Fideuram: COVID-19 – Quando un caso scoperchia il vaso di pandora delle incertezze

FIDEURAM

Metti una mattina qualunque in cui ti rechi come da pianificazione in ufficio, entri e vai per occupare la tua scrivania ma ad accoglierti trovi gli addetti alla sanificazione che ti guardano con aria stupita e ti invitano ad allontanarti perché sono in corso nei locali del piano le attività di sanificazione previste da protocollo a seguito di un caso di positività accertata al COVID19. E tu, sorpreso ed ignaro di quanto stia esattamente accadendo, per rispettare la pianificazione anziché tornare a casa sali a cercare una postazione libera ai piani superiori, provocando la perplessità e le lamentele di altri colleghi…

Cerchi nel frattempo di avere informazioni, ti confronti come puoi con altri colleghi, ne deduci in qualche modo che il caso c’è stato per davvero e che sono state avviate una serie di misure evidentemente previste dalle normative e dai protocolli, per la tutela della salute dei colleghi.

Ma…come mai i lavoratori del piano interessato dalla sanificazione non sono stati preventivamente informati e invitati a restare a casa? Come mai i Responsabili coinvolti e preposti alla vigilanza del rispetto dell’applicazione delle norme di comportamento non hanno contattato i colleghi per avvisarli della sanificazione? Perché il Servizio Prevenzione e Protezione non è stato minimamente informato e coinvolto nella gestione di una delle sue specifiche competenze? Come mai nessuno ha provveduto ad affiggere almeno un cartello all’ingresso o al piano?

Più di qualcosa non torna, in quanto verificatosi nella sede di Piazzale Douhet. E non è la prima volta… altre situazioni sia nelle direzioni centrali che nelle filiali e sportelli hanno lasciato strascichi di incertezza, indeterminatezza, dubbi e domande.

Il NOGE innanzitutto…. Il Nucleo Operativo di Gestione Emergenza, cui tutto è demandato nel modello ipercentralizzato di gestione di questa complicata e complessa fase. Se i protocolli sono stabiliti dalle autorità sanitarie nazionali e territoriali, perché occorre canalizzare tutte le informazioni e decisioni applicative ed operative attraverso il NOGE? Chi può assicurare, tra Azienda e NOGE l’interlocuzione tempestiva necessaria su un tema così delicato?
Il NOGE non è solo il mittente delle mail inviate ai colleghi con le prescrizioni sulla pianificazione e sulle quote delle presenze in ufficio, è un collettore di tutta la gestione dell’emergenza, ma l’emergenza va gestita “sul campo”.

È corretto un modello che non prevede, quindi esclude, l’interlocuzione decentrata nei luoghi di lavoro?
I protocolli di settore firmati in ABI a cosa servono? Sono una foglia di fico utilizzata ad arte per giustificare le gestioni dell’emergenza adottate dalle banche senza confronto e concertazione concreta con RLS e RSA?

E in tale contesto risulta quantomai beffardo uno degli ultimi corsi a catalogo inserito tra gli obblighi formativi di molti colleghi, da titolo “Aggiornamento quinquennale in materia di salute e sicurezza sul lavoro” previsto dall’art. 37 del DLgs.81/08, della durata di oltre 6 ore!

Nel nostro comunicato del 16 ottobre scorso avevamo richiamato l’Azienda ad una maggiore attenzione nella tutela della salute di tutti i colleghi della Divisione, rispettando senza incertezze o mancanze le disposizioni emanate.
Rispetto che si concretizza anche nella efficiente organizzazione, nel presidio decentrato nei posti di lavoro, nel coinvolgimento delle RLS e RSA.

23 ottobre 2020

Fisac Cgil Divisione Private