata l'applicazione, nel 2007 del “Decreto Bersani”, che introducendo tutele maggiori per i consumatori ha mutato radicalmente il mondo del lavoro delle agenzie assicurative, e al tempo stesso ha svelato l'incapacità della classe dirigente del settore di rinnovarsi e adeguarsi a nuove strategie di mercato che le mutate condizioni imponevano. A causa di quanto sopra, ma anche a causa della rappresentanza datoriale, che si compone di ben 3 organizzazioni (SNA UNAPASS e ANAPA), i rinnovi del CCNL risultano di difficile concertazione e dal 2008 ad oggi si sono succeduti eventi impensabili. Lo SNA, che rappresenta circa il 75% degli agenti, ha infatti disertato i tavoli di concertazione con le OO.SS confederali e di settore nella trattativa di rinnovo contrattuale, e ha sottoscritto il 17/11/2014 un CCNL ex novo con i sindacati di comodo FESICA Confsal e CONFSAL Fisals, che niente hanno a che fare con l'appalto assicurativo, mentre, tre giorni dopo, UNAPASS e ANAPA sottoscrivevano con Cgil Cisl e Uil e Fna il rinnovo del contratto scaduto. Si è quindi verificato un paradossale scenario, storicamente inedito, in cui una medesima categoria di lavoratori si trova disciplinata da due diversi CCNL. La scelta, soprattutto per la parte retributiva, viene imposta dal datore di lavoro senza la comunicazione e l'accettazione da parte dei lavoratori. La Fisac tenta di dare voce a questa moltitudine silenziosa, attraverso vie istituzionali, con il coinvolgimento delle DTL e richieste di chiarimenti al Ministero del Lavoro, e manifestazioni pubbliche, ma purtroppo a tutt'oggi la questione rimane irrisolta.
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Basta Pressioni Commerciali! L’accordo Unicredit  di Alfonso Botta Il 22/4 è stato siglato in Unicredit il “Protocollo sul benessere nei luoghi di lavoro e sulle politiche commerciali” che definisce la problematica delle pressioni commerciali. L’intesa raggiunta è la parte conclusiva di un percorso costruito nei mesi precedente all’accordo con la predisposizione di una vera e propria piattaforma costruita con l’obiettivo principale di definire modalità operative rispettose delle norme contrattuali e sulla tenuta di comportamenti accettabili da parte dei rappresentanti aziendali. La piattaforma si articolava sulle costruzione dei budget, necessità formative, connessioni del fenomeno pressioni allo stress e lavoro correlato, richiesta di specifiche commissioni a livello centrale e territoriale. La piattaforma è stata distribuita in categoria ed ha costituito la base di discussione nel confronto con l’azienda che è stato, quindi, costruito in assoluta trasparenza ed ha sicuramente condizionato la parte aziendale nell’assunzione di una responsabilità negoziale adeguata al livello di importanza che ritenevamo di assegnare a questa trattativa. 
Veniamo ai contenuti del Protocollo. In premessa vengono richiamati sia le previsioni del CCNL con il recente art 53 del nuovo articolato, sia la “Dichiarazione congiunta sulle vendite responsabili” del Comitato Aziendale Europeo del Gruppo Unicredit. In merito alla determinazione degli obiettivi commerciali questi vanno pianificati tenendo conto della specificità dei mercati e dei territori e valorizzando il lavoro di squadra. I livelli gerarchici nella trasmissione degli indirizzi dovranno attenersi ad una regola di messaggi chiari e adeguati per contenuto, modalità e toni. Nella rilevazione dei dati commerciali l’azienda si impegna ad operare con modalità che evitino l’eccessiva frequenza e inutili ripetizioni evitando di esasperare le prestazioni lavorative dei dipendenti. La raccolta dei dati sarà fatta senza ledere la dignità personale dei dipendenti. Le comunicazioni che quotidianamente vengono inviate dai responsabili aziendali per indicazioni e sollecitazioni commerciali non possono contenere messaggi dai quali si possono evincere intenti vessatori