Il Coordinamento Donne Fisac Banca d’Italia per il 25 novembre 2020

GIORNATA MONDIALE PER L’ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE

                                                                                                                                                                                           

25 novembre 2020: quest’anno vogliamo dare voce al silenzio assordante che ha avvolto il fenomeno della violenza di genere durante la fase del lockdown nazionale.

I DATI: dal report del “Servizio Analisi Criminale” della Polizia di Stato sui reati spia relativi alla violenza di genere (es. minacce di lesioni personali e maltrattamenti) apprendiamo che le segnalazioni di questi reati hanno registrato un’importante flessione nei mesi di marzo/aprile, per poi crescere nuovamente con grande intensità nei mesi di maggio/giugno; lo stesso fenomeno ha riguardato le richieste di aiuto inoltrate al numero verde 1522.

La ragione di tutto ciò è da ricercarsi principalmente nella condizione di solitudine ed emarginazione che ha colpito soprattutto le donne, durante il periodo di chiusura totale del Paese.

La “chiusura totale” ha significato anche l’impossibilità materiale (vittime e aguzzini chiusi all’interno delle stesse mura domestiche) per le vittime di violenza di denunciare gli abusi che stavano subendo. Un aiuto alle donne è arrivato dalla campagna di sensibilizzazione promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri “Libera puoi” e dall’impegno profuso in primo luogo dalle Associazioni dei centri anti-violenza.

La “violenza” di genere, durante il lockdown, si è declinata anche in ambito economico.

La chiusura totale del Paese ha fortemente penalizzato le donne, sia in ambito familiare (lavoratrici, mamme, mogli e badanti contemporaneamente) che lavorativo (perdita del posto di lavoro nei settori in cui è maggiore la presenza femminile, come il commercio e la ristorazione). Gli interventi Governativi non sono stati sufficienti ad arginare tale fenomeno.

L’origine del problema, soprattutto in Italia, è principalmente di stampo culturale e sociale, è necessario rimuovere gli ostacoli e i pregiudizi culturali che impediscono un’evoluzione della nostra società verso una equa distribuzione del potere (economico e sociale) tra i generi.

La “rivoluzione” deve partire dalle basi della nostra società: la famiglia e la scuola.

La politica deve fare la sua parte per quanto riguarda la normativa in materia di lavoro.

Nel mese di giugno 2019 l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, agenzia specializzata delle Nazioni Unite, ha approvato la Convenzione n. 190 sull’eliminazione della violenza e delle molestie nel mondo del lavoro SCARICA. Si tratta del primo trattato internazionale che stabilisce il diritto di tutte e tutti a lavorare in ambienti liberi da violenza e da molestie, che precisa cosa debba essere fatto, e da chi, per prevenirle e affrontarle.

Lo scorso mese di settembre la Camera ne ha approvato la ratifica e siamo ora in attesa del sì del Senato: questa ratifica può fornire stimoli e strumenti per il salto culturale di cui necessita la nostra società.

Nel frattempo invece, in Banca d’Italia, i ripetuti solleciti, da parte della CGIL insieme alle altre OO.SS. e dalla “Commissione di Pari Opportunità”, per l’emanazione di un codice anti-molestie non hanno ricevuto risposta.

A fronte di un trattato internazionale che definisce le molestie e la violenza nei luoghi di lavoro come violazione dei diritti umani, l’impegno ad attuare vere politiche di contrasto a questo fenomeno è indifferibile e riguarda tutti.

Non possiamo crogiolarci nell’idea che il nostro Istituto costituisca un ambiente selezionato e di alto livello: sappiamo bene infatti che la violenza non ha confini di natura sociale, culturale ed economica.

Ciò che potrà davvero distinguere il nostro Istituto sarà invece l’adozione di ogni possibile misura di contrasto che torniamo a chiedere a gran voce, considerando anche le criticità maggiori emerse durante questo periodo di pandemia ed isolamento.

I comprensibili sforzi di tutte le Istituzioni per arginare la pandemia in corso non possono infatti mettere in secondo piano azioni di contrasto alla violenza sulle donne.

 

L’ESECUTIVO COORDINAMENTO DONNE FISAC CGIL BI