L'azione politica che portiamo avanti nelle aziende e nella società ha bisogno di essere supportata da strumenti comunicativi che la rendano più efficace. Il contesto politico e la grande trasformazione che sta vivendo il mondo del credito ci impongono una riflessione.. Leggi tutto
Contratto Integrativo: a Volterra un chiarimento è necessario Leggi tutto
FisacSostiene
Dopo una lunga e difficile fase di avvicinamento, con il voto fusione e trasformazione in spa delle due assemblee dei soci di Banco Popolare e Banca Popolare di Milano di sabato 15 ottobre è nato il Gruppo Banco BPM. Si tratta della prima fusione avvenuta sotto la vigilanza della BCE. Leggi tutto
FUSIONE BP - BPM
La DisUnità incomprensibile
Alla Cassa di Risparmio di Volterra SpA i rapporti tra le sigle sindacali aziendali stanno vivendo un momento di particolare tensione a causa di alcune prese di posizione pubbliche di FABI in merito al nuovo Contratto Integrativo Aziendale firmato il 2 Settembre 2016 da FISAC –CGIL, FIRST-CISL e la stessa FABI.
È appena uscita La Newsletter Fisac Cgil Toscana Numero 9 Ottobre 2016
EDITORIALE
I rischi della Voluntary Disclosure
a cura della Fisac Cgil Toscana www.fisac-cgil.it/toscana
Qui tutti i numeri di fisac sostiene
Di Finanziaria e di Jobs Act
di Paolo Cecchi  La voluntary disclosure è uno strumento per la lotta all’evasione fiscale, introdotto dalla Legge n. 186/2014, che permette ai contribuenti che detengono illecitamente patrimoni all’estero di “regolarizzare la propria posizione denunciando spontaneamente all’Amministrazione finanziaria la violazione degli obblighi di monitoraggio". Il cittadino, dando espressa autorizzazione alla banca estera di fornire i propri dati finanziari, può regolare i propri conti con lo Stato italiano autodenunciandosi.… Leggi tutto.
Assicurativi, è rottura
di Daniele Quiriconi  A distanza di diversi giorni dalla presentazione, in verità con un minor numero di effetti speciali, non esiste ancora un testo organico della L. di bilancio presentata dal Governo. Sarebbe interessante anche per valutare gli annunciati provvedimenti sul sistema bancario e più in generale per un giudizio più compiuto su quello che sembra comunque un esercizio ordinario, con evidenti tratti elettoralistici, avere contezza dei testi. Leggi tutto
di Tania Cità - Il 19 ottobre u.s. si sono interrotte bruscamente le trattative di rinnovo del CCNL del comparto assicurativo, scaduto da oltre tre anni. Il livello di confronto che si era raggiunto prima della pausa estiva, ritenuto UNITARIAMENTE avanzato, aveva visto già in settembre un brusco arretramento per l’atteggiamento di ANIA ha aggiunto pesanti richieste su molti altri articoli contrattuali camuffandoli da adeguamenti “formali e normativi”. ..    Leggi tutto
L'importanza di comunicare con efficacia.
di Paolo Cecchi  Recentemente, il quotidiano La repubblica ha riportato la notizia che in Italia l’87% delle transazioni avviene in contanti giustificando il fenomeno con la presenza di un’alta percentuale di economia sommersa. Di seguito, si svolgono alcune osservazioni “di contesto” al fine di rendere più intellegibile la questione. Il provvedimento legislativo che ha abbassato la soglia di utilizzo del contante per le transazioni commerciali nel nostro paese… Leggi tutto.
