New DB controflash n° 15 – Giornalino a cura della Segreteria Fisac/Cgil del Gruppo DB

Numerose voci ed illazioni sul conto di Deutsche Bank giravano da tempo nei settori finanziari e non solo. Ora è ufficiale: il Gruppo intende dismettere Post Bank in Germania (acquisita solo pochi anni fa), diminuire gli sportelli, ridurre la sua presenza all’estero e focalizzarsi su attività a maggior margine di remunerazione. Tutto questo all’indomani dell’ennesima mega multa di 2,5 miliardi di Euro inflitta alla banca dalle autorità di vigilanza statunitensi per le manovre di manipolazione del tasso di riferimento Libor (una truffa a tutti gli effetti). E l’Italia? Anche in questo caso non mancano ipotesi e “quasi certezze” talvolta ormai smentite da altre notizie… ma come sapete siamo restii a fare ragionamenti su cose non concrete pertanto aspettiamo informazioni più attendibili. Dal nostro punto di vista vi sono alcune considerazioni che si possono però già fare. La prima è che siamo stanchi di vedere la banca impegnata a doversi difendere in tribunale e di fronte all’opinione pubblica per attività speculative, truffaldine e comunque troppo spesso al limite del lecito. Basta, è ora che cambi qualcosa: non è sufficiente dire che “sono cose del passato” perché non è nemmeno vero e comunque troppe persone legate a quel passato sono ancora a dirigere l’azienda. Chi, per esempio, ha tratto diretto vantaggio dalla manipolazioni dei tassi in termini di bonus, promozioni e quant’altro ha restituito quanto non dovuto? Si è tirato da parte? Non basta una manciata di licenziamenti come quella avvenuta pochi giorni fa per bonificare un intero gruppo dirigente. E poi, nelle ultime comunicazioni al personale, gli Amministratori vengono a dire che il problema è quello dei “costi troppo alti”… magari evitando di prendere multe miliardarie la situazione migliorerebbe, così come se si diminuissero davvero gli stipendi dei dirigenti o si evitassero spese folli per raduni “di propaganda”. Certo è che come al solito il conto lo pagheranno i Lavoratori; ancora non è dato sapere compiutamente in che modo ma gli scioperi già proclamati in Germania lasciano intendere che la ristrutturazione non sarà indolore. Come detto, non sappiamo con certezza al momento se l’Italia rientrerà tra i progetti di dismissione del Gruppo anche se
ultimamente sembra che una determinazione del genere non sia più all’ordine del giorno. Di certo anche da noi si avverte un clima strano nel quale emergono sempre più i limiti e le arretratezze, anche culturali, della banca e della classe dirigente che tendono a fare leva su modelli organizzativi sorpassati, stancamente legati ad una forte valorizzazione degli aspetti gerarchici e delle pressioni indiscriminate sui Colleghi. Ci sono stanchezza ed incertezza diffuse e forse anche la sensazione che un certo ciclo sia finito e ci sia bisogno di un cambio di passo deciso che difficilmente si potrà ottenere senza vera discontinuità. Non siamo fautori delle novità a prescindere perché sappiamo che il nuovo non sempre è migliore del vecchio, ad ogni modo ci auguriamo che, qualunque sia la loro collocazione ed il loro ruolo , il futuro delle aziende italiane possa essere diverso e più positivo di quanto non si riesca ad immaginarlo
ora.

Giornalino

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