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La Cgil Toscana al Toscana Pride
Ape:  più spine che rose
È appena uscita La Newsletter Fisac Cgil Toscana Numero 3  Giugno 2016
EDITORIALE
Il 18 giugno la Cgil Toscana aderisce alla manifestazione conclusiva del Toscana Pride che si svolgerà a Firenze.  La Fisac Cgil invita tutti a partecipare. Clicca qui per ulteriori informazioni e il programma completo.
Fisac Graffiti -  Di alessio Atrei
Elzeviro Il fenomeno
Una Mano di Poker
Qualcuno ci chiede cosa ci aspettiamo dai tavoli istituzionali, nella convinzione che la riorganizzazione del sistema bancario passi solo attraverso gli strumenti tradizionali di negoziazione che, soprattutto per i grandi gruppi, vede nella verticalizzazione negoziale la propria stella polare. Ci sono ben chiari ambiti contrattuali e limiti della nostra azione, ma riteniamo…  Leggi tutto
Parlando a margine delle giornate del Festival dell’economia a Trento Alessandro Penati numero 1 di Atlante si è lanciato in un’intemerata contro i sindacati, giornali, banchieri ( anche quelli che lo hanno messo lì) e imprese per lo stato delle banche, sparando nel mucchio sul consociativismo degli ultimi 20 anni. In una notte in cui tutti i gatti sono bigi e le responsabilità dei banchieri e dei loro sponsor, sono parificate a quelle dei lavoratori, si cerca di aprire la strada, preannunciando lacrime e sangue, ad metodo che a partire dalla BpVi segni la strada su un nuovo modello di ristrutturazioni non concordate. Almeno così, fino a smentita, par di leggere neanche tanto tra le righe... Leggi  tutto.
di Daniele Quiriconi  Mentre l’esito del referendum che si terrà in Gran Bretagna il 23 Giugno prossimo, fa scattare l’allarme nelle borse mondiali, l’UE si prepara ad un vertice straordinario in cui proporre un’accelerazione del processo di integrazione. Se non si percorre la strada della svolta però, a partire da una vera Unione Bancaria con mutualizzazione dei rischi, la garanzia unica dei depositi... Leggi tutto
Il tavolo che si è aperto col Governo con la calendarizzazione di una serie di incontri per le uscite flessibili verso la pensione conferma la distanza con la piattaforma CGIL CISL UIL. Non di riforma della Fornero si parla, ma di prestiti con restituzione, intervento in anticipo (per chi può) della Previdenza Integrativa a sostenere i costi, il tutto in via sperimentale e riferito a classi di età francamente con impatti pressochè nulli sull’insieme dei lavoratori “anziani”. Si stima infatti una platea di beneficiari tra i 30-40.000 lavoratori/ci.    Leggi  tutto.
di Paolo Cecchi  E’ notizia abbastanza recente il fallimento dell’aumento di capitale da 1,5 miliardi della Popolare di Vicenza — sottoscritto appena per il 7,6% — a cui è seguito il no di Borsa Italiana alla quotazione. La motivazione addotta dall’autorità milanese attiene l’esiguità delle azioni vendute... Leggi tutto.
#SfidaxiDiritti - Il banchino della Fisac Cgil di fronte alla sede della CR Firenze
Perché piazza affari ha detto no alla quotazione di BPVI
Quello che ci aspettiamo
È appena uscita La Newsletter Fisac Cgil Toscana Numero 4  Giugno 2016
Quello che ci aspettiamo   Qualcuno ci chiede cosa ci aspettiamo dai tavoli istituzionali, nella convinzione che la riorganizzazione del sistema bancario passi solo attraverso gli strumenti tradizionali di negoziazione che, soprattutto per i grandi gruppi, vede nella verticalizzazione negoziale la propria stella polare. Ci sono ben chiari ambiti contrattuali e limiti della nostra azione, ma riteniamo che ciò che sta avvenendo nel settore sia qualcosa di assolutamente straordinario e come tale meriti, da parte del sindacato, un’azione sistemica che coinvolga tutti gli attori della rappresentanza anche di Governo territoriale. Sarebbe certo utile che il Governo Centrale aprisse un confronto vero anche sui temi del riordino delle banche e della loro riorganizzazione, fosse solo per le decine di migliaia di lavoratori coinvolti e per la diretta connessione con investimenti, sviluppo, rilancio industriale che questo porta con sé. In mancanza di questo, confrontarsi anche a livello regionale con i Presidenti su ciò che accade non solo nei grandi gruppi, ma anche in quel reticolo di “Istituti Locali” che tanta parte hanno avuto nello sviluppo di intere province, almeno in Toscana, si rivelerà molto importante. Se si aprissero molti di questi tavoli inoltre, forse l’idea che un altro modello di relazione è possibile si farebbe strada. Noi cerchiamo di dare un contributo in questo senso nello spirito della massima unità.
