Lazio – Ubis Roma, Appalti…………Correttezza? Buona fede? Trasparenza?

APPALTI: Correttezza? Buona Fede? Trasparenza?

 

Dopo un copioso scambio di mail, finalmente ci si vede in faccia e ci si racconta le cose.

L’azienda ammette che c’è un ritardo organizzativo e, considerando che le richieste sugli appalti sono partite a marzo, siamo nell’ambito della “correttezza e buona fede”: questa frase sembra detta più a beneficio dell’eventuale giudice che altro ed è risuonata come excusatio non petita. Si dicono cauti negli appalti poiché sono solidalmente responsabili nei confronti sia degli stipendi che dei versamenti previdenziali e fiscali.

L’azienda dichiara di non avere informazioni sui subappalti e, nascondendosi, male, dietro a un dito, sostiene con imbarazzo che l’art. 19 del CCNL parla solo di appalti. Ma a questa RAS basta citare l’art. 1656 c.c. per sentirsi rispondere che ovviamente i subappalti sono stati autorizzati con “correttezza e buona fede”. Quindi li conoscono e non ce li vogliono fornire se non costretti in tribunale.

Tanto per citare un contratto fresco fresco ci parlano di IVRI che ha ottenuto l’appalto delle portinerie:

la delegazione aziendale ci informa che IVRI applicherà il contratto di “operatore fiduciario” – e pensare che ci hanno sempre detto che loro non sanno quale contratto applicano gli appaltatori! –

assumendo il personale della Master Service e calcolerà le differenze tabellari come ad personam.

Trascurano di dirci però che il contratto “multiservizi”, che attualmente regola i rapporti di lavoro del personale delle portinerie, prescrive che il personale venga riassunto in caso di cambio di appaltatore, norma non presente nel contratto di “operatore fiduciario”, che inoltre non prevede la

quattordicesima: chiameremo anche questo “correttezza e buona fede” per evidenziare che si va a ricercare efficienza e produttività sulla pelle di lavoratori già pagati pochissimo.

Certo che è strano, veramente strano, oseremmo quasi dire bizzarro che il servizio di portinerie, su Roma, rimarrà alla stessa società, la MASTER SERVICE – che per inciso nessuno conosce, nemmeno chi ci passa davanti tutti i giorni, manco fossero dei “fantasmini” – che però opererà in subappalto.

Ovviamente al guadagno della Master Service va aggiunto quello della IVRI.

Certo una bella boccata di ossigeno per una società che sta sotto di quasi 24.000.000

(ventiquattromilioni) di euro e magari non solo per lei

http://www.securindex.com/news/leggi/556/21-investimenti-cede-ivri-al-gruppo-ksm-di-palermo

Oppure come è più probabile, UBIS e più in generale Unicredit, si avvarrà del servizio a parità di costo, visto che IVRI si è impegnata ad assumere le persone che già svolgevano le attività, ma allungando la filiera, fa pagare la differenza di tasca loro ai lavoratori in termini monetari e di diritti contrattuali.

Non ci dicono quali CCNL applicano le società appaltatrici poiché “tanto cambiano continuamente contratto”, anche qui “correttezza e buona fede” vorrebbero che a maggior ragione questi fossero monitorati molto attentamente, visti proprio i continui cambi di contratto.

A proposito di “correttezza e buona fede”, efficienza organizzativa e comunicativa, l’azienda, come noto, ci ha segnalato 41 società, a fronte delle quali noi ne abbiamo trovate altre 73, fra le quali la BE CONSULTING SPA, dell’ex presidente di Capitalia Informatica, con 84 consulenti che lavorano per noi nelle più svariate funzioni aziendali, ed la TERADATA ITALY SRL, presente con 39 persone, che gestisce un ganglio vitale dell’azienda e che fornisce analisi e dati fondamentali per consentire al management di prendere decisioni.

L’azienda chiede di conoscere anche le altre 71 società, accusandoci, in caso contrario, di non tenere un comportamento improntato alla “correttezza e buona fede”. Qui si rivoltano le carte in tavola.

Innanzitutto non siamo noi a dover fornire informazioni, ma loro. Non siamo tenuti a chiedere informazioni, ma ad averle a prescindere: si parla di appalti non di subappalti, a proposito di art. 19 del CCNL.

Se non avessimo richiesto gli appalti nel 2009, 2010, 2011 e 2012 non avremmo avuto nulla, il tutto in splendida solitudine, con il tavolo sindacale che, su questo argomento, si è spaccato due volte. Nel 2013, infatti, per “vedere l’effetto che fa” non li abbiamo chiesti, ed infatti non ce li hanno dati, né nessun altro li ha richiesti.

A questo punto i delegati aziendali ci hanno fatto presente che, su loro richiesta, l’ABI ha risposto che solo noi – FISAC/CGIL di UBIS di Roma – “rompevamo le scatole” e che i dati che ci venivano forniti erano anche più del dovuto.

Infine ci hanno chiesto tempo (due mesi ancora) per verificare se i dati sui subappalti siano così rilevanti da doverceli segnalare, insistendo con ripetuto imbarazzo che per quanto riguarda l’articolo 19 del CCNL era sufficiente quanto consegnato.

Contestiamo all’azienda il mancato controllo sulle normative relative ai badge – siamo al paradosso, è il sindacato ad invocare le direttive di Sacconi – art. 26, co. 8 dlgs 81/08 – denunciando che ci sono consulenti che da anni entrano in UBIS consegnando un documento e ritirando una tessera da visitatori, ovvero consulenti dipendenti di subappalti, se non addirittura Co.Co.Pro, che girano con tesserini di appaltatori.

E’ possibile che l’azienda non sappia che le società appaltatrici e subappaltatrici usino Co.Co.Pro e

partite IVA? Consulenti che potrebbero essere contattati direttamente da UBIS, saltando l’intermediazione e risparmiando chissà quanto, magari a beneficio dei lavoratori: i co.co.pro o partite IVA in questo caso.

Abbiamo perciò suggerito di costituire una task-force di ispettori che controllasse stanza per stanza,

persona per persona, il ruolo svolto, come facemmo noi nel 2004 in Capitalia Informatica.

E’ assurdo da un punto di vista imprenditoriale ed eticamente inaccettabile, dal punto di vista sindacale, che un lavoratore venga sfruttato da sub appalti con CO.CO.PRO a 700 euro al mese mentre al committente costa 250/300 euro al giorno.

La differenza – a naso – sembra sensibile, a proposito di “ossi succulenti”.

RSA FISAC CGIL UBIS ROMA

 Roma, 1 agosto 2014