FisacSostiene
Bpvi: noi ci siamo!
Stop Equitalia. Renzi garantisca il futuro degli 8000 lavoratori
È appena uscita La Newsletter Fisac Cgil Toscana Numero 3  Giugno 2016
EDITORIALE
Fisac Graffiti -  Di alessio Atrei
Parte il tavolo regionale sul credito
Il femminicidio è problema
Se si incarta la narrazione renziana
di Tania Cità  Dopo una trattativa complessa e difficile, il 15 aprile 2016 è stata UNITARIAMENTE siglata un’ipotesi di accordo, che è stata oggetto di referendum con una altissima partecipazione al voto (82%) e un ampio e netto consenso da parte dei lavoratori (84% dei votanti). La sigla dell’accordo è avvenuta in un contesto politico che ha portato il quid pluris dell'impegno, esplicitato dall'azienda nell'ambito del piano industriale, sulle garanzie relative a occupazione e sedi, mentre... Leggi tutto
di Fernanda De Luca  - Un’altra donna uccisa a Firenze per mano dell’uomo che diceva di amarla e non sopportava che lei potesse rifarsi una vita con un altro uomo accanto. Michela era una di noi, una donna indipendente, una giovane lavoratrice con una vita da ricostruire  . ... Leggi  tutto.
di Gregorio Furiesi  - La mobilitazione dei lavoratori della CRVolterra S.p.A., culminata con il successo degli scioperi del del 29 Marzo e del 15 Aprile scorso, ha prodotto un primo risultato importante seppur interlocutorio: FIRST-CISL, FISAC CGIL e FABI e Azienda si sono incontrati in data 25 Maggio in una riunione preliminare in cui verificare...   Leggi  tutto.
di Maria Gabriella Esposito - La chiusura imminente di EQUITALIA paventata dal nostro Premier Matteo Renzi “sicuramente al 2018 non ci arriva” è un addio all’attuale Agente per la Riscossione...    Leggi  tutto.
di Daniele Quiriconi  dati del mercato del lavoro di questi 4 mesi del 2016 continuano ad essere avvilenti. Nelle settimane scorse il Ministro Padoan (competente anche per ció che più da vicino ci riguarda) ha ammonito a non caricare di grandi significati i risultati sugli avviamenti o sui licenziamenti comunicati da INPS o ISTAT di mese in mese. "Ci vuole un tasso di tempo di valutazione più lungo"... Leggi tutto
dell'uomo
di Paolo Cecchi  Le obbligazioni, in generale, sono titoli che rappresentano un prestito – emesso ad esempio da un’azienda bancaria - e che danno diritto al rimborso dello stesso a scadenza, più interessi periodici. Le obbligazioni subordinate, invece, pur confermando la caratteristica di prestito, hanno aspetti specifici. Innanzitutto, non tutte hanno una vera e propria scadenza, dal momento che spesso la stessa o non esiste o è molto lontana nel tempo. Quando non hanno una scadenza prevedono un’opzione di rimborso anticipato (“call”) a favore dell’azienda emittente, da esercitare a partire da una certa data. Ma, soprattutto, questi titoli hanno una rischi… 
I conti in tasca alle banche
Obbligazioni Subordinate 
L'infinito Risiko e il ruolo delle istituzioni.
di Nicola Barbini  - I rischi a revoca rappresentano un elemento fondamentale di quello che viene definito il “fare banca”. Sono, per lo più, il piccolo scoperto di conto corrente che può essere utilizzato per avere una minima elasticità di cassa; il fido dell’artigiano, della piccola impresa o della grande azienda. ... Leggi  tutto.
