Veneto Banca, Vendrame: “Sì al rilancio no alla fusione con Bpvi”

L’accertamento delle responsabilità in capo al vecchio gruppo dirigente e una maggiore trasparenza relativamente alle decisioni e ai percorsi intrapresi in passato, e che hanno
determinato tale drammatica situazione, ma anche in merito alle azioni e strategie future che la nuova guida di Veneto Banca vorrà mettere in campo, rappresentano la base imprescindibile
sulle quale ricostruire il rapporto di fiducia tra l’istituto di credito montebellunese, soci, risparmiatori e territorio. Sono questi i principi per procedere con l’aumento di capitale sociale.
Un territorio, il nostro, che ha registrato l’ennesimo caso di sistema capitalistico viziato e che deve trovare ancora una volta, la fiducia, la forza e lo slancio per costruire, con etica e
trasparenza, nuove prospettive di sviluppo finanziario ed economico, ma soprattutto sociale.
Strategie che guardino all’interesse dei soci, all’impresa, alla competitività del nostro territorio, al lavoro.
Per Veneto Banca non è ravvisabile, infatti, il percorso intrapreso dalla Popolare di Vicenza. Se all’aumento di capitale si giungesse attraverso il Fondo Atlante, si configurerebbe
potenzialmente uno scenario quanto mai preoccupante, quale la fusione dei due istituti di credito veneti. Una strada che porterebbe dritta all’aumento del già cospicuo numero di esuberi
previsti e, per effetto della sovrapposizione dei bacini di clienti finanziati dalle due banche, in particolare le aziende, all’inasprimento della stretta creditizia, dunque alla contrazione degli investimenti nei diversi settori produttivi.
Non può essere questa la meta, il cambiamento degli organi di vertice e soprattutto l’aumento di capitale deve necessariamente portare con sé rilancio sia della banca sia di quel sistema
produttivo e di investimenti che l’ha resa grande. La classe imprenditoriale locale non può fare finta di niente, lamentandosi poi a giochi fatti, ma deve incidere perché ciò avvenga. Si dimostri che si vuole ancor investire sul territorio. Questo rappresenterebbe l’unico riscatto per i soci, per gli imprenditori e per i trevigiani, un riscatto tangibile con il quale tutti gli altri finanziatori dovrebbero fare i conti, incluso il Fondo Atlante. Una risposta di credibilità e responsabilità alle speranze tradite di tanti piccoli risparmiatori. Se questo non avverrà, anche quei timidi segnali di ripresa che dallo scorso anno si intravedono verranno presto perduti e il sistema rischierà un nuovo rallentamento se non addirittura un crudo tracollo.

Giacomo Vendrame

comunicato

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