Lazio – Ecco perchè il 25/10 dobbiamo stare in piazza

 

 

 

Pubblicando l’intervento che segue pensiamo, come Fisac Cgil di Roma e del Lazio, di dare un significativo contributo affinché tutti possano riflettere – anche coloro che ritengono di essere stabilmente al di fuori di certe realtà – su cosa significhi vivere nella precarietà  del lavoro senza alcuna tutela della propria condizione e dignità.

Ci è sembrato che l’esperienza diretta raccontata con tanta concretezza e nel contempo priva di rassegnazione da parte di un lavoratore, che pure rappresenta sempre più lo stereotipo della condizione-lavoro, fosse più utile di tanti discorsi o analisi politiche per motivare la manifestazione della CGIL del 25 ottobre p.v.

Tutti sono coinvolti, lavoratori e cittadini di un Paese che si dice democratico, perché la nostra Costituzione non a caso definisce il lavoro, la sua tutela, il suo diritto, la sua dignità come il fondamento della democrazia e della libertà : e allora potremmo onestamente affermare che le vicende subite da Alessio e dai tanti come lui, rappresentino un esempio di democrazia e libertà sostanziali?

Il 25/10 e alle iniziative che seguiranno partecipiamo tutti con convinzione.

Il Segretario Generale  Claudio Vittori

 

 

Intervento fatto in assemblea

Ho 29 anni, moglie e due figli, uno di 4 anni, mio, uno di 12, di una precedente relazione di mia moglie, che ovviamente amo come se fosse mio, visto che lo cresco da quando ne aveva 5.

Si, pensate che scemo, ho pensato di mettere su famiglia, in un momento in cui sembrava avessi svoltato.

Parto dalla fine.

Poco tempo fa ho avuto un colloquio allo Sheraton, a proposito mi sono dimenticato di dirvi che ovviamente sono disoccupato.

Faccio il cuoco, a Roma, mi sono diplomato ed ho cominciato a lavorare a 16 anni, l’estate, in gelateria, nei ristoranti, pure in Sardegna (15 ore al giorno per tre mesi, non mi ricordo giorni di riposo e il bagno lo facevo di sudore). L’inverno invece, il martedì ed il venerdì sera ed il sabato mattina in pescheria, per 3 anni.

Scusate la digressione, era solo per sottolineare che con certi stereotipi non c’ho mai avuto niente a che fare, tipo bambagia, playstation, iphone, capi firmati.

Dicevo allo Sheraton mi offrono  lavoro dalle 8 alle 15 e dalle 18.30 alla chiusura, quindi 22.30/23/23.30/24/25/26, tutti i giorni per 6 giorni a 1200 euro al mese, ne pago 600 di affitto a Riano, che sta a 60 km.

In precedenza sono stato per 4 anni nei ristoranti di Piazza Navona di proprietà … vabbè lasciamo perdere.

A settembre cominciava l’incubo, arrivava la scadenza del contratto, come socio di cooperativa.

Ottobre a casa, ma non era quello il problema, non potevo cercarmi un altro lavoro, perché stavo sempre con la speranza che mi richiamassero. Questi pagavano bene, 1600 euro al mese, quando c’era il contratto, 503 in busta paga, il resto a nero, perché avevamo, si avevamo tutti, il contratto a tempo determinato a 4 ore al giorno e ne lavoravamo 60/65.

Quando c’era la doppia,  entravo alle 8 di mattina ed uscivo all’una di notte, 2 volte a settimana.

Mai visto controlli.

All’ispettorato del lavoro ci hanno detto che dovevo fare la denuncia, con nome e cognome, con un tono che sembrava dire “Tiette er lavoro e nun ce rompe li cojoni”.

Che dire dei 52 gradi e del 90% di umidità dentro la cucina.

Comunque a novembre/dicembre mi richiamavano e poi aspettavo il contratto che arrivava a marzo/aprile, con scadenza settembre, in tutto questo tempo ovviamente lavoravo in nero, il tutto, sempre maledettamente senza ferie, né malattie.

Vi è mai capitato di avere una colica renale? Ecco immaginatevi, imbottito di antidolorifici,  fra acqua e olio bollente e chi vi urla nelle orecchie di muovervi … coltelli affilati e forchettoni.

E zitto perché il proprietario non è uno di quelli a cui puoi fare una vertenza, tre ristoranti sulla piazza, caffè, pub e bisteccherie nelle immediate vicinanze, attico e superattico a piazza Navona.

Incassi da 8.000 a 30.000 euro al giorno, con clientela che metteva il ketchup nella matriciana o la marmellata nella carbonara.

Pasta sempre troppo cruda che lavata e ribollita, tipo colla, diventava sublime.

E poi è arrivata la legalità, il sindaco Marino ha fatto togliere 40 tavolini, che stavano lì da sempre, il Domiziano, Vacanze Romane, i Tre Scalini, stanno lì, credo, da 80 anni ed io insieme a tanti altri abbiamo perso il lavoro.

