Credem – Previdenza complementare: cosa cambia davvero dal 1° luglio 2026?

Dal 1° luglio è entrata in vigore una delle più importanti riforme della previdenza complementare degli ultimi anni. Quali sono le novità per le lavoratrici e i lavoratori del Gruppo Credem? Ne parliamo con il Armando Errico Coordinatore Nazionale FISAC CGIL Gruppo Credem.

Domanda. Dal 1° luglio 2026 è cambiato il sistema di adesione ai fondi pensione. Perché si parla di una svolta?

Perché cambia completamente il punto di partenza. Fino a ieri l’adesione alla previdenza complementare era una scelta che richiedeva un’iniziativa del lavoratore. Oggi, invece, per chi viene assunto per la prima volta nel settore privato dal 1° luglio 2026 l’adesione diventa il percorso “naturale”, salvo una diversa decisione espressa entro i termini previsti dalla legge.

È un cambiamento importante che interessa tutto il sistema previdenziale italiano e che rende ancora più necessario fornire informazioni corrette e complete ai nuovi assunti.

Domanda. Chi riguarda concretamente questa nuova disciplina?

La riforma interessa i lavoratori e le lavoratrici assunti per la prima volta nel settore privato dal 1° luglio 2026, ma anche chi cambia datore di lavoro, sia all’interno sia all’esterno del Gruppo Credem.

Dal primo giorno di assunzione il lavoratore viene considerato “pre-aderente” alla previdenza complementare e dispone di 60 giorni per effettuare la propria scelta.

Domanda. Quali possibilità ha il lavoratore durante questi 60 giorni?

Le opzioni sono tre.

  • Può confermare immediatamente l’adesione.
  • Può scegliere una forma pensionistica diversa, anche se come FISAC CGIL continuiamo a ritenere che il Fondo Pensione di Gruppo o il fondo negoziale rappresentino normalmente la soluzione più vantaggiosa.
  • Oppure può rinunciare espressamente, mantenendo il TFR in azienda oppure, nei casi previsti dalla normativa, presso il Fondo Tesoreria INPS.

Se invece non viene effettuata alcuna scelta entro i 60 giorni, l’adesione diventa definitiva automaticamente. In quel momento confluiranno nel fondo non soltanto il TFR maturando, ma anche il contributo minimo del lavoratore previsto dal contratto e il contributo del datore di lavoro.

Domanda. Tutti i nuovi contratti sono interessati dal meccanismo del silenzio-assenso?

No. La procedura automatica riguarda esclusivamente i rapporti di lavoro di durata superiore ai 60 giorni.

Sono invece esclusi i contratti di durata inferiore ai due mesi.

Per chi era già dipendente al 30 giugno 2026 e non cambia azienda, invece, nulla cambia: tutte le scelte previdenziali già effettuate restano valide.

Domanda. Ma la vera novità arriverà a fine ottobre. Di cosa si tratta?

Dal 31 ottobre 2026 entrerà in vigore una modifica che possiamo definire storica.

Per la prima volta sarà possibile trasferire la propria posizione previdenziale verso un fondo aperto o un PIP senza perdere il contributo del datore di lavoro, purché siano trascorsi almeno due anni di permanenza nella forma pensionistica complementare.

Fino ad oggi questo non era possibile: chi usciva dal fondo negoziale perdeva automaticamente il contributo aziendale. Da ottobre questa penalizzazione verrà eliminata.

Domanda. Questo significa che tutti i fondi pensione diventano equivalenti?

Assolutamente no. La possibilità di trasferire il contributo datoriale aumenta la libertà di scelta, ma non elimina le differenze economiche tra le varie forme pensionistiche.

I fondi negoziali e il Fondo Pensione di Gruppo continuano ad avere costi di gestione nettamente inferiori rispetto ai fondi aperti e, soprattutto, ai PIP.

Parliamo di un costo medio indicativo intorno allo 0,38% per il Fondo di Gruppo, contro circa l’1,44% dei fondi aperti e oltre il 2% dei PIP.

Nel lungo periodo questi costi incidono in modo significativo sul capitale che ciascun lavoratore riuscirà ad accumulare. È proprio per questo che la nostra valutazione continua a essere favorevole ai fondi negoziali.

Domanda. La riforma introduce anche altre novità?

Sì. Vengono ampliate le modalità di erogazione delle prestazioni al pensionamento, introducendo strumenti più flessibili oltre alla tradizionale rendita vitalizia e alla liquidazione in capitale.

Inoltre aumenta anche il limite di deducibilità fiscale dei contributi volontari e datoriali, che passa da 5.164,57 euro a 5.300 euro annui, offrendo un ulteriore beneficio fiscale ai lavoratori che investono nella previdenza complementare.

Domanda. Quale sarà il ruolo della FISAC CGIL in questa fase?

Sarà fondamentale. La riforma attribuisce un’importanza ancora maggiore all’informazione.

Come Coordinamento Nazionale FISAC CGIL Gruppo Credem chiediamo ai nostri delegati, alle RSA e a tutti i rappresentanti sindacali di essere presenti nei luoghi di lavoro, affinché ogni nuova assunzione riceva informazioni corrette, complete e realmente neutrali.

La scelta previdenziale accompagnerà ogni lavoratore per decenni. Non può essere condizionata dalla fretta o dalla scarsa conoscenza degli strumenti disponibili.

Per questo continueremo a svolgere un ruolo di informazione, assistenza e tutela, aiutando ciascuno a compiere una scelta realmente consapevole.

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