Oplà n°14 – Tecnostress II


OPLÀ: Tecnostress (Parte Seconda)


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Possiamo distinguere 5 tipi di technostress:
1) Techno- Overload per cui il sovraccarico informativo che proviene da tante fonti diverse genera “un’onda che travolge”,
2) Techno-Invasion per cui le costanti reperibilità e connessione impediscono una separazione tra vita privata e professionale con “invasione in tempi, spazi e privacy”,
3) Techno-Complexity per cui le continue innovazioni impongono un aggiornamento tecnologico continuo generando “avversione, paura , ansia”,
4) Techno-Insecurity per cui la paura di perdere il proprio lavoro, perché sostituiti da colleghi che meglio padroneggiano le innovazioni digitali, creano “sospetto, frustrazione, invidia”
5) Techno-Uncertainty per cui l’incertezza nel decidere quale strumento usare e quale modello di attività scegliere, il timore di errori o di perdere dati opera “blocco, inefficacia, insoddisfazione, rinuncia, procrastinare, perdita di motivazione”.
Pertanto è molto importante lavorare in prevenzione e protezione dei lavoratori per ridurre i rischi sopra descritti.
Reputiamo che il primo passo sia una corretta diagnosi della situazione partendo da una visione puntuale della realtà attraverso una rilevazione scientifica da condividere con l’università degli studi effettuata attraverso uno specifico test.
In tal senso già di sono attivate alcune banche e saremmo i primi nel settore assicurativo.
Come ben si sa il datore di lavoro è tenuto a predisporre insieme al Documento di Valutazione dei Rischi una Valutazione Rischio Stress Lavoro Correlato, ma non ci risulta che in tale valutazione siano stati coinvolti dei produttori.
Non vorremmo che a risultare stressati fossero solo i dirigenti ed il top management!
Pertanto da settembre cercheremo di avviare un percorso con i nostri iscritti che ci permetta di comprendere con gli opportuni strumenti scientifici lo stato della situazione legata allo stress originato in particolare modo dalla digitalizzazione e dalle nuove modalità organizzative ed operative del lavoro.
Una corretta diagnosi ci permetterà di richiedere all’azienda una formazione mirata sul tema “Techno Stress”, un’alfabetizzazione digitale, di evitare il più possibile l’esposizione alle occasioni di TS attraverso un monitoraggio dei fattori di rischio, di agevolare comunicazione e scambio di conoscenze oltre che aggiornamento ed interventi di policy aziendale con precisione estrema sulle regole (e costanti promemoria per ricordarle).
Ad esempio negli Stati Uniti esiste la pausa digitale contrattata è in Europa grandi aziende bloccano l’arrivo di email nel tempo libero o hanno il sabato “mail free”.
È possibile riconoscere il Techno Stress?
Si, attraverso un Questionario in cui si indaghino i tempi di lavoro, i ritmi, il cambio di abitudini, la velocità di esecuzione richiesta, il carico di lavoro e tanti altri ambiti ancora.
Il datore di lavoro è tenuto a consultare i lavoratori ed i loro rappresentanti perché conoscono bene le dinamiche del lavoro e nelle aziende in cui i lavoratori contribuiscono alla salute e sicurezza l’incidenza degli infortuni è più bassa.
Prendere parte al processo decisionale sviluppa le misure adatte a prevenire con efficacia ed in modo tempestivo.
È il momento di riprendersi la propria salute ‘digitale’.

Elisabetta Masciarelli
Coordinatrice nazionale OP Fisac GI

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