Fideuram: Nino Baseotto alla guida della Fisac CGIL

FIDEURAM

Eletto il nuovo Segretario Generale Nino Baseotto alla guida della Fisac CGIL


Una settimana fa, il 14/7 alla presenza del Segretario Generale CGIL Maurizio Landini, l’Assemblea Generale della Fisac Cgil ha eletto a larghissima maggioranza (87,56%) Nino Baseotto nel ruolo di Segretario Generale della categoria, in sostituzione di Giuliano Calcagni, eletto 16 mesi fa e già Segretario Organizzativo della categoria e proveniente dal Gruppo Intesa SanPaolo. Baseotto lascia l’incarico di segretario confederale con delega alle politiche organizzative della CGIL, che ricopriva dal 2014.

La sostituzione di Calcagni cade nel durante dell’OPS Intesa – Ubi, operazione che caratterizzerà ulteriormente – assieme ad altre possibili prossime venture – il nostro settore dal punto di vista delle fusioni. Da tempo sia nel Credito, che nel Credito Cooperativo, che nelle Assicurazioni, le realtà di media dimensione si trovano ad affrontare “sfide sulla redditività, per via dei tassi più bassi e di crescenti ostacoli regolatori” che spesso sfociano in acquisizioni ed aggregazioni. Queste  maxioperazioni impongono al sindacato una profonda riflessione sugli effetti che esse producono sia nei confronti dei clienti (individui e imprese) sia verso i lavoratori (dipendenti e indotto).

Le fusioni per le Banche sono state sempre l’occasione per ridurre il costo del lavoro con pesanti riorganizzazioni ed esternalizzazioni di attività, e per centralizzare le decisioni. Quest’ultimo punto presenta due aspetti significativi:

  • l’accentramento nel nord del paese dei centri decisionali, con conseguente impoverimento occupazionale e professionale nelle altre aree del territorio nazionale;
  • la gestione centralizzata della contrattazione col sindacato, anche dal punto di vista delle tematiche che spesso sono poste in discussione in modo unilaterale dalle aziende.

Se sul primo aspetto pronunciarsi riguardo l’operazione che coinvolge Ubi è ancora prematuro, qualche considerazione sul secondo aspetto si può già fare. Se l’OPS andrà in porto, la realtà Ubi – quarta banca del Paese – con le sue lavoratrici ed i suoi lavoratori entrerà nel gruppo ISP ove l’attività sindacale e le relative agibilità, i rapporti con la controparte e la contrattazione, sono incardinate nel “Protocollo delle Relazioni Industriali” che – giunto alla sua quarta edizione (di volta in volta sempre più centralizzando) – scadrà a fine 2021. Anche nel caso delle ex Banche Venete avvenne ovviamente la medesima cosa.

Al di là delle considerazioni su pregi e difetti della contrattazione sindacale di secondo livello nel gruppo ISP, è evidente come nel primo gruppo bancario del Paese si sia perfezionata negli anni una modalità di relazioni sindacali che ha svuotato ruolo ed azione delle Rappresentanze Sindacali Aziendali, titolari da Statuto dei Lavoratori della contrattazione articolata a favore di una contrattazione centralizzata, ristretta e semplificata.

Ristretta in quanto esercitata sempre dalle medesime persone (i membri nominati stabilmente nelle cosiddette “delegazioni trattanti”), semplificata in quanto mirante a scrivere norme applicabili, generali, esportabili a prescindere dal contesto lavorativo specifico. Lasciando quindi di fatto scoperto, cioè non normato oppure al massimo coperto da accordi di ratifica delle volontà aziendali, quanto di pertinenza al livello più vicino al lavoratore (azienda, divisione, piazza, rsa), cioè la contrattazione dell’organizzazione del lavoro: ritmi, carichi di lavoro, formazione, orari, sviluppo professionale. E sottoponendo l’attività sindacale decentrata sui territori ad un’antitesi estrema con quella centralizzata, anche tramite consultazioni, analisi e valutazioni preventive di legittimità che evidentemente ne minano alle fondamenta l’efficacia. Manca infatti poco che al volantinaggio critico di una RSA verso l’azienda venga assegnato carattere di vertenzialità e quindi necessità di preventivo esperimento delle procedure di conciliazione e raffreddamento. Di tutto ciò Calcagni è stato uno degli artefici, al pari dei riferimenti di tutte le altre sigle sindacali operanti in ISP, FABI e First CISL in primis.

