Tull quadze, Tutte le donne: la manifestazione del 25 settembre a Roma

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Che emozione oggi ritrovarsi tutte in piazza, con la voglia di abbracciarsi e baciarsi trattenuta a stento.

Di nuovo vive e presenti con i nostri corpi, gli sguardi, i sorrisi, le voci e anche qualche lacrima.

Che commozione ascoltare le parole della donna afghana sul palco.

Immaginare con lei di precipitare di colpo in un altro mondo, di essere ricacciate in un’epoca passata.

Senza più diritti: di studiare, di lavorare, di vestirsi a proprio gusto, di mostrarsi come si è, di essere, di esistere.

Questo sta succedendo alle nostre sorelle afghane ed è un rischio che può colpirci tutte.

Se la cultura talebana si afferma e viene riconosciuta può diffondersi come un virus e dilagare come un’epidemia,di cui già si vedono anche da noi i primi sintomi.

La rivoluzione della cura può essere la strada giusta, ma compagne e sorelle non abbiamo più tempo, dobbiamo affrontare l’emergenza prima che ci travolga, senza se e senza ma.

La rivoluzione della cura deve essere la nostra priorità, oggi, subito, prima che sia troppo tardi per dire basta.

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