Oplà n°22 – Nuove conquiste


UNA RIFLESSIONE: La crescita infinita


Torna all’indice Il periodo storico attuale impone alcune riflessioni sulle possibili conseguenze economiche e sociali legate alla guerra in Ucraina.
La guerra tra l’Ucraina e la Russia rischia di estendersi attraverso un coinvolgimento sempre più diretto da parte degli USA e dei paesi aderenti alla NATO, una situazione in continua evoluzione con delle variabili difficilmente prevedibili. Tutti gli esperti militari, la politica, l’informazione e la geopolitica sono concentrati nel tentativo di spiegare le ragioni del conflitto e gli eventuali futuri risvolti.
Una cosa certa è che ogni settore della società risentirà della nascita di un nuovo ordine mondiale, intendo dire che il cambiamento non risparmierà nessuno. Anche il nostro lavoro risentirà degli effetti della guerra e delle sanzioni economiche messe in atto dai maggiori paesi occidentali; abbiamo scelto coscientemente di utilizzare una lama senza manico per colpire il nemico comune, dobbiamo solo sperare di non dissanguarci troppo in fretta.
Nei vari incontri di approfondimento organizzati dall’azienda ci siamo concentrati ad analizzare la reazione dei mercati finanziari e l’impatto della guerra sulle economie e sui sistemi finanziari; si sono ipotizzati vari scenari futuri più o meno prevedibili, tutti accomunati da un fattore: la certezza che nel prossimo futuro tutto riprenderà a crescere così come la storia ci ha insegnato. La cosa che ci dovrebbe tranquillizzare sono le rappresentazioni grafiche degli andamenti dell’economia e dei mercati finanziari durante i periodi di crisi economiche e di tensioni internazionali del passato. Da queste analisi storiche si evidenzia la caratteristica che contraddistingue le varie crisi e, nel contempo, si giunge alla conclusione che tutto si risolverà con l’ennesima ripresa economica. Quello che emerge e che dovrebbe tranquillizzarci è la “certezza” della ciclicità delle crisi economiche, la loro temporaneità; in altre parole, nonostante la presenza di molteplici variabili, tutto si concluderà con una ripresa dei mercati e dell’economia.
Attraverso un’analisi scientifica e avulsa dalle banali e affrettate conclusioni propinate quotidianamente da tutti i mezzi di comunicazione, possiamo provare a dare una lettura diversa dei fatti.
La storia di questi ultimi settant’anni è stata caratterizzata da un lungo periodo di pace e di equilibrio all’interno di un contesto economico in forte espansione, una economia stimolata fortemente dal periodo di ricostruzione e rinascita del secondo dopo guerra. Questo equilibrio basato su una crescita esponenziale dell’economia oggi non esiste più, anzi potremmo dire che il sistema che ha retto il mondo occidentale è finito. Ma come facciamo a dire questo? Da dove lo deduciamo? La risposta è molto semplice, si basa tutto su un principio: in un sistema finito di risorse uno sviluppo economico infinito è impossibile. Viviamo in un sistema economico che prevede la crescita infinita. Ogni anno siamo aggiornati sulle future stime di crescita, le quali devono necessariamente crescere più dell’anno precedente. Parliamo di crescita geometrica, volta sempre verso l’alto e intenta a performare maggiormente rispetto al passato; d’altra parte il sistema capitalistico per esistere deve crescere in misura geometrica. Il paradosso è questo: da una parte viviamo in un mondo finito di risorse, nel quale la crescita infinita è impossibile; dall’altro, abbiamo un sistema economico che per continuare ad esistere deve crescere infinitamente. Siamo arrivati ai limiti dello sviluppo, abbiamo creato il capitalismo e ci siamo illusi che lo stesso potesse crescere indefinitamente, non siamo riusciti a capire che la crescita infinita è impossibile. Un dato incontrovertibile è quello che le risorse come il petrolio, il carbone, il gas, l’oro, il rame, finiranno nel giro dei prossimi anni. Il nostro sistema economico presuppone una crescita infinita, un capitalismo che non cresce crolla inesorabilmente; se pensiamo alla crescita del prodotto interno lordo (PIL) non possiamo ipotizzare una sua diminuzione, nel caso contrario la conseguenza naturale sarebbe il crollo dell’intero sistema. Quello che stiamo vivendo oggi è la fine della crescita infinita, il sistema economico-sociale sta crollando sotto i nostri occhi. Tutti gli strumenti di informazione cercano disperatamente di celare le vere ragioni dello scontro, tutto viene sintetizzato con banale superficialità e assorbito dalla semplicistica e approssimativa teoria dell’aggredito e dell’aggressore. Sono pochi coloro che scorgono le vere ragioni dello scontro; le economie occidentali, in primis quella americana, non riescono più a garantire quella crescita necessaria e indispensabile per la sopravvivenza del sistema economico. E’ evidente l’incapacità di uscire da questo stallo in altri modi che non siano quelli del conflitto esteso, totale e distruttivo; è altrettanto banale la definizione classica della guerra quale “continuazione della politica con altri mezzi”. La guerra mondiale imperialista, può manifestarsi prima, durante o dopo la crisi economica, può essere il manifestarsi della crisi stessa, può rappresentare la soluzione stessa della crisi. Le distruzioni e le svalutazioni di guerra sono quindi una valvola di sfogo del capitalismo, attraverso investimenti bellici e distruzioni colossali si possono creare nuovi spazi per l’esportazione dei capitali in eccesso.
Questa lettura personale dell’attuale contesto storico, mi induce a ritenere sbagliata qualunque comparazione tra l’attuale crisi internazionale e quelle passate. Ad oggi non possiamo fare nessuna ipotesi di sviluppi futuri, né ricorrere a strumenti di analisi economica ormai superati dagli eventi e dalla creazione di un nuovo sistema economico di produzione, accumulazione e distribuzione della ricchezza.

Gian Luigi Ricupito

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