o lesivi in generale della dignità delle persone. Le riunioni di natura commerciale devono essere svolte unicamente nell’orario previsto dal contratto di lavoro. In tema di salute l’azienda si impegna a fornire agli Organi di Coordinamento una informativa specifica sui risultati dell’indagine che periodicamente discute con i RLS. Per quanto riguarda la formazione il Protocollo prevede, per tutte le figure aziendali sintesi dei processi commerciali, specifici momenti formativi finalizzati alla diffusione del Protocollo e a migliorare le competenze di gestione dei collaboratori. Poiché le Parti hanno inteso dare un senso dinamico all’accordo sono state previsti due livelli di confronto nel tempo. Pertanto è stata prevista una Commissione a livello centrale partecipata dalle Organizzazioni Sindacali e per la parte Aziendale oltre alla funzione di Relazioni Sindacali anche da rappresentanti che di volta in volta verranno individuati in base alle necessità (business, organizzazione, compliance ecc.). Inoltre a livello territoriale saranno costituiti appositi Osservatori dove potranno discutersi i fenomeni non coerenti con il contenuto dell’accordo e approfondire, in ambito locale, le linee di politica commerciale. Resta ovviamente confermata la libertà di iniziativa e di intervento delle Rsa. L’azienda, infine, si impegna a diffondere a tutti i dipendenti i valori e i principi condivisi nell’accordo. Questo l’accordo. Raccoglie tutti i temi presentati dalla Piattaforma sindacale e alza una rete di protezione verso lavoratrici e lavoratori, puntualizza le regole, ma va praticato e correttamente agito da tutte le parti in causa. Non bisogna abbassare la guardia, principalmente rispetto agli aspetti più odiosi del fenomeno pressioni commerciali che, vale per Unicredit come per il settore, per effetto dei margini di redditività delle aziende bancarie non sono destinate a sparire.
Basta Pressioni Commerciali! L’accordo Banco Popolaredi Andrea MontiIl Banco Popolare fino dalla sua costituzione nel 2007, ha sempre puntato molto sulle commissioni come fonte di reddito.  Per questo motivo le pressioni commerciali sono sempre state molto spinte e nel tempo, malgrado le ripetute campagne sindacali, hanno deteriorato sensibilmente gli ambienti di lavoro. La recente crisi reputazionale del sistema bancario, conseguente alla situazione di crisi delle 4 banche oggetto del salvataggio del Governo e le difficoltà del mercato azionario e obbligazionario hanno ulteriormente aggravato la situazione.  In questo quadro anche l’Azienda ha compreso che un accordo che andasse a normare linee comuni, omogenee ed accettabili di comunicazione e monitoraggio degli obiettivi commerciali fosse un elemento qualificante, verso il mercato e rispetto a rischi di compliance.  Siamo riusciti quindi, con il decisivo apporto della Fisac CGIL, ad arrivare ad un accordo molto stringente, che si distingue da analoghi accordi stipulati in altri Gruppi per la maggiore concretezza degli obblighi a carico delle parti.  Ad esempio non saranno quindi più possibili graduatorie pubbliche, gogne medianiche, richieste dati reiterate, tantomeno revisionali.  La comunicazione dovrà essere costruttiva e mai in contrasto con il messaggio “ufficiale” dell’Azienda.  Il Sindacato dal canto suo è obbligato alla riservatezza fino a che il confronto, in sede locale, in commissione bilaterale o delegazione trattante nazionale non sia stato esperito.  L’accordo, liberamente disdettabile da una sola delle parti, qualora evidentemente non se ne rilevasse più l’utilità, può segnare un decisivo miglioramento del clima aziendale, a patto che ci sia un concreto impegno all’applicazione da parte di Azienda e Sindacato.  Non sarà facile radicare i principì dell’accordo in una cultura aziendale ad oggi molto distante, ma se ci riusciremo avremo fatto sicuramente un primo passo nella direzione giusta.