Troppi soldi al management di CR VOLTERRA. Il 6 giugno il prossimo incontro  
I LAVORATORI DEL GRUPPO UNIPOL SI RIPRENDONO L'INTEGRATIVO
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I lavotaroi del gruppo unipol si riprendono l'integrativo  di Tania Cità Dopo una trattativa complessa e difficile, il 15 aprile 2016 è stata UNITARIAMENTE siglata un’ipotesi di accordo, che è stata oggetto di referendum con un'altissima partecipazione al voto e un ampio e netto consenso da parte dei lavoratori. La sigla dell’accordo è avvenuta in un contesto politico che ha portato il quid pluris dell'impegno, esplicitato dall'azienda nell'ambito del piano industriale, sulle garanzie relative a occupazione e sedi, mentre l'articolo 1 del nuovo CIA fa espresso richiamo al CCNL, punto importantissimo visto che Unipolsai è uscita dall’Ania.   Nel merito, l'accordo, oltre a garantire sensibili incrementi economici, recepisce e traghetta istituti dell'ex cia fondiaria-sai innestandoli sulla spina dorsale dell' ex cia Unipol, creando così un'armonizzazione dei trattamenti. Il nuovo contratto permetterà di rimuovere l'applicazione unilaterale del cia unipol imposta dall’azienda, che aveva di fatto azzerato la storia contrattuale ex Fondiaria-sai e contro la quale ci siamo mobilitati con una manifestazione a Bologna il 28 aprile 2016. La trattativa è stata difficile e complicata, sia per l'atteggiamento aziendale sia per la difficoltà oggettiva dovuta alle variegate condizioni di partenza, ma ha prodotto un risultato UNITARIO significativo che costituirà un'ottima base per i futuri rinnovi.
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L'infinito Risiko e il ruolo delle istituzioni.   di Daniele Quiriconi Il cambio della guardia in Unicredit e la ricapitalizzazione, le incertezze su Veneto Banca e il ruolo del fondo Atlante, gli scenari imperscrutabili della BPVi con l'incontro questa settimana del sindacato con l'AD Iorio, e le preoccupazioni dei lavoratori toscani, il confronto che riprende alla Cassa di Volterra, ma con la richiesta aziendale di aprire la partita esuberi, il riassetto annunciato in tutti i principali istituti che coinvolgono la nostra regione. È questo lo scenario magmatico del sistema bancario in queste ore, che coinvolge migliaia di lavoratori e la possibilità di far credito a imprese e famiglie, con i dati di Aprile che continuano a fotografare stagnazione. In questo complicato contesto si apre il tavolo sul sistema bancario e finanziario con il Presidente della regione Rossi l'8 Giugno prossimi. Mettere al corrente la regione di ciò che sta accadendo dal punto di vista dei lavoratori, chiedere un'azione della stessa verso il Governo affinché si apra un tavolo di confronto vero e proprio, far assumere la consapevolezza agli attori istituzionali che un riassetto del sistema non è neutro anche rispetto allo sviluppo dei sistemi economici locali, è l'obiettivo che ci prefiggiamo. Siamo la prima regione nella quale questo confronto si sviluppa. Speriamo sia proficuo.
I conti in tasca alle banche di Nicola Barbini I rischi a revoca rappresentano un elemento fondamentale di quello che viene definito il “fare banca”. Sono, per lo più, il piccolo scoperto di conto corrente che può essere utilizzato per avere una minima elasticità di cassa; il fido dell’artigiano, della piccola impresa o della grande azienda.  La Banca d’Italia effettua un monitoraggio trimestrale regionale sui livelli di utilizzo, il tasso medio applicato ed infine quanto incassa il sistema bancario tra interessi, commissioni e spese (tabella tdb30830).  La crisi, come già sappiamo, ha provocato la riduzione dei fidi concessi alla clientela. Questo sembrerebbe confermato anche da questo monitoraggio. Infatti il dato complessivo vede un calo dei “numeri debitori” prodotti dall’utilizzo dei fidi del 46% dal 2012 alla fine del 2015. In particolare è interessante notare come i piccoli importi fino a 125.000 euro calano solo dell’8%; da 125 mila a 250 il calo è pari al 24%; per quelli tra 250 mila e 1 milione il calo è del 28%; per i rischi tra 1 e 5 milioni il calo è del 35%; tra i 5 e 25 milioni il calo è del 44%; oltre i 25 milioni si raggiunge un calo del 68%.  