Uso del contante ed economia sommersa
Nei giorni scorsi abbiamo assistito ad una serie di “incidenti” tra le sigle ad una serie di tavoli negoziali in Toscana, da quello sulle BCC, a quello sulla Volterra, con scambi di volantini dai toni poco apprezzabili e poco rispettosi anche della nostra Organizzazione, in qualche caso ad opera di sindacati confederali in qualche caso di autonomi.Leggi tutto
RINNOVO CCNL ANIA,  LE PREOCCUPAZIONI NELLA SEDE FIORENTINA DI UNIPOLSAI
È nato il primo gruppo popolare presente in toscana con oltre 200 sportelli
Fisac Graffiti - di Alessio Atrei
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La disunità incomprensibile Nei giorni scorsi abbiamo assistito ad una serie di “incidenti” tra le sigle ad una serie di tavoli negoziali in Toscana, da quello sulle BCC, a quello sulla Volterra, con scambi di volantini dai toni poco apprezzabili e poco rispettosi anche della nostra Organizzazione, in qualche caso ad opera di sindacati confederali in qualche caso di autonomi. In un caso, una sigla autonoma ha addirittura emesso una serie di comunicati nei quali prima disconosceva accordi dalla stessa firmati, poi li confermava, poi li contestava di nuovo annunciando azioni legali, poi li RI-confermava! Da farsi girare la testa…. C’è da essere sconcertati. Se non fosse per la fase delicatissima in atto, le reazioni dovrebbero essere molto dure. Tuttavia l’idea della FISAC ( e della CGIL) è quella secondo cui, non si lavora per l’esclusione dai tavoli, cosa che sovente abbiamo subito sia da qualche organizzazione confederale sia da qualche sigla autonoma, si lavora per la ricomposizione e si cercano sedi e luoghi per anticipare i conflitti e “governare” con intelligenza le diversità di valutazione. La teoria degli accordi separati, sia dove siamo maggioranza sia dove siamo minoranza, non ci appartiene. Per praticare questo basilare concetto di rigore politico servono interlocutori altrettanto rigorosi. Non ci appassioniamo a sterili guerre di posizione per altrettanto sterili obiettivi di consenso. A questa impostazione non rinunceremo e per questo risultato continueremo a lavorare ostinatamente. Anche quando il bandolo di un minimo di razionalità politica e sindacale è difficile da trovare.
FisacSostiene
di Alessio Atrei
CCNL ANIA è rottura sul rinnovo di Tania Cità Il 19 ottobre u.s. si sono interrotte bruscamente le trattative di rinnovo del CCNL del comparto assicurativo, scaduto da oltre tre anni. Il livello di confronto che si era raggiunto prima della pausa estiva, UNITARIAMENTE ritenuto avanzato, aveva visto in settembre un brusco arretramento per l’atteggiamento di ANIA, con la riproposizione di temi già usciti dal tavolo rispetto al perimetro negoziale definito nelle tornate contrattuali di luglio (area contrattuale, liquidazioni coatte amministrative, call center, orari, funzionari, economico); in più, ANIA ha aggiunto pesanti richieste su molti altri articoli contrattuali camuffandoli da adeguamenti “formali e normativi”. Inaccettabile pure la proposta economica, con incremento del 3% pari a 63 euro lordi, a fronte di un settore che – in controtendenza rispetto al panorama generale – ha continuato a fare cospicui utili e continua ad elargire elevatissime retribuzioni al top management. Spesso l’opinione pubblica addita l’atteggiamento sindacale come conservatore e pregiudiziale, ma in questa occasione ANIA non ha colto le aperture unitariamente fatte a luglio dalle cinque sigle sindacali su temi sensibili, dimostrando una inadeguatezza che ha contribuito alla rottura del tavolo. La mobilitazione proclamata è e dovrà essere senza precedenti, forte e straordinaria, per consentire di riprenderci il CONTRATTO NAZIONALE, che ANIA ha messo in discussione nelle sue tutele fondamentali.
Di Finaznziaria e di Jobs Act  di Daniele Quiriconi  A distanza di diversi giorni dalla presentazione, in verità con un minor numero di effetti speciali, non esiste ancora un testo organico della L. di bilancio presentata dal Governo. Sarebbe interessante anche per valutare gli annunciati provvedimenti sul sistema bancario e più in generale per un giudizio più compiuto su quello che sembra comunque un esercizio ordinario, con evidenti tratti elettoralistici, avere contezza dei testi. Già così comunque, si rileva l'assoluta inadeguatezza delle risorse per i contratti pubblici, le entrate una tantum, le iniziative spericolate di condono ( poi pare precipitosamente ritirate come quella sul contante) perché bollate come a rischio di riciclaggio dalla stessa Agenzia delle Entrate. Infine la populistica misura su Equitalia, la " rottamazione" della cartella, il pasticciaccio sui dipendenti che darà luogo a contenziosi pesanti. E ancora soldi alle imprese non fossero bastati quelli elargiti sino ad ora nel tentativo di far riprendere un ciclo economico e occupazionale asfittico come non mai. A questo proposito i dati resi noti dall’INPS nel tradizionale rapporto sulla precarità martedi 18, fotografano impietosamente la debaclé del jobsact: 11.000 licenziamenti in più per giustificato motivo soggettivo (ex art. 18) ragionevolmente risarciti con una mancia, il 31% di avviamenti a tempo indeterminato in meno nei primi 8 mesi dell’anno. Oltre 96 milioni di voucher venduti dei quali 7.066.000 (+42,4%) in Toscana. Nella nostra regione gli avviamenti sono addirittura in calo di oltre 7 punti percentuali sul 2014 anno nel quale non erano previsti incentivi di alcun tipo. Una caporetto di cui qualcuno prima o poi dovrà prendere atto. Quando si vara un provvedimento con la parola d’ordine di eliminare il precariato e di favorire l’occupazione a tempo indeterminato e 1 anno e mezzo dopo gli avviamenti a termine sono il 75% del totale, bisognerebbe avere il pudore almeno di smettere la propaganda. Invece anche in queste ore, capita di ascoltare il fastidiosissimo rumore delle unghie sui vetri del Ministro Poletti che in TV si affanna a difendere l’indifendibile. È auspicabile che la prossima primavera, con i referendum, gli italiani facciano giustizia.