Per BPVI il rischio della prima volta I Lavoratori non accetteranno di fare da cavia di Diego Viti Ciò che è successo nell'ultimo anno, o poco più, nel gruppo Popolare di Vicenza è noto da tempo e oggetto di una forte attenzione dei mass-media: le ispezioni della BCE, la svalutazione delle azioni (da 62,50 a 0,10€), le indagini della guardia di finanza, gli avvisi di garanzia per svariate ipotesi di reato, fino ad arrivare alla trasformazione in SPA e alla mancata quotazione in Borsa. Notizia di pochi giorni fa è la creazione di un fondo di settore – denominato enfaticamente Atlante – a cui viene affidato il compito di ricapitalizzare gli istituti bancari in difficoltà e di abbattere parte dei 200 miliardi di crediti in sofferenza che attualmente sono nella pancia del sistema bancario italiano. Questo neonato fondo, acquistando oltre il 99% delle azioni BPVI (ed evitando così il rischio bail in) è di fatto diventato la nuova proprietà del Gruppo. I colleghi del Gruppo BPVi si chiedono: “Saremo delle cavie di laboratorio?” Probabilmente sì.  Quella del Fondo Atlante è infatti una “creazione” partorita solo da poche settimane: difficile dire oggi se questa rappresenti La soluzione, non solo per il futuro del Gruppo Banca Popolare di Vicenza ma per dare nuova stabilità all'intero settore. Sicuramente alcuni elementi destano enorme preoccupazione, primo fra tutti le dichiarazioni di Penati, presidente di Questio sgr, la società – con sede in Lussemburgo! – che gestirà il Fondo: “BPVi? Posso prenderla, posso venderla, posso fonderla, posso spaccarla; la cosa importante è che gli investitori del fondo devono uscire da questa storia con un utile il prima possibile” Siamo sicuri che questo debba essere l'unico obiettivo che guida chi amministra il Fondo Atlante? Non ci devono essere anche la salvaguardia dell'occupazione e la tutela dei risparmiatori? Noi crediamo che una priorità sia quella di adottare un modello di banca che mantenga i livelli occupazionali, che abbia alla base la professionalità dei colleghi, la fiducia della clientela e politiche commerciali di medio lungo periodo. Ciò che allarma i colleghi e le colleghe è anche la totale assenza della banca e del suo management negli ultimi mesi. Nessuna dichiarazione, nessuna difesa pubblica dei colleghi: per rompere questo assordante silenzio le segreterie nazionali di Fisac, First, Fabi e Unisin hanno chiesto un incontro urgente con l'amministratore delegato, Dott. Iorio e con il responsabile delle risorse umane, Dott. Rossi. I dipendenti del Gruppo si meritano risposte immediate e certe. In questo momento quindi le domande sono ovviamente più delle risposte. Il fondo si occuperà solo di abbattere i crediti deteriorati, o si preoccuperà di ridurne la produzione, magari attraverso politiche commerciali di medio-lungo periodo?  Si adotteranno meccanismi di controllo più efficienti?  I manager risponderanno dei risultati o continueranno a percepire compensi milionari a prescindere dallo stato di salute delle aziende che guidano? Insomma continueremo con questo modello di banca? Perchè sappiamo che tra le cause delle difficoltà che sta attraversando il sistema bancario italiano c'è sicuramente la crisi economica, ci sono i manager incapaci, ci sono i controllori che (quanto colpevolmente?) non controllano ma c'è anche un modo di “fare banca” tutto imperniato sulle pressioni commerciali che ha rotto il rapporto di fiducia tra dipendenti bancari e clientela e distrutto il legame tra aziende di credito e territorio, così come avvenuto in Banca Popolare di Vicenza. I lavoratori e le lavoratrici del gruppo BPVI si sono sentiti prima traditi da un azienda che si definiva sana, aggregante e in crescita, poi sono stati lasciati soli ad affrontare una situazione difficilissima - soprattutto nelle filiali - senza strumenti, sia in termini di prodotto che di supporto operativo. Sono stati oggetto negli anni di pressioni commerciali fortissime (che andavano dalle minacce di trasferimento alle “classifiche” dei buoni e dei cattivi, dai report giornalieri alle mail e telefonate umilianti per i mancati risultati). Tra i primi ad acquistare le azioni della propria azienda, i colleghi del Gruppo con il loro voto nell’assemblea dei soci del 5 marzo scorso sono stati decisivi per trasformazione in SPA della nostra azienda. Adesso sono preoccupati per il loro futuro: di fronte all'incapacità dei manager, all'inefficacia degli organismi di sorveglianza, di fronte alla rabbia della clientela, al silenzio dell'azienda non vogliono essere le cavie di un esperimento mal riuscito.
