Fisac Emilia-Romagna per la Giornata della Memoria

Il 27 gennaio è la Giornata della Memoria e come ogni anno la commemoriamo, la ritualizziamo, ed infine, l’archiviamo.

Un giorno solo, possibilmente comodo e possibilmente innocuo.
Un giorno in cui tutti sono d’accordo, dove è sufficiente celebrare una ricorrenza, che termina nell’esatto momento in cui termina l’evento.

E in questi tempi veloci, dove il susseguirsi delle notizie è vorticoso, gli aggiornamenti sono incessanti, bisogna interrogarsi in modo più profondo sul significato di memoria, per non ridurla a nostalgia, ad un volantino da esibire una volta l’anno per sentirsi dalla parte giusta della storia.

La memoria, cosi’ come la storia, non è un concetto neutro: disturba, divide, e perché no crea imbarazzo. Se non crea dibattito, è propaganda e se non fa arrabbiare qualcuno, è solo scenografia; deve essere una domanda scomoda e perpetua: cosa stiamo facendo oggi che domani fingeremo di non aver visto?

Perché il problema non è ciò che ricordiamo, ma ciò che scegliamo di dimenticare mentre accade.

Oggi siamo già chiamati a fare i conti con la responsabilità universale del “MAI PIU”.

In Palestina, nelle immagini di città cancellate, nelle decine di migliaia di vite annientate, di famiglie sradicate, di bambini che muoiono di fame, non possiamo esimerci dal chiederci che cosa la memoria, e la storia, abbiano, alla fine, insegnato all’umanità.

Quando la difesa dei diritti umani si trasforma in un campo di battaglia ideologico, quando la sofferenza viene gerarchizzata, la memoria smette di avere un valore etico e diventa strumento di potere. Ricordare, in questo senso, significa resistere all’indifferenza e scegliere di vedere ogni conflitto, ogni sopruso, con la stessa dignità e con lo stesso spirito critico.

Viviamo in un tempo che premia la rapidità, l’opinione immediata, la reazione istantanea. Ma la memoria chiede lentezza: ci invita a fermarci, a collegare tutte le informazioni, a non ridurre il dolore a un “trend” del giorno per restituire umanità al presente, ritrovando negli eventi del presente i riflessi del passato.

La Giornata della Memoria, allora, non è sarà solo commemorazione, ma un esercizio civile di pensiero. È la capacità di vedere nei volti di oggi – in Palestina, in America Latina, ovunque la libertà sia negata – la stessa umanità che le tragedie del Novecento hanno tentato di cancellare.
Essere custodi della memoria è una cosa ben diversa dal restare inchiodati al passato, ma, anzi è l’esatto contrario: proiettare al futuro una visione più giusta del presente.

Solo così il 27 gennaio sarà un giorno utile: altrimenti non è memoria, è solo un giorno sul calendario. E il calendario, si sa, passa. Sempre.

Pulsante per tornare all'inizio