È nato il primo gruppo popolare, presente in Toscana come Ex Cassa di Risparmio di Lucca Pisa e Livorno di Andrea Monti Dopo una lunga e difficile fase di avvicinamento, con il voto fusione e trasformazione in spa delle due assemblee dei soci di Banco Popolare e Banca Popolare di Milano di sabato 15 ottobre è nato il Gruppo Banco BPM. Si tratta della prima fusione avvenuta sotto la vigilanza della BCE, con l’imposizione di un aumento di capitale da un miliardo di euro già integralmente collocato sul mercato, e la prima avvenuta in risposta al Decreto che impone la trasformazione delle banche popolari rilevanti in spa. Un’ operazione che la Fisac e il sindacato unitariamente non hanno esitato a valutare positivamente in ragione delle prospettive di sviluppo per il sistema e per il paese. Un’aggregazione che le OO.SS. hanno pertanto sostenuto con forza tra i lavoratori e nell’opinione pubblica con comunicati, conferenze stampa ed un articolata campagna assemblee dei lavoratori di BPM. Alla fine hanno prevalso, non senza tensione, le ragioni dei lavoratori sui privilegi dei soci pensionati BPM attraverso una sostenutissima partecipazione di dipendenti soci nell’assemblea deliberativa di BPM. Si apre adesso la partita più importante cioè quella di riempire di contenuti enunciazioni ed opacità del piano industriale: l’impronta popolare di una vera banca dei territori che sappia diversificarsi in questo dai grandi gruppi puntando però anche all’innovazione di prodotto e di canale, una banca effettivamente attenta al confronto con le parti sociali, una ristrutturazione di rete e direzioni generali che garantisca occupazione su tutti i territori e attraverso questa assicuri potenzialità di sviluppo e radicamento, clausole di garanzie occupazionali uguali per tutti i dipendenti, la gestione condivisa delle ricadute occupazionali con un piano di esodi esclusivamente volontario, un significativo ricambio generazionale, il riconoscimento delle contrattazioni esistenti nei due gruppi al quale possa seguire un percorso di armonizzazione dei trattamenti rispettoso di provenienze e sensibilità. Rispetto a tutti questi elementi la Fisac riserverà la valutazione del Piano Industriale ed è pronta ad assumere le responsabilità che le competono.
Comunicare con Efficacia  di Chiara Rossi  L'azione politica che portiamo avanti nelle aziende e nella società ha bisogno di essere supportata da strumenti comunicativi che la rendano più efficace. Il contesto politico e la grande trasformazione che sta vivendo il mondo del credito ci impongono una riflessione anche su come rinforzare gli strumenti comunicativi affinchè le nostre azioni sindacali vengano percepite e comprese all'esterno in modo chiaro e incisivo. L'identità di un'organizzazione infatti si rafforza anche attraverso la percezione che di questa si ha all’esterno. Per questo motivo abbiamo deciso di progettare e realizzare un percorso formativo avvalendoci della collaborazione di esperti quali Nazzareno Bisogni (addetto stampa CGIL Toscana) e di professionisti esterni. Il percorso si concluderà nel primo trimestre del prossimo anno e sarà sviluppato in 3 moduli. Ognuno dei 3 moduli si concentrerà su un diverso aspetto della comunicazione. Il primo, programmato per il 17 novembre p.v, affronterà il tema del “comunicato stampa”: cos'è, a chi si rivolge, come si scrive. Il Secondo affronterà le modalità con cui ci si approccia ad un'intervista radio e video, il III tratterà la comunicazione sui social media. Il progetto formativo è pensato come un percorso di formazione avanzata per questo è rivolto ai segretari provinciali e ai coordinatori dei gruppi, a coloro cioè che hanno maturato esperienza nel ruolo e che hanno maggiore relazione con i media.
