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RESOCONTO DELLE ASSEMBLEE UNICREDIT DELLA PROVINCIA DI VICENZA… e non solo! – Settima puntata
Introduzione
Care colleghe e cari colleghi, su vostro suggerimento, abbiamo scelto come titolo di questa puntata il tema dell’ultimo Festival Biblico, da cui prendiamo alcuni frammenti: «In una società che percepisce il limite come un ostacolo da superare», il Festival proponeva «uno sguardo diverso: il limite come dimensione costitutiva dell’umano, spazio di senso, relazione e libertà». Ci proviamo anche noi.
Nelle assemblee è emerso questo tema e ci è stato chiesto di rappresentare un punto di vista differente. Nelle scorse puntate abbiamo affrontato questioni pratiche riferite alla quotidianità; questo sarà invece un volantino più “di cornice”, che forse può aiutarci a comprendere meglio le trasformazioni del nostro lavoro e lo stress, l’insoddisfazione e il malessere che ne derivano. Come ricorda Palombella rossa, «Le parole sono importanti!»: anche il sindacato ha il dovere di offrire un orizzonte di significato alternativo. Parliamo quindi di UniCredit Unlimited. La filosofia del non volersi mai accontentare rappresenta la cornice entro la quale trovano senso la carenza di personale dovuta alla volontà di minimizzare i costi, le pressioni commerciali e lo scarso interesse per il benessere di lavoratrici e lavoratori.
Il limite come valore, non come ostacolo
Riprendendo le parole del Festival Biblico, «In una società che percepisce il limite come un ostacolo da superare», potremmo adattarle al nostro contesto parlando di «una banca che percepisce il limite come un’asticella da saltare». Una metafora che richiama da vicino il continuo innalzamento degli obiettivi.
Non c’è nulla di sbagliato nel cercare di migliorarsi o nel porsi nuovi traguardi. È però fondamentale essere consapevoli dei costi che accompagnano questa ricerca continua del superamento dei limiti. Costi che derivano dal fatto che, in quanto esseri umani, siamo inevitabilmente limitati. Il limite è una nostra dimensione costitutiva.
Una lettura superficiale potrebbe interpretare questa riflessione come una rinuncia o un ridimensionamento delle capacità individuali. Ma non è così. Viviamo immersi in una cultura che considera negativo tutto ciò che non accelera, non cresce o non supera continuamente se stesso. Eppure i limiti danno sicurezza, favoriscono relazioni equilibrate, proteggono il corpo e la mente e permettono di trovare soddisfazione in ciò che è già stato raggiunto, evitando l’ansia di inseguire traguardi sempre più lontani.
Le conseguenze di una crescita senza limiti
Ridare dignità al concetto di limite significa anche prendere atto delle conseguenze generate dalla sua assenza. Il desiderio di una crescita illimitata ha certamente prodotto benessere per molti e privilegi enormi per pochi, ma ha lasciato un conto pesante a moltissime persone: danni ambientali, squilibri sociali, difficoltà per intere categorie di lavoratori e profonde disuguaglianze. Anche nel contesto lavorativo bancario questa rincorsa continua alimenta il malessere già descritto nelle precedenti puntate.
Pressioni commerciali e organizzazione del lavoro
L’azienda afferma che nel tempo siamo stati capaci di «cambiare, crescere, superare costantemente ciò che gli altri ritenevano impossibile». Ciò che, secondo le organizzazioni sindacali, non viene considerato è che per molti lavoratori questo percorso non rappresenta una libera scelta, bensì l’effetto di un’organizzazione del lavoro che restringe progressivamente gli spazi di autonomia, fenomeno che spesso viene sintetizzato con l’espressione pressioni commerciali.
Gli sforzi richiesti comportano inevitabilmente fatica, anche quando condivisi. Per molte persone questa dinamica si traduce in frustrazione e sofferenza, soprattutto per chi vive il lavoro con una diversa idea di equilibrio tra vita professionale e personale.
«Non è un gioco»
Qualche mese fa è stato affermato che l’obiettivo sarebbe quello di «riscrivere le regole del gioco». Un’espressione ritenuta infelice dalle organizzazioni sindacali, perché il lavoro non è un gioco. È l’attività che permette a migliaia di persone di costruire la propria vita e garantisce un servizio essenziale alle comunità. Non si sta giocando: si sta vivendo.
Il limite come tutela della consulenza
Il senso del limite consente quotidianamente di proporre ai clienti soluzioni adeguate, pur dovendo affrontare richieste sempre crescenti da parte del management. È il limite che permette di mantenere il ruolo di consulenti senza essere travolti da una continua escalation di obiettivi: dal conto economico “in verde”, al raggiungimento del Valore, fino agli extra-performance bonus e alla cosiddetta Ambition.
Tra le normalizzazioni considerate improprie viene indicata anche quella dell’extra-performance finalizzata al raggiungimento di premi economici che, tuttavia, non dipendono esclusivamente dall’impegno individuale, ma anche da fattori esterni alla volontà del lavoratore. Il messaggio che rischia di passare è: «Intanto lavora di più, poi vedremo se ti pagheremo oppure no».
Che cos’è davvero l’Ambition?
Alla domanda su cosa rappresenti realmente l’Ambition, le risposte raccolte tra colleghe e colleghi sono state numerose e differenti. Il messaggio percepito, però, appare sempre lo stesso: non accontentarsi mai.
Da qui nasce un interrogativo: di chi è questa Ambition? È forse l’ambizione di chi vuole primeggiare nel risiko bancario senza considerare realmente, se non a parole, il benessere delle lavoratrici, dei lavoratori e della società nella quale la banca opera?
Il potere del limite
Secondo il documento, lavoratrici e lavoratori hanno ancora la possibilità di non abbandonarsi alla vendita indiscriminata di qualsiasi prodotto a chiunque, senza limiti. È questo il vero potere del limite.
L’impegno nel lavoro continuerà, come sempre, ma entro limiti compatibili con la dignità della persona e con un corretto esercizio della professione.
La sfida all’azienda
Il documento conclude rilanciando una sfida a UniCredit: se davvero la filosofia è quella dell’“unlimited”, perché continuano a esistere limiti nell’accesso al part-time, nella formazione e nelle assunzioni? Sono proprio questi gli ambiti nei quali, secondo le organizzazioni sindacali, sarebbe necessario dimostrare concretamente attenzione alla conciliazione tra vita e lavoro e alla qualità dell’occupazione.
Appuntamento alle prossime assemblee
Con questa settima puntata si conclude la prima stagione dei volantini dedicati al resoconto delle assemblee. Le organizzazioni sindacali spiegano di aver cercato di rappresentare fedelmente quanto emerso dal confronto con lavoratrici e lavoratori e danno appuntamento al prossimo autunno per nuove assemblee, nelle quali proseguire il dialogo e decidere insieme le iniziative da intraprendere per migliorare le condizioni di lavoro. Il documento si chiude con un augurio di buon agosto rivolto a tutte e tutti.