Armageddon di Daniele Quiriconi  Come il giudizio finale dell'Apocalisse, il confronto definitivo tra il bene e il male, il referendum Costituzionale di Ottobre si è trasformato per volontà del Premier in uno spartiacque democratico. Si invoca il popolo, si alzano i toni contro i membri emeriti della Consulta definiti "reperti archeologici" nel nome di un nuovismo che dopo qualche anno è un consunto cliché, si disserta di "nuovo inizio" con citazioni marxiane ragionevolmente inconsapevoli, si divide anziché unire. Ricordo un tempo in cui a sinistra e a destra ci si cosparse il capo di cenere per gli interventi di modifica della Costituzione realizzati a colpi di maggioranza. Il "Mai Più" che specie dopo il referendum del 2006, ci è capitato di ascoltare con solennità è sepolto. E il confronto tra posizioni è surreale! I magistrati si dice, devono tacere, quando per sconfiggere la riforma Calderoli erano ben accetti nei comitati a difesa della Costituzione, un ex Presidente della Repubblica presiedeva quello nazionale e la stessa Cgil assunse posizioni e impegni organizzativi fin dalla raccolta firme nette ed inequivoche. A questo proposito sarebbe utile riascoltare il dibattito svoltosi al XV congresso nazionale della Cgil il 3 Marzo 2006 tra Epifani e Oscar Luigi Scalfaro. Personalmente credo che il processo di centralizzazione, completando il quadro di riforma istituzionale che ha cancellato i livelli intermedi di governo locale, i conflitti di competenza stato-regione che si innescheranno, la nomina di un Senato che tanto valeva abolire tagliando magari come sosteneva una vecchia proposta del PCI a 400 i deputati, non costituiranno un avanzamento. Anzi, a meno che non si voglia considerare dirimente l'abolizione del CNEL che Renzi cita in ogni post o auto intervista via social, il combinato disposto di riforma Costituzionale e riforma elettorale possono costituire un pericoloso arretramento verso una democrazia autoritaria. Almeno questo è il parere del maggior numero di Costituzionalisti italiani. Sostenere che siccome questo referendum si è caricato di significati troppo politici, la Cgil non può prendere posizione, francamente è sbagliato e poco coerente. Chi ha caricato di significati impropri il voto è il Presidente del Consiglio che ha annunciato addirittura l'abbandono della politica in caso di sconfitta! Si discuta quindi anche in Cgil, ma si assuma una posizione. Con tutto il rispetto il referendum di Ottobre, non é quello sulle trivelle. 
Fuori dal Tunnel? Banca Etruria: l’interrogativo resta, sorprende la latitanza delle amministrazioni locali Iniziativa da Cgil e Federconsumatori di Arezzo. L'assemblea di lunedì 9 svoltasi ad Arezzo alla borsa merci con la partecipazione di centinaia di persone, ha avuto il merito di provare a riconnettere sentimentalmente i lavoratori con i risparmiatori, la nuova banca, le Istituzioni. Sorprende la latitanza degli Amministratori locali quasi che la distanza plastica da quella che viene considerata una " patata bollente" sia una misura di sicurezza per la politica locale che pure da una vicenda opaca come quella della vecchia banca Etruria non può certo tirarsi fuori. Negli interventi di Maria Agueci per la Rsa, Daniele Quiriconi per la Fisac Toscana e Fabrizio Solari per la Cgil nazionale, i temi della scissione delle responsabilitá, l'invito alla magistratura a fare chiarezza, la riconnessione della nuova banca con il territorio e il sistema economico locale in modo da non disperdere competenze, professionalità e prospettive di sviluppo in un territorio in crisi, sono stati gli elementi principali trattati. Abbiamo apprezzato l'approccio dialogante dell'AD della nuova banca Roberto Bertola al quale abbiamo chiesto esplicitamente discontinuità relazionale sul piano sindacale e i necessari interventi per la rimozione di atteggiamenti aziendali figli di una vecchia logica deteriore non accettabili. Il "questione time" al quale si é ridotta la seconda parte dell'iniziativa, con il viceministro Zanetti quale bersaglio degli obbligazionisti era abbastanza scontato e prevedibile. Siamo stati costretti a replicare duramente al rappresentante di Scelta Civica solo quando ha demagogicamente cercato di scaricare sui lavoratori responsabilitá sulla vendita dei prodotti e per questa via attaccare anche il sindacato. Troppo facile replicare sulle responsabilità politiche di una vicenda che dell'opacità del rapporto tra partiti, istituzioni (locali e non) rappresentanze economiche e imprese, errori degli organismi della vigilanza, arbitrio nella concessione di credito, come le indagini stanno dimostrando, ha fatto un precedente esemplare e poco commendevole. Senza contare, come giustamente ha notato Solari in conclusione, che il lavoratore di oggi, dopo il jobsact, è più solo e piú esposto anche a fronte di pressioni commerciali di dirigenti e superiori.
