
Il 28 aprile, Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro, non è una ricorrenza rituale. È un momento di memoria, denuncia e impegno collettivo. La locandina della giornata lo afferma con parole nette: “Non è fatalità. È il sistema che va cambiato” e richiama la necessità di mettere al centro la vita e la salute delle lavoratrici e dei lavoratori, contro precarietà, appalti selvaggi e scarsi investimenti.
Morti sul lavoro: numeri che non possono diventare normalità
Anche i dati più recenti confermano che la sicurezza sul lavoro resta una vera emergenza nazionale. Secondo il quadro provvisorio Inail relativo al 2025, le denunce di infortunio sul lavoro sono state 597.710, in aumento dell’1,4% rispetto al 2024; le denunce con esito mortale, considerando lavoratori e studenti, sono state 1.093, sostanzialmente in linea con l’anno precedente.
Nei primi due mesi del 2026, secondo i dati Inail diffusi ad aprile, le denunce di infortunio mortale sono state 99, di cui 70 in occasione di lavoro e 29 in itinere. Il dato risulta in calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma resta drammatico: quasi cento persone morte in appena due mesi mentre lavoravano o si recavano al lavoro.
Dietro ogni numero ci sono persone, famiglie, comunità, luoghi di lavoro segnati per sempre. Parlare di sicurezza significa quindi parlare di organizzazione del lavoro, investimenti, formazione, prevenzione, controlli, qualità degli appalti, stabilità occupazionale. Significa dire con chiarezza che la morte sul lavoro non è mai un costo inevitabile dello sviluppo, ma il segnale di un modello che va corretto, regolato e cambiato.
Pressioni commerciali e salute mentale: la richiesta della Fisac nel rinnovo del CCNL
Nel settore bancario la salute e sicurezza sul lavoro passa anche dal contrasto alle pressioni commerciali. Obiettivi irrealistici, classifiche, report continui, controllo delle performance e richieste di previsione commerciale possono trasformare il lavoro quotidiano in una condizione permanente di tensione, con effetti diretti sul benessere psicologico di lavoratrici e lavoratori.
La Fisac CGIL ha denunciato da tempo che queste dinamiche non sono semplici problemi organizzativi, ma veri e propri fattori di rischio per la salute. Nella piattaforma per il rinnovo del CCNL del settore creditizio e finanziario del 3 aprile 2026, le organizzazioni sindacali chiedono infatti di riconoscere esplicitamente il legame tra carichi di lavoro, pressioni commerciali, stress lavoro-correlato e rischi psicosociali.
Le pressioni commerciali e le nuove modalità di lavoro devono essere considerate per quello che sono: fattori che possono incidere sulla salute delle persone. Per questo propone di rilevare, anche con questionari condivisi con le organizzazioni sindacali, i segnali di disagio legati all’organizzazione del lavoro, superando Documenti di Valutazione dei Rischi troppo generici, che spesso non riconoscono in modo adeguato lo stress lavoro-correlato.
La salute mentale è salute sul lavoro. Burnout, ansia, demotivazione e disagio non possono essere scaricati sulle singole persone, ma devono essere affrontati modificando l’organizzazione del lavoro, i modelli commerciali e i sistemi di valutazione.
Per questo, nel messaggio del 28 aprile, il tema riguarda pienamente anche il settore bancario: le persone sono il valore. La salute deve venire prima degli obiettivi commerciali, delle classifiche e dei risultati di breve periodo.