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Una mano di Poker di Daniele Quiriconi  Mentre l’esito del referendum che si terrà in Gran Bretagna il 23 Giugno prossimo, fa scattare l’allarme nelle borse mondiali, l’UE si prepara ad un vertice straordinario in cui proporre un’accelerazione del processo di integrazione. Se non si percorre la strada della svolta però, a partire da una vera Unione Bancaria con mutualizzazione dei rischi, la garanzia unica dei depositi e una politica di sviluppo che superi decenni di ottusa austerità che hanno lasciato il continente più impoverito, lacerato e pervaso da nazionalismi beceri, difficilmente l’Unione potrà costituire un riferimento per i popoli. Sconfiggere l’idea salvifica delle “Heimat” ( le piccole patrie) che dall’Austria alla Polonia, dall’Ungheria fino ai paesi fondatori dell’UE per arrivare appunto alla GB si sta affermando, è lavoro lungo ma che ha bisogno di segnali forti. Altrimenti l’effetto domino può essere dietro l’angolo e come insegna la storia, con esiti imprevedibili persino per chi il meccanismo ha innescato. Non pare che nel nostro paese le classi dirigenti a partire dalla politica abbiano chiara la dimensione del passaggio storico; anzi se leggiamo la cronaca del confronto tra partiti, sia pure condizionato da un ballottaggio amministrativo di alto valore simbolico viene da sgomentarsi. E se i più esperti tra i leader del centrosinistra impegnati in difficili ballottaggi rivendicano come fatti positivi discriminanti di una buona azione di governo, lo sgombero dei campi nomadi e il sostegno al jobsact, qualche dubbio può venire anche al più incallito, appassionato e fedele dei militanti. Non sono sicuro in fondo che questa sia un’altra storia rispetto ai rivolgimenti epocali di cui siamo spettatori.
Perché Piazza affarri ha detto no alla quotazione di Popolare di Vicenza di Paolo Cecchi E’ notizia abbastanza recente il fallimento dell’aumento di capitale da 1,5 miliardi della Popolare di Vicenza — sottoscritto appena per il 7,6% — a cui è seguito il no di Borsa Italiana alla quotazione. La motivazione addotta dall’autorità milanese attiene l’esiguità delle azioni vendute e, pertanto, la conseguente insufficienza del flottante per garantire la “correttezza” degli scambi in borsa. Innanzitutto, si precisa che il flottante, che rappresenta insieme ad altri parametri un elemento fondamentale per valutare il grado di liquidità di un titolo, costituisce la parte del capitale sociale dell’azienda effettivamente in circolazione sul mercato azionario. La normativa richiede, come requisito per l’accesso alle negoziazioni di “Piazza Affari”, un flottante minimo pari al 25% del capitale per le azioni negoziate nei segmenti di Borsa al fine di garantire un regolare funzionamento del mercato. E’ evidente, pertanto, che l’insuccesso nella sottoscrizione dell’aumento di capitale della Banca vicentina ha determinato la conseguente bocciatura della Borsa. Per evitare il fallimento dell’operazione è così sceso in campo il fondo Atlante, strumento di diritto privato sorto per sostenere gli aumenti di capitale di alcune banche italiane e acquistare crediti deteriorati. che alla fine dei giochi è risultato sostanzialmente l’unico sottoscrittore delle nuove azioni. Pare che analogo destino sia riservato all’altro grande malato: Veneto Banca.
Il Fenomeno Parlando a margine delle giornate del Festival dell’economia a Trento Alessandro Penati numero 1 di Atlante si è lanciato in un’intemerata contro i sindacati, giornali, banchieri ( anche quelli che lo hanno messo lì) e imprese per lo stato delle banche, sparando nel mucchio sul consociativismo degli ultimi 20 anni.  In una notte in cui tutti i gatti sono bigi e le responsabilità dei banchieri e dei loro sponsor, sono parificate a quelle dei lavoratori, si cerca di aprire la strada, preannunciando lacrime e sangue, ad metodo che a partire dalla BpVi segni la strada su un nuovo modello di ristrutturazioni non concordate.  Almeno così, fino a smentita, par di leggere neanche tanto tra le righe.  Una volta, chi copriva incarichi di tale responsabilità in ambiti così delicati, era noto per il riserbo e il rigore; oggi l’effetto contagio di una dimensione pubblica urlata e egoriferita ha probabilmente cambiato lo schema di gioco.  Pronti a prenderne atto e rispondere colpo su colpo.
di Alessio Atrei
Ape:  più spine che rose Il tavolo che si è aperto col Governo con la calendarizzazione di una serie di incontri per le uscite flessibili verso la pensione conferma la distanza con la piattaforma CGIL CISL UIL. Non di riforma della Fornero si parla, ma di prestiti con restituzione, intervento in anticipo (per chi può) della Previdenza Integrativa a sostenere i costi, il tutto in via sperimentale e riferito a classi di età francamente con impatti pressochè nulli sull’insieme dei lavoratori “anziani”. Si stima infatti una platea di beneficiari tra i 30-40.000 lavoratori/ci. Ancora nessuna ipotesi sui lavoratori precoci. Certo è apprezzabile il metodo di confronto che si è aperto, certo non ci sfuggono i vincoli dell’Europa sugli interventi strutturali, ma è tuttavia evidente che per essere apprezzabili gli interventi sulle pensioni devono rispondere alle esigenze di lavoratori e paese, compreso il “ fare spazio” a qualche centinaio di migliaia di giovani nel mondo del lavoro. Possibile se sulla materia si investe. A costo zero assai improbabile!