Dinamiche simili, forse in maniera meno eclatante, le abbiamo anche nelle altre banche ed assicurazioni del paese, non nascondiamocelo. E le controparti ne hanno goduto, potendo avere campo libero. Riteniamo che grossa parte del gruppo dirigente nazionale della Fisac CGIL debba fare autocritica rispetto a quanto avveniva nelle aziende del settore.

È evidente – non si può negare – che in ISP ed in tutta la Categoria, diversamente da altri settori, si è fatta negli anni molta contrattazione, e gli esuberi sono stati gestiti tempo per tempo senza traumi.
Ma occorre attenersi ad un principio di realtà e di autocritica rispetto ai risultati effettivi degli accordi sottoscritti, ed ai risultati del proselitismo, soprattutto verso i giovani ed i nuovi mestieri. Nonché sui temi emergenti in maniera sempre più prepotente, come le pressioni commerciali nei territori.

Con l’elezione di Baseotto, dopo una cruciale fase di ascolto e coinvolgimento di tutto il quadro dirigente dell’Organizzazione, si pongono le basi per un cambiamento profondo all’interno della Fisac? Deve essere così. Se non ora, quando?

Sui mezzi d’informazione si è dato un risalto abbastanza circoscritto a questa svolta, preferendo evidenziare alcuni concetti estrapolandoli dal contesto della discussione che li ha generati: “superare le divisioni”, “esprimere gruppi dirigenti stabili”, che è facile intuire stiano a cuore alle banche ed all’ABI.

Piuttosto, le dichiarazioni di Landini e la relazione programmatica di Baseotto hanno toccato molti punti sviluppati dal dibattito in Assemblea Generale Nazionale per ricostruire l’identità e rilanciare l’azione della Fisac CGIL.

Se non ora, quando? Anche per il miglioramento delle norme di agibilità sindacale per la costituzione delle rappresentanze sindacali su piazze di lavoro e territori, e per il rilancio dell’iniziativa politica confederale per il raggiungimento dell’obiettivo di avere applicate le R.S.U. nel nostro settore.

La Fisac Cgil di Fideuram e della Divisione Private esprime grande aspettativa per l’avvio di questa nuova fase in cui la nostra categoria si troverà ad affrontare i futuri processi che riguarderanno aziende e gruppi di tutti i comparti, nella consapevolezza della maggiore forza ed efficacia necessarie a presidiare un settore strategico nella crescita e nello sviluppo del Paese.

Nello svolgere attività sindacale avendo bene a mente i posti di lavoro, i luoghi ove il lavoro si svolge, le persone e le esigenze che vogliamo rappresentare, ci siamo trovati in questi anni coinvolti in varie dinamiche che hanno investito il gruppo Intesa Sanpaolo, e spesso – visto il peso di tale Gruppo – il settore stesso del Credito, ed abbiamo cercato di analizzare liberamente, criticamente e costruttivamente quanto di volta in volta stava avvenendo, sempre convinti che dal basso deve essere la spinta che muove l’azione sindacale della CGIL.

Abbiamo costantemente criticato la carenza di vertenzialità nel confronto con le aziende, l’ipercentralizzazione delle relazioni sindacali, l’attacco all’autonomia delle rappresentanze sindacali e degli organi di coordinamento aziendali, lo svuotamento della democrazia di mandato.

Abbiamo viceversa sempre considerato essenziale che le strutture sindacali di base svolgessero un ruolo propulsivo nell’elaborazione della strategia sindacale per il rilancio dell’azione della Fisac CGIL, oltre che nell’esercizio quotidiano della rappresentanza – di cui sono titolari dirette – per la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori.

La discussione ed il confronto in Categoria, e le decisioni che ne stanno derivando, devono restituire forza all’azione sindacale quotidiana, esercitata nei posti di lavoro, centrata sulle questioni di merito che toccano la vita ed il lavoro delle colleghe e dei colleghi nonché dei clienti e dei cittadini che con banche, assicurazioni ed esattorie quotidianamente hanno a che fare.

Confederalità, rinnovamento del quadro dirigente, sempre maggiore coinvolgimento e partecipazione dei lavoratori nelle scelte dell’Organizzazione, esercizio del pluralismo al di fuori degli steccati ideologici, rafforzamento del ruolo dei territori a partire dai luoghi di lavoro sono i principi richiamati dal nuovo Segretario Generale e rappresentano i capisaldi in cui abbiamo sempre creduto e operato per una sempre più efficace ed inclusiva funzione di rappresentanza.

21 luglio 2020

Fisac Cgil Divisione Private

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