I tassi medi applicati si attestano al 6,89% alla fine del 2015 dopo un percorso altalenante e che ha visto il picco massimo nel 2014 con 8,48% e il minimo nel 2009 con il 6,52. Nei piccoli affidamenti (fino a 125.000 euro) i tassi non sono mai scesi sotto il 10% con picchi massimi intorno all’11,99%. All’aumentare delle grandezze di fido questi diminuiscono fino a toccare il 2,95% per gli affidamenti sopra i 25 milioni di euro (dato a fine 2015).  Il prodotto fra l’utilizzo dei fidi a revoca (determinato in “numeri debitori”) e i tassi applicati determina il guadagno delle banche. I dati forniti dalla Banca d’Italia comprendono anche spese e commissioni.  Nell’ultimo trimestre del 2015 il sistema bancario in Toscana ha “incassato” 68 milioni di euro. Il picco massimo è stato toccato nel corso del secondo trimestre del 2012 con 128 milioni: anche in questo caso un calo del 46%.  Un calo che, come per gli utilizzi e gli interessi, cresce all’aumentare della grandezza dei fidi fino a raggiungere il 52% per quelli compresi tra 5 e 25 milioni di euro. In sintesi nel 2015 il sistema bancario ha incassato dai rischi a revoca circa 303 milioni di euro, nel 2012 erano 496.  Sotto il grafico trimestrale relativo agli interessi, commissioni e spese, prodotti dai rischi a revoca, dati in milioni di euro.
Se si incarta la narrazione Renziana di Daniele Quiriconi  I dati del mercato del lavoro di questi 4 mesi del 2016 continuano ad essere avvilenti. Nelle settimane scorse il Ministro Padoan (competente anche per ció che più da vicino ci riguarda) ha ammonito a non caricare di grandi significati i risultati sugli avviamenti o sui licenziamenti comunicati da INPS o ISTAT di mese in mese. "Ci vuole un tasso di tempo di valutazione più lungo" ha egli affermato. Giusto, anche se non si dimenticano alcune memorabili performance televisive del Premier con o senza Poletti, o certe auto interviste via social dello stesso Renzi che ad ogni dato positivo batteva la grancassa. Tuttavia Padoan ha ragione sul metodo: il punto è che a Gennaio si andava male per l'effetto rimbalzo della fine degli incentivi nella forma massima, a Febbraio era assestamento, a Marzo consolidamento e ad Aprile? Ogni mese che passa la stessa tendenza con avviamenti in calo di oltre il 30% sul 2015 e attenzione attenzione di 10 punti sul 2014. E nel 2014 non vi erano incentivi! Dati della Toscana, ma assolutamente allineati stavolta con quelli nazionali. Stiamo parlando del lavoro a tempo indeterminato quello su cui si è scommesso liberalizzando i licenziamenti, ma che come abbiamo sempre sostenuto non avrebbero prodotto alcun altro risultato se non quello di squilibrare il rapporto di forza tra impresa e lavoratore. Si dice che calano anche i licenziamenti:VERO, peccato però che in una regione come la nostra essi siano nell'anno di grazia 2016 (4.000 in più dei nuovi posti di lavoro). Cosa della quale ovviamente siamo molto dispiaciuti. Per quello che riguarda i voucher in Toscana ci collochiamo 8 punti sopra la media nazionale con un tendenziale proiettato quest'anno verso i 12 milioni di voucher venduti sui 150 milioni in tutto il paese. Milioni di lavoratori " a gettone", nuovi schiavi che da soli sono la miglior pubblicità per il referendum abrogativo chiesto dalla Cgil e su cui si stanno raccogliendo firme. Riprende a crescere la cassa integrazione e come vediamo in altri articoli di questa news si accentuano i processi che proporranno nuovi esuberi anche nel sistema bancario. Ecco perchè accanto alla difesa del sistema di protezione sociale e di accompagnamento morbido alla pensione, risulta necessaria una riforma del Legge Fornero che vada oltre la cosiddetta APE prospettata dal Governo, non tanto perché costituisca un regalo a banche ed assicurazioni, che infatti si dimostrano tutt'altro che entusiaste, ma per garantire l'immissione al lavoro di centinaia di migliaia di giovani che di per