Oplà n°11 – Donne e Lavoro


OPLA’: Donne e lavoro

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Donne discriminate nel posto di lavoro ….

L’articolo 3 della Costituzione cita che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge,senza “distinzione di sesso ,di razza,di lingua,di religione,di opinioni politiche,di condizioni personali e sociali.., 

L’ articolo 37 altresì cita che la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale e adeguata protezione. In Italia, il percorso verso il concetto delle Pari Opportunità parte dal 1945, quando, col diritto di voto esteso a tutti i cittadini senza alcuna distinzione di sesso, la Costituzione riconosce a uomini e donne la parità.

In realtà trascorrono molti anni prima che siano emanate delle leggi che accolgano quanto previsto dalla Costituzione; sarà infatti necessario redigere una nuova legislazione in merito per eliminare, a livello giuridico, la concezione patriarcale della famiglia.

 In generale con l’ espressione “pari opportunità” siamo soliti indicare il principio giuridico sancito dalla Costituzione italiana, che mira a rimuovere ogni sorta di ostacolo discriminatorio dalla partecipazione degli Individui alla vita politica e sociale e al mondo del lavoro.

Si parla tanto di parità di genere e ruolo delle donne, in un dibattito scoppiato all’inizio dello scorso secolo e mai sopito. Tanto è stato fatto, almeno in superficie, al punto da sembrare quasi superfluo ribadire il concetto che le donne abbiano pari diritti e pari opportunità degli uomini.

Eppure dalle cronache quotidiane sappiamo che ai progressi culturali non sono seguiti i fatti, se ancora sono tanti i femminicidi, se tante sono le “molestie e vessazioni “sul posto di lavoro e online”, se la disparità di reddito nelle stesse posizione lavorative è ancora grande, se i ruoli apicali o manageriali sono di fatto riservati agli uomini, se la povertà è più forte tra le persone anziane di sesso femminile che di quello maschile. Quindi… Per iniziare a parlare di diritti delle donne potremmo partire da una semplice, forse addirittura banale, ma al tempo stesso frustrante, constatazione: la realizzazione di una piena parità di diritti tra uomini e donne nel nostro paese è ancora oggi lontana. E’ frustrante, al di là di ogni sterile lamentela, soprattutto alla luce della copiosissima produzione normativa che nell’ultimo secolo e mezzo ha tentato di sostenere il processo di emancipazione della donna (da intendersi in senso ampio, quale movimento di affermazione e liberazione della donna dalla propria condizione di sottomissione all’uomo).La nostra Costituzione (1948) ha posto il principio di uguaglianza tra i primi nell’elenco dei diritti fondamentali dell’uomo, stabilendo la pari dignità sociale di tutti i cittadini senza distinzione di sesso. Il citato art. 3 non è il solo precetto costituzionale che richiama espressamente la condizione della donna: si pensi infatti all’art. 37 (“Le donne lavoratrici hanno gli stessi diritti e, a parità di lavoro, stesse retribuzioni che spettano al lavoratore”), all’art. 48 (sui diritti politici) o all’art. 51 (sull’accesso ai pubblici uffici). Questi principi li troviamo ribaditi anche in varie fonti sovrannazionali ratificate dal nostro paese: nello Statuto delle Nazioni Unite (1945), nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (1948) e nella Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne (1979).Nonostante il dettato costituzionale e delle carte dei diritti, le donne hanno continuato (e continuano) ad essere oggetto di gravi discriminazioni, per cui il legislatore ordinario è dovuto intervenire più e più volte affinché questi principi trovassero effettiva realizzazione nei rapporti sociali, in particolare in ambito lavorativo e di partecipazione pubblica. Osservando le norme sui diritti delle donne nella produzione legislativa post costituzionale, colpisce come si ripropongano, le stesse problematiche, come si affermino fino all’esasperazione gli stessi principi, ancora e ancora. Il motivo di questa difficoltà non è complicato da intuire: sarebbe ingenuo ritenere sufficiente un colpo di penna del legislatore (anche nella forma autorevole del costituente) per cancellare secoli di patriarcato inveterato e di cultura maschilista. Infatti si può affermare che l’ostacolo principale alla piena e concreta attuazione del principio di parità tra uomini e donne ha  natura prettamente culturale e affonda le proprie radici in una concezione atavica dei rapporti tra i sessi. Fatto proprio tale assunto, rimane comunque complicato capire perché sia così difficile sfondare questo muro. Compiere ogni sforzo necessario per garantire il massimo livello di partecipazione delle donne al mondo del lavoro però, non è solo una questione di principio, quanto presupposto necessario per lo sviluppo dell’intero sistema produttivo. Oltre a ciò, uno degli obiettivi principali del nostro sistema, dovrebbe essere, a questo punto, la liberazione della donna dalla scelta (quasi forzata) tra maternità e carriera professionale.

Dal punto di vista culturale, le pari opportunità andrebbero insegnate come un valore sin dalla prima infanzia. Le principali differenze di genere sono prettamente sociali. Insegnare alle bambine e ai bambini, e alle loro famiglie, che il genere non deve essere discriminante nella scelta del loro percorso educativo, ma anche più in generale che il double standard, ovvero un giudizio negativo nei confronti di un comportamento solo se a compierlo è uno dei due generi, è solo un retaggio culturale, sono delle priorità. Chi si affaccia oggi e si affaccerà nel prossimo futuro nelle relazioni, che siano personali o mediate, online, dovrebbe avere ben chiaro il concetto di parità, ma anche quello di rispetto. Agire sulla cultura della parità dei e delle più giovani non può che avere un risvolto positivo per tutte e tutti.

Come promuovere la parità di genere? Noi donne siamo quindi ancora oggi  un passo

indietro. La parità di opportunità non si è verificata, in un contesto sociale, quello italiano, che su molti fronti è ancora ben lontano dal concepire i ruoli del maschile e del femminile come bilanciati.

Lavoro, famiglia, istruzione, violenza, e recentemente anche nuove tecnologie, sono tutti ambiti in cui vanno intraprese azioni positive per la parità. Queste azioni devono andare in una duplice direzione: da una parte servono riforme strutturali, dall’altra un grande cambiamento culturale.

 

Come possiamo arrivarci intanto… In un solo modo essere unite, complici… per raggiungere l’ obiettivo comune di rispetto, dignità, ricordandosi che ogni “donna che lotta per se stessa lotta per tutte le altre”..

 

 Raffaella De Luca

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