La Voluntary Discolure di Paolo Cecchi  Recentemente, il quotidiano La repubblica ha riportato la notizia che in Italia l’87% delle transazioni avviene in contanti giustificando il fenomeno con la presenza di un’alta percentuale di economia sommersa. Di seguito, si svolgono alcune osservazioni “di contesto” al fine di rendere più intellegibile la questione… Il provvedimento legislativo che ha abbassato la soglia di utilizzo del contante per le transazioni commerciali nel nostro paese, in concomitanza con la più grande crisi economica dal dopoguerra ad oggi, non ha impedito la crescita sostenuta delle banconote in circolazione: ad esempio nel 2014 i biglietti erano oltre 164 mld di Euro con un incremento in 7 anni del 30,4%. Da cosa è dovuto questo andamento quanto meno sorprendente? I dati sul “sommerso”, in specie nel sud del nostro paese, danno una prima sommaria spiegazione del fenomeno, ma solo parzialmente. Un’altra informazione cui tenere conto è data dal fatto che in Italia più di 10 mln di cittadini non hanno un conto corrente. Le motivazioni di quest’ultimo aspetto sono principalmente 2: in primis ragioni storiche e culturali, specie per alcune zone del paese e con riferimento a fasce sociali meno scolarizzate. L’altro motivo – oggettivamente dimostrabile – è l’eccessivo costo della moneta elettronica, con particolare riferimento all’uso di carte di credito o di debito e bancomat. La scarsa economicità dei mezzi di pagamento in questione (a differenza della stragrande degli altri paesi europei) deriva anche dal fatto che il sistema bancario ha spesso “scaricato” su tali strumenti i maggiori costi derivanti da altre voci di bilancio; ad esempio, è noto che i costi di gestione dei bancomat – investimenti almeno in passato effettuati dalle aziende di credito al fine di “penetrare” in nuove zone – sono maggiori rispetto a quanto fatto pagare effettivamente al cliente (trasporto e stoccaggio delle banconote, gestione delle apparecchiature ecc. ecc.). Ebbene, una parte di queste spese è molto probabile che influiscano sui costi di gestione delle “carte”. Al fine di addivenire ad un ragionamento più complessivo, occorre affrontare la questione delle “abitudini di pagamento”. In premessa, si rileva che c’è ormai un’evidenza empirica piuttosto stratificata che dimostra come il costo sociale legato alla produzione e all’utilizzo del contante rappresenta ancora oggi la parte più consistente del costo complessivo dei servizi di pagamento cosiddetti al “dettaglio”. E’ ovvio come la sostituzione di contante con transazioni elettroniche favorisce la trasparenza e soprattutto la riduzione dell’economia sommersa. In Europa (dati al 2012) il 70% dei pagamenti face to face è effettuato in contanti; in Italia siamo al 90%. Ovviamente nel nostro paese sussiste un evidente dualismo tra la parte settentrionale, maggiormente “usa” agli strumenti elettronici, e le regioni meridionali ancora “tradizionali”. I dati raccolti, in prima approssimazione, confermano innanzitutto che il grado di diffusione di un particolare strumento di pagamento dipende, da un lato, dal grado di accessibilità e fruibilità dello stesso e, dall’altro, dalle caratteristiche della domanda determinate soprattutto dal livello di capitale umano della comunità (paese ) a cui si fa riferimento. Fatte queste dovute asserzioni, si può evincere che un significativo grado di scolarizzazione della popolazione, e di diffusione di educazione finanziaria, può - almeno nel medio periodo – modificare le abitudini dei cittadini al fine di disincentivare comportamenti tendenti al mancato rispetto delle norme in tema di tasse e imposte. Insieme a questi sforzi , è altrettanto necessario che il sistema bancario “faciliti” l’abbandono almeno parziale del contante per le transazioni commerciali; l’abbassamento del costo delle carte di credito o debito costituisce premessa indispensabile. E’ ovvio che in un contesto di depressione economica, iniziative come quelle sopra indicate hanno minori risultati ed i dati relativi all’andamento dell’economia sommersa ne sono testimonianza; peraltro, in relazione all’evoluzione della congiuntura si tratta comunque di sforzi necessari e da attuare in tempi brevi. Infine, sempre in tema di modifica delle “abitudini al pagamento” e di nuovi strumenti per la lotta all’evasione fiscale, si sottolinea l’esperienza crescente dei nudge. La teoria è dovuta a Richard Thaler e Cass Sustein che nel loro libro Nudge: La spinta gentile, li definiscono come ogni aspetto nell’architettura delle scelte che altera il comportamento delle persone in modo prevedibile senza proibire la scelta di altre opzioni e senza cambiare in maniera significativa i loro incentivi economici. Ebbene l’esperienza inglese del Behavioural Insight Team ha mostrato come sia possibile migliorare il rapporto tra fisco e cittadini facendo leva su alcuni fattori sociali e psicologici, come ad esempio sms informativi ai cittadini che hanno preso una multa, con un aumento medio dei pagamenti allo stato tra il 5 e il 33%.
