Unicredit Region Nord Est: Lettera a Francesco

LETTERA A FRANCESCO

Ciao caro collega. Se così si può ancora dire…

Ti scriviamo in tanti: chi lavora qui da dieci, venti, trent’anni; chi è qui da pochi mesi, tra stage e primo contratto; chi arriva da un’altra banca; chi aspetta l’esodo o il garden leave, contando i giorni che restano. Voci diverse, storie diverse, ma dopo aver ascoltato il tuo podcast da Piazza Renato Simoni abbiamo trovato lo stesso vuoto: di chi lavora già qui, in tutte le sue forme, quasi nessuna parola.

Il racconto era tutto per chi arriva da fuori: la storia di Walter, quella di Giorgio, i criteri di selezione, i canali di scouting, gli “occhi della tigre”. Chi lavora già in banca, con qualunque anzianità, compare solo in una frase buttata lì alla fine — “investire sulle persone, quelle che già fanno parte del gruppo” — e poi di nuovo, ma solo per chiedere scouting, per chiedere di fare da calamita, di portare nuovi nomi. Le competenze, le ambizioni di chi lavora già qui, non le hai mai chieste con la stessa cura riservata a un colloquio esterno. Anche il colloquio annuale, per molti, non è mai stato lo spazio per un confronto vero.

Parli di empatia come sinonimo di positività. Non lo è. L’empatia vera è accorgersi di chi hai davanti anche quando non sta comprando niente, anche quando non sta facendo un colloquio per farsi assumere, anche quando sta per lasciare un lavoro dopo una vita intera. È ascoltare la risposta scomoda, non solo quella che conferma la strategia del momento.

E quando la competenza la chiedi, intendi una cosa sola: la capacità di vendere i prodotti che la banca decide di spingere, mese dopo mese. Non la conoscenza del cliente costruita in anni, non l’esperienza di chi ha insegnato il mestiere — spesso in modo informale, senza percorsi strutturati — a chi era nuovo in filiale, arrivato da fuori o da un altro istituto, senza conoscere le nostre procedure e la nostra normativa. Quell’affiancamento lo ha fatto chi lavora qui da tempo, volentieri, perché accogliere chi arriva è indispensabile. Ma di questo impegno, nel tuo racconto, non c’è traccia — così come non c’è traccia della formazione specifica con cui gli area manager, ruoli prevalentemente commerciali, si preparano a selezionare e valutare le persone.

Chi ha appena iniziato scopre in fretta che l’entusiasmo lascia presto il posto ai soli target. Chi arriva da un’altra banca riceve, all’inizio, racconti e attenzioni — ma diventa in poco tempo un nome tra tanti, e le competenze e le ambizioni che tanto interessavano in fase di selezione smettono presto di essere richieste. Chi aspetta l’uscita, dopo una vita passata in filiale, resta in attesa di una data comunicata con la stessa scarsa chiarezza con cui, a monte, non gli è mai stato chiesto cosa servirebbe per restare — o per andarsene con dignità.

Ci chiedi di essere calamita, di attrarre nuovi talenti, di parlare bene del gruppo là fuori. Va bene, ci stiamo. Ma allora dicci chiaramente: le nostre competenze e le nostre ambizioni contano solo quando servono a portare qualcun altro dentro, non quando riguardano noi.

Non sappiamo ancora cosa faremo. Ma con occhi diversi, questo sì.

Grazie Francesco. E forse grazie Remo e grazie Andrea.

Verona, 10 settembre 2026

I Coordinatori Territoriali UniCredit
Fabi – First Cisl – Fisac Cgil – Unisin della Region Nord Est

 

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