Mps: Sicurezza

By: Luciana Ognibene – All Rights Reserved

Ieri mattina, alla presenza del Rappresentante del Datore di Lavoro per il Settore Sicurezze Fisiche, si è tenuto un incontro in cui l’Azienda ha illustrato le disposizioni per la prevenzione degli eventi criminosi nell’ambito della revisione complessiva delle misure di sicurezza finalizzata ancora una volta al taglio dei costi che ricade sui Lavoratori del Monte e delle Aziende che per il MPS lavorano.

L’Azienda si è soffermata sulla necessità di seguire una corretta gestione del denaro all’interno delle Filiali (come disciplinato anche dalla Legge “anti-rapina”), e perché questo sia possibile abbiamo ribadito l’importanza di continuare ed amplificare appositi corsi di formazione che diano ai Colleghi i giusti strumenti per conoscere le norme e le regole vigenti.

L’Azienda ci ha poi comunicato che è stata effettuata l’analisi delle rapine avvenute nelle filiali su tutto il territorio nazionale nell’arco del primo trimestre del 2013. Da questa sono emerse due caratteristiche principali:

  • le rapine si sono verificate in numero maggiore in alcune zone territoriali;
  • le rapine si sono verificate in numero maggiore all’interno di alcuni orari specifici (il 50% di tutti gli eventi criminosi è stato effettuato alla chiusura delle filiali per l’orario d’intervallo o alla chiusura pomeridiana alla fine dell’orario di lavoro).

In base a ciò, l’Azienda ha individuato le aree geografiche in cui si è verificato, nell’arco del trimestre analizzato, un numero di rapine maggiore rispetto al passato e ha disposto che in quelle realtà venga data specifica applicazione alle previsioni già contenute nel D1516.

Nello specifico, il progetto aziendale pone particolare attenzione alla possibilità di controllare gli accesi alle filiali attraverso le bussole  e prevede, a questo fine, anche la chiusura delle filiali in alcuni momenti particolarmente a rischio durante alcuni giorni stabiliti (a ridosso della chiusura, appunto, per l’intervallo o per la fine dell’orario di lavoro, durante il caricamento del bancomat o la preparazione del plico, ecc.) o anche per l’intero orario di lavoro se si presentasse questa necessità.

Le realtà identificate dall’analisi aziendale sono state: Sicilia (20 filiali), Calabria (4 filiali), Piemonte (12 filiali nella provincia di Torino), Lombardia (circa 15 filiali nella provincia di Milano). A breve saranno interessate anche l’A.T. Toscana Nord, l’A.T. Centro e Sardegna e l’A.T. Lombardia Sud.

I risultati scaturiti nelle filiali finora coinvolte, a detta dell’Azienda, sono stati rassicuranti: in Sicilia -30% di rapine; Piemonte da 5 rapine a nessuna rapina; Lombardia -70% di rapine.

Abbiamo fatto notare all’Azienda, unitariamente, che questi dati sono quantomeno statisticamente poco rilevanti, sia per l’esiguo numero di filiali interessate rispetto al numero totale delle filiali nei vari territori, sia per il fatto che la percentuale è stata calcolata facendo il semplice rapporto tra gli eventi criminosi avvenuti nel secondo trimestre (quello cioè in cui sono partite le iniziative esposte) rispetto a quelli avvenuti nel primo trimestre.

Impossibile non rilevare, inoltre, come questa chiusura delle filiali, a fronte di risultati poco rilevanti dal punto di vista della sicurezza, mal si concilia con l’affluenza della possibile clientela e quindi con la spinta commerciale che dovrebbe essere alla base della ripresa economica della Banca, secondo la stessa Azienda.

Entrando nel merito, abbiamo chiesto all’Azienda chi dovrebbe controllare gli accessi negli orari a rischio. Nella maggior parte delle filiali, infatti, non esiste più il servizio di guardiania e ci lascia perplessi la scelta di distogliere i colleghi addetti alle varie attività per impegnarli nel riconoscimento della clientela, specialmente nel caso degli ods che, se distratti dal maneggio valori, rischiano differenze di cassa che resterebbero solo a loro carico.

Inoltre abbiamo chiesto come intendono esattamente affrontare il controllo, dato che la consolle dei comandi è di solito posta in corrispondenza delle porte e che il lay-out delle filiali non sempre consente ai colleghi dalle loro postazioni  una visuale ottimale e sicura delle bussole

L’Azienda non ha fornito risposte chiare, ma è del tutto evidente, e lo abbiamo sottolineato con forza, che, in ogni caso, non si potrà far ricadere sui lavoratori la responsabilità di accessi di utenti che potrebbero poi rilevarsi finalizzati ad attività criminose.

Sul tema della sicurezza, il confronto sindacale è stato tardivo (sono stati informati i soli RLS, nel rispetto degli  obblighi di legge) e lesivo delle corrette Relazioni Industriali, eludendo il confronto decentrato con le RSA sul territorio, le cui competenze e disponibilità alla collaborazione hanno sempre portato alla definizione di misure utili alla riduzione degli eventi criminosi.

Per questo abbiamo chiesto che i Direttori Operativi della Aree interessate forniscano l’informativa relativa a questo ambito anche agli RSA di competenza, che hanno la titolarità di rappresentanza dei Lavoratori nei territori e che quindi hanno una visione più puntuale delle singole realtà, in modo che ci sia una omogeneità gestionale su questa materia, di per sé delicata ed estremamente importante, su tutti i territori coinvolti.

Invitiamo quindi tutti i colleghi delle filiali interessate in questo processo e tutti gli RSA competenti, nonché gli RLS dei territori coinvolti a monitorare la situazione ed a segnalare eventuali criticità.

 

 

 

Siena, 10 luglio 2013                                                     LA SEGRETERIA

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