Cattolica: etica o etichetta?

Il bilancio sociale 2012 del Gruppo CATTOLICA non è stato pubblicato. Ciononostante, sul sito internet di CATTOLICA è ancora possibile leggere: “Il bilancio sociale è lo strumento che fornisce un quadro d’insieme della responsabilità sociale di Cattolica Assicurazioni. Descrive l’operato del Gruppo, in termini quantitativi e qualitativi, e ne mostra gli effetti sulle varie categorie di stakeholder che hanno relazioni significative con l’azienda. In particolare, la rendicontazione del valore aggiunto prodotto e distribuito esprime in termini numerici l’incidenza della realtà Cattolica a livello economico e sociale”.
Premesso che la Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI) è la responsabilità delle imprese per l’impatto sulla collettività dei loro comportamenti sociali ed ambientali, che non escludono il pieno rispetto di leggi e contratti, il bilancio sociale 2011 – l’ultimo pubblicato – non risulta conforme allo standard (GBS) in base al quale CATTOLICA dichiara di averlo predisposto.
Sebbene presenti degli elementi positivi – tra cui la delibera quadro del CdA sugli investimenti socialmente responsabili (che esclude, ad es., quelli in società implicate nel commercio di armi) – il bilancio sociale 2011 non ha infatti recepito:

  • le opinioni e i giudizi dei portatori di interessi (stakeholder), tra cui i dipendenti; gli obiettivi di miglioramento per l’esercizio successivo; la rendicontazione dell’impatto delle attività del Gruppo sull’ambiente;
  • il corretto prospetto di distribuzione della ricchezza (valore aggiunto), non distinguendo ad esempio tra quanto distribuito per obbligo contrattuale (a tal proposito nel 2011 ai dipendenti di CATTOLICA è andato il 16,8% contro il 33,5% di GENERALI ed il 29% di UNIPOL) e quanto a titolo discrezionale;
  • gli indicatori chiave dei comportamenti sociali di CATTOLICA nei confronti del proprio personale, quali ad es.il grado di soddisfazione dei dipendenti, la percentuale di incremento medio delle retribuzioni, la percentuale dei dipendenti con aumento retributivo, il numero dei contenziosi per tipologia, etc, etc

“Cgil, Cisl e Uil ritengono che le aziende che intendano qualificarsi come socialmente responsabili siano tenute a misurarsi su indicatori sociali ed ambientali non derogabili” (Forum italiano sulla RSI).
Tra questi indicatori rientrano indubbiamente quelli recentemente presentati dall’ISTAT e dal CSR Manager Network (l’associazione nazionale dei manager della RSI) – elaborati nell’ambito di un progetto sostenuto dall’Università CATTOLICA e da alcune aziende, tra cui GENERALI e UNIPOL – che permettono di misurare e – per la prima volta – confrontare le aziende su queste tematiche.
Se CATTOLICA volesse superare l’attuale fase di autoreferenzialità che caratterizza la sua responsabilità sociale – minandone la credibilità – dovrebbe innanzitutto rendere conto dei propri comportamenti sociali, ambientali e di governance in un bilancio sociale pienamente conforme allo standard adottato, integrandone gli indicatori con quelli ISTAT e dimostrando nella pratica delle relazioni sindacali di riconoscere la pari dignità a tutte le OO.SS. privilegiando tavoli unitari.
La FISAC CGIL misurerà da subito la responsabilità sociale di Cattolica al tavolo sui futuri assetti di Cattolica Services, convocato per fine mese, e nella sua disponibilità a definire un quadro di garanzie omogenee per tutti i lavoratori del Gruppo da definirsi in relazione al nuovo piano industriale in corso di preparazione.
Milano, Roma, Verona, 24 marzo 2014 FISAC CGIL Gruppo Cattolica