sè può costituire un impulso di energia, creatività, valore, in tutti i settori compreso il nostro. Importante è che dopo molto tempo il Ministero di lavoro abbia aperto un confronto con il sindacato, più importante ancora sarebbe che le ragioni proposte dalle parti sociali, siano almeno ascoltate e dibattute, altrimenti sarà solo tattica contingente. E oltre che i lavoratori ne subirà un danno il paese. Che poi in mezza Europa incuranti di ciò che aveva scritto l'Ocse e ora comincia a scrivere anche l'FMI su flessibilità del lavoro, austerità e politiche sociali, anche i governi progressisti (vedi Francia) perseverino su politiche del lavoro sconcertanti fa riflettere. Il miglior modo, come testimonia il voto nelle antiche roccaforti operie, da Marsiglia alle banlieue, o come dimostra il voto in Austria con il 70% del lavoro dipendente orientato sul candidato neonazi del FpO per mettere a dura prova la tenuta della democrazia e nella migliore delle ipotesi per azzopparne la partecipazione. Forse una riflessione profonda dei progressisti europei ci starebbe. Prima che una marea montante che può assumere diversa forma politica nei diversi paesi, ma pur sempre contraddistinta da odio sociale, livore xenofobo, piccole patrie e rancore, metta a dura prova la nostra civiltà. Altro che "Democrazia decidente" come si sente dire dalle parti dei fanatici della riforma Costituzionale.
Troppi soldi al management di CR VOLTERRA. Il 6 giugno il prossimo incontro   di Gregorio Furiesi  La mobilitazione dei lavoratori della CRVolterra S.p.A., culminata con il successo degli scioperi del del 29 Marzo e del 15 Aprile scorso, ha prodotto un primo risultato importante seppur interlocutorio: FIRST-CISL, FISAC CGIL e FABI e Azienda si sono incontrati in data 25 Maggio in una riunione preliminare in cui verificare l'effettiva sussistenza dei presupposti per riaprire le trattative sul rinnovo del CIA che la banca aveva interrotto lo scorso Dicembre 2015. Le Parti, pur non entrando mai nel merito delle proposte, hanno espresso la reciproca volontà di proseguire il confronto ed hanno rinviato l'approfondimento specifico della questione ai prossimi incontri peraltro già programmati nella seconda settimana di Giugno con una serrata calendarizzazione. Nello stesso incontro la Direzione Generale ha aperto la procedura per la gestione delle tensioni occupazionali prevista dall'art.20 del CCNL, consegnando la relativa informativa ai Sindacati. L'azienda ha comunicato la necessità di realizzare un considerevole risparmio sul costo del personale attraverso il ricorso al Fondo di Solidarietà del settore creditizio. Come previsto dall'art.20 del CCNL Azienda e Sindacati si incontreranno in data 6 Giugno p.v. per ricercare le possibili soluzioni idonee a non disperdere il patrimonio umano e professionale presenti in azienda e per scongiurare l'applicazione della legge 223 del 1991 sui licenziamenti collettivi. In tale incontro verrà valutata l'adozione degli strumenti giudicati più idonei tra quelli previsti dall'art.20 del CCNL nonché la loro miglior combinazione per consentire il conseguimento di risparmi e per giustificare ricadute sul personale il più possibile sostenibili. Ogni valutazione sulla delicata situazione rischia di essere prematura in quanto sia le questioni relative al rinnovo contrattuale sia le problematiche inerenti le tensioni occupazionali non sono ancora state affrontate nel merito. Certo è che anche la banca volterrana, che ogni anno continua a “premiare” il management con cospicui riconoscimenti economici del tutto in contrasto con l'andamento dell'azienda e che recentemente ha addirittura riassunto del personale già andato in pensione, improvvisamente adesso annuncia la necessità di gestire delle tensioni occupazionali e si aggiunge a quella larga schiera di banche in cui i vertici manageriali anziché assumersi le proprie responsabilità per gli errori gestionali commessi, preferiscono farne pagare il prezzo ai lavoratori andando purtroppo ad aumentare il numero di esuberi del settore creditizio.
