Credit Agricole: Green Pass, il “pasticcio” delle mense aziendali

Tra l’incertezza generale, poca chiarezza normativa e un grande vuoto dal punta di vista della sua applicazione, a quanto pare da mercoledì 11 c.m. alla mensa aziendale del Green Life verrà richiesto il Green Pass. Questo è stato comunicato con altoparlante (sic) ai dipendenti, notizia quindi confermata dalla banca al sindacato.

Tra un dibattito pubblico aperto tra governo e sindacati e la nostra preoccupazione sui temi della privacy e del controllo sanitario dei dipendenti da parte delle aziende, il Gruppo avrebbe deciso di agire al Green Life, anche per le sollecitazioni della società di ristorazione, consentendo l’accesso in mensa solo a chi ha il Green Pass mentre chi non lo possiede potrà richiedere il pranzo da asporto e consumarlo all’interno di altri ambienti. A tal proposito è utile ricordare che i locali occupati da Cir Food sono di proprietà della banca e la mensa è all’interno della banca, non in luogo pubblico e gli accessi al sito complesso sono già ampiamente regolamentati dal Gruppo.

A Piacenza, in Via Poggiali e al Campus, sarebbe invece prevista la sola possibilità di asporto.

Stando alla lettura che il ministero della Salute dà dell’articolo 3 comma 1 del decreto 105 del 23 luglio, le mense aziendali rientrano tra le attività di ristorazione in quanto “servizi svolti da qualsiasi esercizio per il consumo al tavolo, al chiuso” e tenuti, in base alla norma, all’accesso contingentato. E’ evidente che il governo vuole regolare le mense aziendali al pari delle altre attività di ristorazione.

Tuttavia tale interpretazione risulta forzata perché le mense aziendali sono ristorazione collettiva e non pubblici esercizi.
“Se passa questa interpretazione della norma – conviene Cinzia Bernardini, segretaria nazionale della Filcams Cgil -di fatto si introduce un controllo sanitario dei lavoratori. Inaccettabile. E poi chi dovrebbe fare il controllo del Pass? Le lavoratrici delle mense che dipendono da aziende esterne? Follia”.

A proposito di controlli del Green Pass, il ministro Lamorgese non ha escluso “controlli a campione nei locali insieme alla polizia amministrativa, ribadendo però che saranno i titolari a dover provvedere anche “se non potranno chiedere la carta d’identità ai clienti”. Le normative, spesso ambigue, si prestano ad interpretazioni così l’interesse alla salute pubblica si scontra con un sistema di controllo insufficiente e farraginoso che il governo scarica sui gestori degli esercizi e ai loro dipendenti.

Anche la CGIL, sia chiaro, sta invitando tutti i lavoratori a vaccinarsi, e non ha nulla contro il Green Pass ma non può accettare l’introduzione di logiche punitive o sanzionatorie nei confronti dei lavoratori di qualsiasi settore si tratti, anche delle mense.

Se è vero quanto dicono e che la stessa nostra azienda sostiene e cioè che i posti di lavoro “sono sicuri” in conseguenza ai protocolli sulla sicurezza sottoscritti con il distanziamento, lo smart working, i turni differenziati, la sanificazione, l’uso delle mascherine, allora nessuno può sostenere che i locali possano costituire luoghi di diffusione del virus e non deve passare un messaggio sbagliato e cioè che i vaccini e il Green Pass, non in discussione, da soli siano sufficienti a sconfiggere il virus.

Avere il Green Pass non esclude infatti l’applicazione di tutti gli attuali protocolli sanitari, non rende impossibile un eventuale contagio e i presidi sono resi ancora più cogenti dalla diffusione delle varianti del virus tantopiù che, se la norma pretenderebbe di parificare le mense aziendali al servizio pubblico e a tutte le attività al chiuso dove, in questo caso per mangiare, si è costretti a togliere la mascherina per mangiare, viene comunque meno un dispositivo di protezione essenziale…

Sarebbe a questo punto logico garantire tutela a tutti coloro che in mensa, senza mascherina e quindi senza un presidio sanitario essenziale, ma con Green Pass alla mano, potrebbero correre un rischio di contagio.

“Ma le mense aziendali hanno i turni, il plexiglass, la sanificazione periodica. Non sono un ristorante, ma un servizio per chi lavora. Se il governo pensa che il vaccino debba essere obbligatorio, lo dica e approvi una legge. Abbiano il coraggio di farlo. Non si può pensare di raggiungere il medesimo obiettivo in maniera surrettizia, a danno di chi lavora. È una forzatura controproducente rispetto all’obiettivo di realizzare la vaccinazione per tutti”. Così, il segretario generale della Cgil Maurizio Landini in un passaggio della sua lunga intervista di oggi (9 agosto) a Repubblica riguardo il tema delle mense aziendali, oggi tra i luoghi di lavoro in cui è obbligatorio il Green pass.

Alle colleghe e ai colleghi di C.A. che ci chiedono, confermiamo che FISAC anche attraverso i propri RRLLSS sono in prima linea per la tutela dei loro diritti.

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