500 Euro, quasi un addio di Paolo Cecchi Il direttivo della Bce, il 4 maggio u.s., ha deciso lo stop alla produzione della banconota da Euro 500, la cui emissione verrà interrotta “intorno a fine 2018”.  C’è tempo ancora per emetterne altre senza considerare il fatto che anche dopo il 2018 resterà una banconota  legale. La decisione è stata presa, a detta dell’Istituto di Francoforte, per limitare l'utilizzo del contante nelle transazioni tra privati e imprese. In particolare, si tratterebbe di un taglio che faciliterebbe attività illecite come il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo, facendo passare confini e controlli a somme consistenti contenute in una valigetta di modeste dimensioni. Secondo un recente studio dell’università di Harvard, infatti, l’utilizzo di banconote da 200 e da 500 Euro rappresenta uno dei meccanismi preferiti da chi svolge attività illegali, date l'anonimità e la mancanza di tracciabilità della transazione che garantiscono. E’ pertanto da rilevare che iniziative - quale questa assunta dalla Bce - rappresentano un’ulteriore “spinta” a ridurre l’uso del contante, aumentando l’utilizzo di moneta elettronica con annesso miglior controllo dei rapporti commerciali.
report dai corsi di formazione di Chiara Rossi La Formazione ha un valore riconosciuto dalla nostra organizzazione sia come mezzo per acquisire competenze sia come occasione per costruire legami tra chi vi partecipa.  La Fisac ha una tradizione trentennale in tal senso: l’ufficio formazione nazionale mette infatti a disposizione un ricco catalogo di corsi di formazione che si rinnova annualmente oltre ad offrire la possibilità di progettare corsi ad hoc in base alle esigenze espresse dagli organismi territoriali.  La Fisac Toscana ha raccolto un’eredità pesante per la qualità della formazione messa in campo negli anni, si è dunque dedicata nel corso dell’ultimo anno e mezzo a costruire rapporti con l’ufficio Fisac Nazionale coadiuvandosi con esso e organizzando corsi presenti nel catalogo nazionale.  Sono stati svolti in Toscana 4 corsi base dedicati al rafforzamento del ruolo dell’RSA:  1) “la cassetta degli attrezzi” volto all’acquisizione delle competenze di base per la gestione di situazioni problematiche in azienda con riferimento alla normativa contrattuale  2) “Principi e tecniche della comunicazione” volto all’acquisizione dei principi base  della comunicazione, all’accrescimento della consapevolezza dei suoi diversi canali e il miglioramento delle proprie capacità comunicative e di relazione per affrontare con maggior consapevolezza ed efficacia l’ attività sindacale  3) due edizioni del corso “io nella Cgil” centrato sulla conoscenza dei valori fondamentali, delle strategie, delle politiche delle strutture della CGIL e della FISAC. Ai corsi base hanno partecipato 63 delegati toscani. Nel corso del 2015 abbiamo inoltre costruito un progetto formativo dedicato agli RSA di Banca Intesa San Paolo composto di 2 moduli formativi che avevano come obiettivo il rafforzamento del team building attraverso la comunicazione scritta, per questo ci siamo avvalsi della competenza di due collaboratori: Leonardo Sacchetti giornalista e scrittore e il sociologo Davide Calenda.  Vorremmo portare avanti nuovi progetti didattici, concludendo il 2’ ciclo della formazione di base per RSA entro l’autunno e organizzando nella prima settimana di giugno il corso “gestione delle contestazioni disciplinari”, sentiamo come esigenza impellente avviare una prima edizione di questo ultimo corso per dare strumenti di intervento su un fenomeno che sta diventando endemico nel nostro settore.  A breve è inoltre nostra intenzione costruire un progetto formativo che abbia un obiettivo strategico condiviso coi territoriali; per questo metteremo in campo, coinvolgendo le segreterie comprensoriali, dispositivi di analisi delle esigenze formative i cui risultati ci guideranno nella costruzione del percorso più adatto alle esigenze specifiche del nostro territorio.
di Alessio Atrei