I rischi della Voluntary Disclosure di Paolo Cecchi  La voluntary disclosure è uno strumento per la lotta all’evasione fiscale, introdotto dalla Legge n. 186/2014, che permette ai contribuenti che detengono illecitamente patrimoni all’estero di “regolarizzare la propria posizione denunciando spontaneamente all’Amministrazione finanziaria la violazione degli obblighi di monitoraggio”. Il cittadino, dando espressa autorizzazione alla banca estera di fornire i propri dati finanziari, può regolare i propri conti con lo Stato italiano autodenunciandosi: in questo modo è costretto a pagare tutta la somma dovuta, ma incorre in sanzioni molto minori e soprattutto non può essere accusato del reato di autoriciclaggio (trattasi del riciclaggio di denaro di provenienza illecita, compiuto dalla stessa persona che ha ottenuto tale denaro in maniera illecita). Inizialmente il Governo aveva previsto che i contribuenti italiani avrebbero potuto aderire alla procedura solo fino al 30 settembre 2015. Successivamente, il termine era stato prolungato fino al 30 novembre dello stesso anno. L’operazione ha permesso al Fisco di recuperare un gettito pari a circa 4 miliardi di euro. Nella Legge di Bilancio 2017 è stata inserita una nuova voluntary disclosure. In questo caso, però, l’obiettivo non è solo quello di “stanare” capitali detenuti all’estero e non dichiarati ma si punta a far emergere il denaro nascosto nel territorio nazionale; l’obiettivo è di “raggranellare” almeno 2 miliardi di euro. Si tratta, quindi, di una voluntary disclosure incentrata sui contanti “interni” nascosti nelle casseforti, nelle cassette di sicurezza e nei caveau delle banche. Almeno 150 miliardi in banconote – stima il procuratore capo di Milano Francesco Greco – “sono nascoste in cassette di sicurezza”. Un terzo, secondo le stime, nel nostro Paese. Il resto parcheggiato all’estero, in buona parte nei caveau delle banche e delle fiduciarie elvetiche. Per verificare la legalità e la provenienza della somma dichiarate con la voluntary disclosure le opzioni attualmente in campo sono due: La prima, prevede che gli intermediari, ovvero banche o fiduciarie certifichino la provenienza fiscale dei depositi. Sussiste una questione di opportunità per il sistema bancario e finanziario rispetto al reato di autoriciclaggio. E’ ovvio che in termini di “collaborazione attiva “ le banche siano obbligate a denunciare il cliente sospettato di reimpiegare somme “sporche”; pertanto, almeno potenzialmente, puo’ sussistere una certa ritrosia da parte del “sistema” all’adesione ad operazioni di “disclosure”. La seconda opzione è che sia la Guardia di Finanza a certificare la legalità del denaro, escludendo il riciclaggio. La certificazione da parte della Guardia di Finanza sarebbe inoppugnabile ma finirebbe per andare a svantaggio dei possibili aderenti alla procedura di collaborazione e quindi penalizzerebbe l’emersione dell’evaso. Ciò posto, rispetto a tutto l’impianto normativo della “disclosure” emerge quantomeno una questione etica; nonostante le affermazioni rassicuranti dei membri del Governo, l’applicazione della legge confligge – almeno per quanto riguarda l’aspetto della percezione della legalità - con la necessaria ed indispensabile lotta all’economia sommersa. Un’applicazione troppo rigida della norma rischia di realizzare un flop per le casse dello Stato facendo “emergere” somme di denaro di ammontare esiguo; viceversa, un’attuazione troppo flessibile rischia di legalizzare risorse provenienti dal circuito malavitoso. Forse, non è il miglior segnale che un Governo poteva dare….
