RSA Emilia Romagna: Quelli tra palco e realtà

 

By: Bruno MaioloCC BY-NC-SA 2.0

Tornando alla convention del 6 aprile,peruna valutazione a posteriori –corroborata quindi dalle numerose opinioni raccolte fra i colleghi e dall’ascolto dei principali interventi della giornata- non si può che ribadire il giudizio sostanzialmente negativo per ciò che concerne l’indubbia onerosità della circostanza che ha stonato e stona, in un contesto di crescente sacrificio e difficoltà economica di tanti lavoratori.

Allo stesso modo, pur comprendendo la volontà aziendale di promuovere un momento di incontro e di incoraggiamento collegiale, in una fase straordinariamente difficile della nostra storia, non sfugge a nessuno il carattere necessariamente elitario di una giornata che, inevitabilmente, ha prodotto nei colleghi sentimenti e reazioni contrastanti e, talvolta, totalmente opposti.

Più che ricompattare, la convention ha accentuato le divisioni e rafforzato le differenze. 

Vorremmo però provare a soffermarci brevemente anche su alcuni contenuti.

Ascoltando alcune dichiarazioni dei nostri massimi vertici, ci si chiede infatti, se vi sia una scarsa o insufficiente consapevolezza della realtà o una studiata ambizione di “revisionismo storico”.

 Alcuni esempi basteranno per chiarire questa nostra impressione:

 -“la giusta dose di ansia” invocata dal Presidente Profumo, misura anche la diffusa angoscia del quotidiano umano e professionale, di un numero sempre più esteso di colleghi ?

E’ consapevole dell’annichilimento di fatto della capacità decisionale di dirigenti e quadri direttivi che si sentono “come d’autunno sugli alberi le foglie”?

E’ consapevole che tale annichilimento produce un devastante e inaccettabile concentrarsi di oneri e responsabilità sui livelli intermedi e bassi della filiera?

E’ consapevole dell’ansia prodotta dal livello di aggressività esplicita, a tratti ricattatoria e minacciosa, che, pericolosamente, si riscontra, con accresciuta frequenza, con attacchi portati, sempre più, sul piano individuale a colleghi sottopagati e sottotutelati?

E’ consapevole del fatto che oggi, per assurdo, il maggiore sindacato aziendale, per quanto non firmatario dell’infirmabile accordo del 19-12, si trova talvolta a svolgere –non senza frustrazioni, ovviamente- un ruolo di seria e responsabile moderazione, volto a preservare la pace sociale dentro la filiali?

E’ consapevole che la sola possibile alternativa e questo puntuale esercizio di mediazione e ricucitura, è la risposta specularmente aggressiva e personalizzata e dunque, in parole povere, la guerra aperta?

Quali “danni collaterali” in termini di deterioramento del clima aziendale e di perdita di qualità e competitività, l’Azienda ha stimato (se lo ha fatto…) e ritiene fisiologicamente tollerabili?

-Il solenne e lungimirante “IO C’ERO” del Dir. Marino ha valore retroattivo e coinvolge noi tutti –a partire dalla nostra Organizzazione per proseguire con molti e tuttora autorevolissimi esponenti della leadership aziendale- in un’autocritica costruttiva e consapevole?

Così non pare, eppure in un percorso che rimane assolutamente auspicabile di pacificazione, conciliazione, normalizzazione e rinascita della Banca, una lettura profondamente laica, veritiera e condivisa di ciò che è accaduto, sarebbe assai utile.

 Non vediamo oggi, né nel sostanziale svilimento delle relazioni industriali ( non ci sfugge il continuo rincorrere da parte delle sigle firmatarie, di una realtà negoziale che l’azzeramento del CIA ha di fatto cancellato), né nelle scelte manageriali e nell’impronta comunicazionale dell’Azienda, un profilo politicamente e culturalmente adeguato alla complessità dei problemi.

Non vi è in queste nostre riflessione alcuna volontà polemica, né una critica “ad personam”, vi è piuttosto una preoccupazione profonda che nasce dal continuare a vivere, quotidianamente, nei luoghi di lavoro e nelle periferie, il nostro ruolo di rappresentanza.

Vi è anche la chiara consapevolezza delle enormi difficoltà della Banca MPS, di un marchio e di una storia devastati dall’azione di una consorteria di personaggi inqualificabili;

vi è la constatazione dello scarso rispetto con cui, nel sottolineare l’insufficiente redditività della Banca se ne semplificano le cause e le origini, assimilandole, genericamente, a una gestione connivente, consociativa e clientelare, fino a collegare direttamente –come ha fatto qualche tempo fa il Presidente Profumo- le inefficienze aziendali all’invadenza e allo strapotere del Sindacato.

Questa semplificazione è un falso storico inaccettabile che la convention romana, in termini diversi, ha inteso riproporre, attraverso la paradossale glorificazione di un “Brand” e di una storia di eccellenza che pochi anni di modernità bancaria (i derivati, il gigantismo, la finanziarizzazione, le oscene relazioni fra politica e potentati economico/finanziari, tutti fenomeni non certo sconosciuti al nostro attuale management…. ) hanno definitivamente distrutto.

 Bologna, 2 Maggio 2013 COORDINAMENTO RSA FISAC/CGIL MPS EMILIA-ROMAGNA

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