Le Obbligazioni Subordinate di Paolo Cecchi Le obbligazioni, in generale, sono titoli che rappresentano un prestito – emesso ad esempio da un’azienda bancaria - e che danno diritto al rimborso dello stesso a scadenza, più interessi periodici. Le obbligazioni subordinate, invece, pur confermando la caratteristica di prestito, hanno aspetti specifici. Innanzitutto, non tutte hanno una vera e propria scadenza, dal momento che spesso la stessa o non esiste o è molto lontana nel tempo. Quando non hanno una scadenza prevedono un’opzione di rimborso anticipato (“call”) a favore dell’azienda emittente, da esercitare a partire da una certa data. Ma, soprattutto, questi titoli hanno una rischiosità superiore alle normali obbligazioni. Il rischio supplementare determina un rendimento superiore alla norma. Tale rischio si esplica – di solito - nel fatto che, in caso di fallimento dell’impresa (ad es. la banca), il portatore viene soddisfatto dopo gli altri creditori (situazione similare ai possessori di azioni). In alcuni casi, l’investitore può subire perdite (in certi casi irrecuperabili) anche qualora la banca non diventi insolvente ma semplicemente si trovi in una qualche difficoltà operativa. Alla luce di quanto precede, l’avvio delle procedure fallimentari riguardanti il dissesto delle 4 banche dell’Italia centrale (Carichieti, Cariferrara, BancaMarche e Bancaetruria), attraverso la nuova normativa di derivazione europea denominata in modo semplificato “bail in”, ha determinato la perdita sia degli investimenti azionari sia di quelli obbligazionari subordinati. Visto il nuovo scenario legislativo e in relazione alle difficoltà della congiuntura economica, è ovvio che un’attenzione particolare va posta relativamente agli investimenti finanziari effettuati. La Fisac, in materia, propone - tra l’altro – che le obbligazioni subordinate vengano acquistate solo e soltanto da investitori professionali, i soli in grado – a differenza del risparmiatore privato – di valutare appieno il rapporto rischio/rendimento del titolo nonché di sobbarcarsi le eventuali perdite.
Il Femminicidio è un problema dell’uomo di Fernanda De Luca Un’altra donna uccisa a Firenze per mano dell’uomo che diceva di amarla e non sopportava che lei potesse rifarsi una vita con un altro uomo accanto.  Michela era una di noi, una donna indipendente, una giovane lavoratrice con una vita da ricostruire davanti a sé; ma proprio questo era insopportabile per il suo ex perché lei apparteneva a lui e solo con lui aveva diritto ad essere felice.  Michela è l’ennesima vittima di un femminicidio, uccisa solo perché donna desiderosa di avere un percorso di vita autonomo, niente di più. Il suo assassinio ci dimostra che può succedere ad ognuna di noi, che il femminicidio non fa sconti a nessuno, non è riservato a classi sociali disagiate o a famiglie di immigrati o di chi vive ai margini della società ma si annida dentro ogni famiglia di qualunque ceto, nazionalità e religione.  La sua origine è da ricercare in una società patriarcale fondata sul predominio del genere maschile su quello femminile, su un'idea primitiva del possesso della donna, sulla differenza di potere nella coppia a vantaggio dell’uomo.  La storia di Michela somiglia a quella di altre tantissime donne che, a un certo punto, si ribellano al predominio del loro compagno con un gesto di libertà attraverso cui la donna esce dallo stato di sottomissione ma questo l'uomo non lo sopporta e scatta la punizione.  Spesso la donna non si rende nemmeno conto del pericolo che corre e sottovaluta una serie di comportamenti messi in atto dagli uomini volti a mantenerla sotto controllo, magari non di facile interpretazione perché nascosti dietro un fare gentile. Ecco che così, quando la donna se ne rende conto, spesso è già troppo tardi e, se anche la donna trova il coraggio di denunciare, può essere inutile.  