La necessità della pratica della memoria

GdM 2022 - Fisac Bologna

La memoria non è solo la Shoah del passato tremendo che fu e che, se non si fa attenzione, può riproporsi e imporsi di nuovo.

La memoria deve diventare anche lo scempio pressoché quotidiano nel presente: nel mare che è bara e non culla, nel vicino e più lontano Oriente che è fossa comune e non più fucina di civiltà, nelle lotte di potere a scapito della democrazia.

La memoria non sono stati soltanto gli Ebrei; sono stati anche gli Ebrei (i più, purtroppo, per una delirante volontà persecutoria e di cancellazione), insieme a “zingari’, omosessuali, dissidenti politici, disabili.

La memoria è il popolo siriano e il palestinese, privati della loro terra, quello afghano, iracheno, curdo, iraniano, libico. Esseri umani che fuggono da varie forme di terrore, povertà, guerra.

La memoria non può essere sbrigativamente solo oggi, quell’oggi che trova spazio nei calendari, né deve essere mera commemorazione.

Ho visitato tre campi di concentramento e sterminio: Bergen-Belsen, Dachau e Auschwitz-Birkenau.
Non ci sono parole sufficienti a rendere il senso di ciò che ho visto e provato. È quasi inesprimibile. Ho sentito la vergogna di appartenere al genere umano.
Si è fissata per sempre nella mia testa, come il tatuaggio obbligato, ferita perenne inferta ai deportati, questa scritta su una lapide a Dachau, primo Konzentrationslager che vidi, nel lontano ma nitidissimo 1992.
Den Toten zur Ehr, den Lebenden zur Mahnung“. La frase significa: “Ai morti per onore, ai vivi come monito“.

Noi tutte e tutti dobbiamo rappresentare sempre il monito, essere strumenti di testimonianza, proiettare nel presente la memoria, agire la risolutezza del rifiuto del razzismo e di ogni forma di odio e introdurre la proposizione di nuove pratiche d’amore.

La memoria è il rispetto delle diversità, l’accoglienza, la dignità e il riconoscimento degli stessi diritti umani a ogni essere umano, tutti i santi e profani giorni.

 

La necessità della pratica della memoria

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