CIA Volterra un chiarimento è necessario di Gregiorio Furiesi  Alla Cassa di Risparmio di Volterra SpA i rapporti tra le sigle sindacali aziendali stanno vivendo un momento di particolare tensione a causa di alcune prese di posizione pubbliche di FABI in merito al nuovo Contratto Integrativo Aziendale firmato il 2 Settembre 2016 da FISAC –CGIL, FIRST-CISL e la stessa FABI. Cerchiamo di ricostruire i fatti con una breve cronistoria. Il 12 Settembre, FABI pubblica un volantino a firma del Responsabile del Dipartimento Contrattualistica della propria struttura provinciale di Pisa dove spiegava i motivi per cui aveva abbandonato il tavolo negoziale durante l’ultima riunione e non aveva firmato il CIA e l’accordo per la gestione degli esuberi. Il dirigente sindacale FABI contestava duramente nel merito il valore del nuovo C.I.A criticando il lavoro svolto da FISAC CGIL, FIRST CISL e dello stesso Segretario aziendale della FABI ( che, tra l’altro, ricopre pure l’incarico di Segretario Provinciale di Pisa). Lo stesso volantino fu stato pubblicato dal settimanale locale La Spalletta. Dopo i necessari e doverosi chiarimenti richiesti da FISAC CGIL e FIRST CISL il 15 Settembre il Segretario della FABI volterrana (e pisana) pubblica un volantino di risposta dal titolo curioso ed emblematico al tempo stesso: “Un bicchiere quasi pieno” a sostegno degli accordi sottoscritti e nel corso delle assemblee del personale tenutesi la settimana successiva ribadisce lo stesso concetto. I voti favorevoli al nuovo CIA sono il 95%. L’unitarietà del tavolo sindacale è stata così mantenuta e consolidata fino al 12 Ottobre scorso quando la FABI provinciale di Pisa pubblica un comunicato diffuso a tutti i colleghi della CRV dal titolo “Rispristino della legalità” in cui annuncia che il Responsabile del Dipartimento Contrattualistica della propria struttura provinciale di Pisa ha presentato ricorso - a titolo individuale - presso il Tribunale del Lavoro di Pisa contro la CRVolterra e nello stesso volantino la FABI di Pisa annuncia che “Il Dipartimento Contrattualistica, nel corso dei lavori dell’ultimo Direttivo Aziendale FABI, ha dichiarato inoltre di ritenere necessario un approfondimento nel merito alla legittimità dell’applicazione del nuovo calcolo del Premio Aziendale derivante dall’Accordo sul Cia siglato in data 02.09.2016. E’ possibile quindi che venga intrapreso, sempre a titolo individuale, uno stesso procedimento per la competenza dell’anno 2016, una volta preso atto della erogazione o meno del premio nel giugno 2017”. Anche questo volantino è stato pubblicato sul settimanale locale La Spalletta. Questa presa di posizione pubblica è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso o meglio che ha prodotto una frattura nel percorso unitario con FABI: i Segretari Aziendali FIRST CISL e FISAC CGIL, di fronte all’ennesimo atteggiamento “schizofrenico” della FABI che da un lato firma il CIA e lo sostiene di fronte ai colleghi e dal altro ritiene necessario verificarne la legittimità mettendo quindi “sub iudice” la legittimità del risultato dell’operato dei nostri compagni sindacalisti della CRV, hanno tenuto il 17 Ottobre un incontro col Segretario FABI aziendale (e provinciale) per i necessari chiarimenti. Tali chiarimenti non sono stati ritenuti sufficienti cosicché FISAC CGIL e FIRST CISL subito dopo hanno inviato un documento congiunto alla Direzione Generale della CRV (inviato per conoscenza a FABI) in cui viene sancita la rottura con FABI. Il 19 Ottobre la FABI della CRV e la FABI provinciale di PISA pubblicano un comunicato nel tentativo di recuperare il rapporto unitario in cui dichiarano di aver rifiutato la verifica richiesta dal proprio Dipartimento Contrattualistica sulla legittimità del nuovo CIA. Al momento FISAC CGIL e FIRST CISL stanno valutando le dichiarazioni del Segretario FABI e ad oggi non hanno ufficializzato nessuna nuova posizione.