Anzi purtroppo a volte dopo la denuncia la donna è ancora più vulnerabile. Davanti all’ennesimo caso non possiamo però non porci una domanda: cosa possiamo fare per impedire che accada ancora? E’ senz’ altro nell’educazione culturale che si deve puntare per un cambiamento della società investendo in politiche educative che possano contrastare gli stereotipi di genere, partendo dalla scuola e lavorando molto sulle nuove generazioni cambiando ad esempio libri di testo che continuano a tramandare modelli rigidi e fuori tempo, che pure saranno di esempio e su cui alunni e alunne formeranno le loro rispettive identità di genere e le loro relazioni.  Ma è un processo lungo e nel frattempo c’è bisogno di altro.  C’è bisogno che quando una donna è sotto minaccia chi le sta attorno non diventi complice silenzioso della violenza; quest’ultima dall’esterno può essere percepita prima che sia troppo tardi e denunciata in tempo.  C’è bisogno di creare una rete di protezione per le donne vittime che non favorisca la violenza che trova nell’isolamento della donna il suo miglior alleato.  C’è bisogno di essere intolleranti verso comportamenti sessisti anche sotto forma “scherzosa”; non simpatizzare con le volgarità di ogni tipo contro le donne ma anche con atteggiamenti di bullismo, omofobia ovvero comportamenti che rappresentano un terreno fertile per la violenza.  C’è bisogno dell’aiuto concreto delle Istituzioni con delle politiche attive che sostengano ad es. i centri antiviolenza, questi ultimi spesso a corto di fondi per il funzionamento anche solo di base.  C’è bisogno che gli uomini prendano coscienza che il fenomeno li riguarda direttamente, che siamo di fronte ad una “questione maschile” e si favorisca la nascita di gruppi di aiuto e sostegno per gli uomini maltrattanti.
di Alessio Atrei
Stop Equitalia. Renzi garantisca il futuro degli 8000 lavoratori di Maria Gabriella Esposito  La chiusura imminente di EQUITALIA paventata dal nostro Premier Matteo Renzi “sicuramente al 2018 non ci arriva” è un addio all’attuale Agente per la Riscossione. Ad oggi però non c'è un decreto legislativo attuativo; anche se era previsto con la delega fiscale del 2014 entrata in vigore con il 22 Ottobre 2015. Nella delega si parla di riassetto dei servizi, di riorganizzazione, di controllo amministrativo unico ma in realtà tutto questo è rimasto inalterato. In attesa della rivoluzione renziana. Ruffini, A.D. di Equitalia ha già messo mano alla catena di comando. Dal 1 Luglio 2016 ci sarà un importante snellimento con l’abolizione dei tre ambiti territoriali: Equitalia Nord, Centro e Sud in un'unica Società con l’eliminazione dei consgli d’amministrazione, collegi sindacali, organi di vigilanza. I risparmi attesi sono pari a 400 mila euro per il 2016 e il doppio per il 2017. Nel frattempo è iniaziata la campagna del fisco amico: sportelli dedicati a over 65 e imprese, piani di rateizzo quasi su misura con micro rate per pagamenti di cartelle, ganasce fiscali bloccate con il pagamento della prima rata della rateazione. E per gli 8000 dipendenti che futuro e prospettato? Provenienti da società diversa di origine bancarie, non assunti con concorso pubblico come potranno essere riallocati in una realtà come quella della pubblica amministrazione? E il rinnovo contrattuale che ad oggi è in fase di trattativa (la categoria è dal 2008 bloccata a seguito della applicazione della legge 122 /2010 ) riuscirà a concretizzarsi? Nel nostro prossimo futuro sicuramente ci saranno momenti di grande impegno e partecipazione che coinvolgeranno tutta la categoria. Ma oltre le affermazioni semplicistiche e populistiche del nostro Caro Premier, che  porteranno Equitalia a cambiare nome e assetto, smetteremo di essere il braccio armato dell Agenzia delle Entrate? Chi garantirà la Riscossione?