Lazio – Ubis Roma, Appalti………..truccati e appalti col trucco, ovvero il trucco degli appalti

Appalti truccati e appalti col trucco, ovvero il trucco degli appalti

 Appalti truccati all’EXPO, appalti truccati al MOSE, appalti truccati nella ricostruzione de L’Aquila, appalti truccati per il G8 alla Maddalena: in questi casi però si era nel pubblico, con decine di società e centinaia di persone a controllare, fra funzionari di Stato, Guardia di Finanza, Carabinieri, Giudici e PM.

Qualcuno chiederà: che c’entra una premessa del genere? La risposta risiede nell’art. art. 19 del CCNL, ai sensi del quale è il Sindacato il soggetto chiamato a controllare gli appalti stipulati da qualsivoglia Entità del settore Bancario, UBIS inclusa.

Dietro nostre ripetute richieste e solleciti UBIS ha fornito una lista di 41 Società con le quali – a suo

dire – sarebbero in essere contratti di appalto per l’appunto, ma ci è bastato poco per individuarne ulteriori 49, sparse qua e là per l’Italia e presso le 1099 strutture di UBIS.

Con l’aiuto del web, nelle nostre ricerche, abbiamo trovato – con riferimento ovviamente agli ipotetici “servizi specialistici” forniti dalle Società oggetto d’indagine – descrizioni assolutamente cervellotiche e stereotipate, con frasi del tipo “supportare le aziende nelle loro attività di creazione e di sviluppo di nuovi prodotti e servizi”, ovvero “fornire soluzioni tecnologiche di livello enterprise e servizi gestiti che integrano conoscenza approfondita, innovazione ed esperienza nelle tecnologie”: espressioni queste oramai comuni e standard per decine e decina di società di “consulenza”, per qualsiasi settore di cui si abbia tempo e pazienza per effettuare indagini tramite il ben noto motore di ricerca Google.

A questo punto, non volendo minimamente accostare le situazioni riportate all’inizio con quanto dichiarato da UBIS, è singolare che per ben 4 volte l’azienda abbia richiesto alla scrivente Struttura sindacale di segnalare le discordanze tra le informazioni in nostro possesso e quanto daessa dichiarato o comunicato in merito, manifestando “la più ampia disponibilità” sull’argomento.

Ecco: una tale risposta insospettisce, manifesta dubbi sulla reale volontà di collaborare e/o (cosa questa ancora più grave se venisse riscontrata) incertezze nel funzionamento delle proprie Strutture Organizzative: UBIS in altri termini sembra non avere il controllo, nello specifico, su informazioni globali come quelle inerenti gli appalti aziendali e chiede informazioni addirittura alla controparte sociale. Qualcosa sembra non andare per il verso giusto nell’organizzazione aziendale e nella verifica interna.

Vuoi vedere che potrebbero esserci dei centri di acquisto, proprietari di bilancio, che possono provvedere da soli, senza altra autorizzazione e soprattutto senza rendicontazione, a stipulare contratti di appalto? Ovvero pagare fatture ad un’azienda che a sua volta gira “parte” del ricevuto ad altra azienda e così via. Si tratta forse di subappalti di cui non siamo a conoscenza?

Questo, oltre all’aspetto sindacale disatteso, sarebbe ben più grave.

Nel nostro precedente documento avevamo scritto chiaramente, senza equivoci, né infingimenti che avremmo fatto il nome di queste società solo in presenza di un’autorità terza che impedisse la cacciata delle aziende in questione con la conseguente perdita di lavoro da parte di decine e decine di Persone.

E’ vero che l’art. 19 del CCNL (I° comma) obbliga testualmente il Committente a farsi rilasciare dall’appaltatore una dichiarazione apposita sul rispetto delle norme contrattuali di riferimento; ma come fa l’appaltante (UBIS nel caso) a verificare che la controparte non utilizzi lavoratori a nero o CO.CO.PRO., ovvero che non applichi le suddette norme se non sa, o non vuole sapere, quale contratto venga applicato?

Non è sufficiente scrivere che nessun ODC o altra RSA si sia mai lamentata prima dei dati forniti, per affermare che UBIS ha sempre reso possibile l’esercizio delle prerogative sindacali di controllo: il problema di fondo è che Lei stessa non è in grado di verificare e controllare i dati a propria disposizione.

Comunque sia, vediamo che cosa si potrebbe a nostra cura verificare e controllare, basandosi sull’informativa fornita da UBIS:

 

  • La partita IVA, se corrisponde alla ragione sociale dell’AZIENDA, poi l’indirizzo e la città.

 

  • Presenza dell’appaltatore. Si potrebbe controllare che l’appaltatore effettivamente lavori presso quella struttura, ma questa nell’informativa non c’è e se anche ci fosse come potremmo verificare la situazione reale? Naturalmente sul portale, che però – si sa – è ballerino: spesso riporta Società che non esistono più o o che UBIS non ha menzionato. E’ anche per questo che abbiamo scovato – come detto – altre 49 Società, oltre quelle indicate dall’azienda che ci chiede ripetutamente di segnalargliele per effettuare un controllo.

 

  • Attività che svolge l’appaltatore. Peccato che tale elemento non sia rintracciabile né sull’informativa, né da nessun’altra parte che sia consultabile, mancando notoriamente in azienda l’ordine di servizio come strumento che dovrebbe indicare quali attività si realizzano, quali strutture le eseguono e chi sono le persone assegnate a quelle strutture.

 

Un momento: l’art. 19 dice che siamo noi sindacato che dobbiamo controllare quello che dichiara l’azienda e non viceversa, tanto meno recepire indicazioni che il sindacato ha e che lei – il committente!!! – ignora.

 

E’ un vero rompicapo

 

UBIS potrebbe ”giustamente “affermare “Ma come, invece di apprezzare la nostra trasparenza, questi ci criticano. Se volevamo tenere nascosto qualcosa, non avremmo pubblicato tutte quelle informazioni sul portale”.

Con il che ci si vorrebbe far credere che i nomi dei consulenti, delle rispettive Società con l’indicazione delle strutture per cui lavorano e su quali piazze, verrebbero pubblicati sul portale per favorire il sindacato.

Speriamo proprio di no, speriamo che abbiano uno scopo ben preciso che serva al buon andamento dell’azienda, altrimenti questo sarebbe un altro grosso problema, che non ha niente a che vedere con le relazioni sindacali.

A meno che non si decida di inibire, da adesso in poi, il portale a chi vuole effettivamente esercitare un’attività di controllo (cioè di sindacato) e vuole svolgere il suo mestiere fino in fondo e anche oltre, scavando con la pala o con le mani, se necessario.

 

RSA FISAC/CGIL – UBIS ROMA

 

Roma, 2/07/2014