Veneto: Appalto assicurativo, testimonianza di una lavoratrice

Ciao a tutte/i, sono una vostra ex collega e negli ultimi dieci anni ho lavorato alle dipendenze di una grossa agenzia assicurativa del Nord Italia. Assunta a suo tempo con il CCNL “Agenzie di Assicurazione” siglato dai sindacati più rappresentativi del settore, da inizio 2015 – come penso molti di voi che mi leggete – volente o nolente sono stata catapultata nel nuovo contratto “Pirata” SNA. Per camuffare il “boccone avvelenato”, il titolare ha presentato il nuovo contratto con toni alternanti dall’ironico al suadente e poi al rassicurante con frasi del tipo: “Volevate il rinnovo del contratto?? Eccolo qua!” “Non preoccupatevi: per voi non cambierà nulla!” “A tutti i vecchi dipendenti saranno mantenuti i diritti acquisiti”. Memore della scarsa affidabilità del “Sior Paròn” nel mantenere le promesse (molto abile invece nel fare il “gioco delle tre carte”) e avendo ben presenti le caratteristiche profondamente peggiorative di questo “contratto”, ho contestato duramente fin da subito il sopruso. Beh, immaginate un po’… Nemmeno il tempo di terminare la riunione e la persona affabile e rassicurante di cui sopra va su tutte le furie ed esce sbattendo la porta; dal pomeriggio stesso non mi rivolge la parola, da disposizioni ad una collega di prendere il mio posto e di controllare tutto il mio operato in cerca di eventuali errori. Tra alti e bassi, va avanti così fino a fine anno, quando, in occasione di un cambio societario, ci viene recapitata la lettera di passaggio diretto con sopra evidenziato “il rapporto di lavoro sarà regolato dal Ccnl SNA 2014”. A questo punto, per tutelare i miei diritti e ribadire la mia non accettazione dell’ ”accordo”, sono costretta ad impugnare formalmente il contratto pirata ed invio regolare raccomandata. Come prevedibile, subisco nuove ritorsioni: vengo esclusa dalle riunioni e mi viene recapitata la prima contestazione disciplinare (cosa mai successa nei dieci anni precedenti); contestazione poi rivelatasi una bolla di sapone visto il clamoroso dietrofront senza seguito fatto dal titolare in presenza della sindacalista e della legale da me nominate. Questa lettera è per far conoscere la mia esperienza e per dire che, in un’agenzia di oltre dieci dipendenti, da SOLA sono riuscita a portare avanti la mia battaglia, superando la paura (che ciascuno di noi ha), subendo mobbing e ritorsioni, mettendo a rischio il mio posto di lavoro e precludendomi ogni possibilità di accordo “Ad Personam” (che altri hanno invece ottenuto) e ben sapendo che, anche se fosse stato applicato il CCNL “buono”, non avrei avuto gli arretrati in quanto già assorbiti dalla voce “Acconto Futuri Aumenti”. Perché l’ho fatto?? Perché penso fermamente che nella vita ci sia un limite a tutto. Davanti a soprusi, intimidazioni, ricatti, prepotenza, false promesse e iniquità non si può continuare a fare buon viso a cattivo gioco, tacere, adeguarsi, piegare la schiena e dire sempre “SignorSì!! Ho pensato anche ai futuri nuovi assunti che, avendo forza contrattuale uguale a ZERO, saranno costretti ad accettare TUTTE le clausole e le richieste ricattatorie che saranno sottoposte loro senza possibilità di fiatare, ben sapendo che: “fuori c’è la fila”. Ho pensato allo stipendio bloccato già da dieci anni, che sarà fermo nei prossimi tre e nel 2018, quando sarà rinnovato il “Pirata”: ‘a quali ulteriori nefandezze dovrò sottostare??’ Ho scelto di portare avanti la mia protesta solitaria fino in fondo ed arrivare alla “rottura”, piuttosto che avallare uno pseudo contratto, creare un “precedente” anche per altri settori e avere sulla coscienza la cancellazione di diritti conquistati con tanta fatica e sacrificio da chi mi ha preceduto. Ero e sono consapevole che da SOLA non avrei certo vinto la guerra, ho vinto però la mia battaglia di DIGNITA’; ho dimostrato al “Sior Paròn” che per darmi lavoro non mi può né ricattare né intimidire. Se queste sono le SUE condizioni, sono IO CHE NON VOGLIO PIU’ LAVORARE PER LUI!!! Se la mia protesta fosse stata condivisa da un maggior numero di colleghe/i, non si sarebbe certo fermata fra le quattro mura di un’agenzia; sicuramente il messaggio sarebbe arrivato forte e chiaro anche al destinatario finale e avrebbe iniziato a far vacillare il castello di carte messo in piedi da SNA. Sono fermamente convinta che ognuno di noi, quando sono a rischio i diritti fondamentali delle persone, dovrebbe mettere da parte i propri egoismi, i propri privilegi e le condizioni di favore che è riuscito ad ottenere e lottare per difendere il bene generale. Perché… prima o poi… potrebbe toccare a noi! Nella speranza di riuscire a scuotere qualche coscienza, termino questa lettera con una frase che mi ha profondamente colpito la prima volta che l’ho letta e che è sempre presente nella mia mente ogniqualvolta mi trovo davanti ad un sopruso: “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari. E fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei. E stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”

Un caro saluto

Una ex collega

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