Noi italiani perché quelli che chiamiamo i “Bangladesh” (e mi rendo conto che sto diventando razzista) se li sono tenuti, del resto di persone disposte a lavare i piatti, cucinare, buttare la monnezza, pulire per terra, prendersi schiaffi ed insulti, dormire per terra, dopo la chiusura, così gli fanno pure da custodi, a 4/500 euro al mese come fai a privartene.

Zitto perché il mio art. 18 era che dopo mesi di prova, passavano 18 ore, mediamente, dal momento in cui chiedevo di essere regolarizzato a quello in cui venivo licenziato.

Ci abbiamo provato una volta a rivolgerci al sindacato, per aprire la pratica mi hanno chiesto l’iscrizione, 100 euro per FILCAMS, fortuna che c’era mio padre che ha pagato i 50 euro del NIDIL. Peccato che la pratica è rimasta nel cassetto di Roma Centro per un anno, finché lui non si incazzato e si è andato a riprendere il tutto per darlo all’avv. Spinosa.

Ero stato 8 mesi a nero ai Vegetariani di Via Margutta …

Domani devo tornare? Domani devo tornare?

Tutte le sere così mentre dalla cassa prendevano i 50 euro che mi spettavano. Ovviamente quando ho chiesto di farmi il contratto mi hanno dato un calcio in culo, così come me lo hanno dato il sindacato ed il giudice, che nonostante testimoni, fotografie e filmati, ha deciso che non era accertabile che io avessi lavorato lì continuativamente.

Dell’appello nemmeno a parlarne chi ce li aveva i soldi, perché la causa poi è diventata privata e Benedetto ce l’ha perorata per l’amicizia con mio padre.

E prima ancora, a Capena, con il proprietario che, quando si avvicinava il giorno di paga, che non era mai lo stesso, molto variabile dal 5 al 20, faceva un salto a Cassino e tornava con rotoli da 500 euro. Sia lui, croato, che la moglie, cubana, andavano in giro con la pistola nascosta, ma a portata di mano, pure dentro al ristorante.

Io non ho mai visto controlli, nemmeno nelle catene di ristoranti e pizzerie, 12 per la precisione, tra Piazza Trilussa ed il Torrino, gestiti da pischelli più giovani di me, con qualche tavolino sempre prenotato, ed appartato, dove si sedevano delle volte quelli col gessato e cavezza d’oro, altre volte gente in divisa, a strisce blu o gialle.

Ed io, noi, sempre a nero.

In quel periodo il più onesto mi pagava con i voucher, perché aveva la moglie impiegata alle poste.

Data la precarietà ho provato a trovare lavoro nel ristorante di un circolo, bello, grande, elegante, 2000 euro al mese con il contratto a tempo indeterminato, un sogno.

Ma poi un giorno al circolo entra uno dei pischelli di cui sopra, socio del tennis, “Ah e tu qua che ce stai a fa’?”.

Mi è crollato il mondo addosso, dopo 18 ore stavo fuori, erano passate solo 3 settimane.

Tralascio tutte le “prove” nei vari ristoranti, 3 / 4 giorni, che potevano diventare pure un mese, due mesi, tre mesi. L’ultima volta in un ristorante chic di piazza Tuscolo, per i 3 giorni di prova mi hanno dato 61 euro. Unico chef, con la responsabilità totale della cucina, che andava dalla spesa all’impiattamento,  mi avrebbero dato 1200 euro, 12/14 ore al giorno, ma con il riposo settimanale la domenica.

Ci sarebbe pure mia moglie, che ha sempre lavorato, ma chi glielo da un lavoro? Mio figlio a scuola non lo prendono, perché in graduatoria favoriscono le madri che lavorano.

Adesso sto provando ad andare via da Roma, Toscana, Abruzzo, Emilia, ma so’ disposto ad andarmene dall’Italia, paese di merda. A me gli 80 euro non li hanno dati perché sono incapiente, certo con 500 euro in busta paga. Sono 14 anni che lavoro, ho contributi per 3 anni, 6 mesi di quello che mi pagava con i voucher.

La casa non gliela faccio più a pagarla, il riscaldamento è un miraggio, il GPL costa un botto, e pure le caramelle per il piccolo, alla festa del paese, non me le posso più permettere.

Sì i miei genitori mi aiutano, da mangiare non ci manca, ma la dignità non la mangi, te se la mangiano gli altri.

Devono aiutare pure mia sorella, 32 anni, che lavora come parrucchiera a 35 euro al giorno, 2/3 giorni a settimana.

Lei è fortunata, perché sta  a Veroli con il fidanzato che ha casa che gli hanno lasciato i genitori quando sono morti, e spesso la pagano con frutta e verdura.

 

Alessio Andreucci

 

 

 

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