
Il lavoro di UNI Finance tra democrazia, diritti e finanza globale
Una riunione internazionale in un momento decisivo
A Johannesburg, dal 21 al 23 aprile 2026, si è svolta la riunione statutaria di UNI Finance, di cui sono Presidente. Tre giorni di lavoro dedicati all’incontro del Presidium, paragonabile alla segreteria, e dello Steering Group, l’organismo politico-direttivo.
Svolgiamo una sola riunione annuale in presenza, lasciando le restanti alla tecnologia. Proprio per questo, l’incontro di Johannesburg ha rappresentato un momento fondamentale di discussione, confronto e relazione, in una fase in cui gli eventi globali richiedono una rafforzata unità per il nostro sindacato.
Johannesburg, dove il sindacato globale prende corpo
A Johannesburg ho avuto la sensazione molto concreta di trovarmi in uno di quei luoghi e in uno di quei momenti in cui il sindacato globale prende davvero forma. Non solo nelle riunioni, nei documenti o nelle decisioni, ma nelle relazioni, nelle storie condivise, nella consapevolezza che le sfide che affrontiamo sono ormai profondamente interconnesse.
Arrivare in Sudafrica è stato, per me, qualcosa di più di una semplice trasferta di lavoro. Ho trovato un Paese che porta ancora impressa la forza della propria storia di liberazione e che continua a rappresentare un riferimento politico e morale per chi, come noi, si batte per i diritti e la giustizia sociale.
L’accoglienza che abbiamo ricevuto ha reso evidente quanto il sindacato, quando è radicato nei territori e nelle persone, possa essere un attore vivo e riconosciuto.
Il Presidium di UNI Finance e le sfide del settore finanziario
Il primo momento di confronto è stato il Presidium di UNI Finance. È lì che abbiamo cercato di mettere ordine nelle tante dinamiche che attraversano il settore finanziario a livello globale.
Dai diversi continenti sono arrivate analisi, esperienze, difficoltà, ma anche segnali di resistenza e innovazione. È emerso con chiarezza che non possiamo più permetterci un’azione frammentata: le grandi multinazionali operano su scala globale e noi dobbiamo essere all’altezza, rafforzando il coordinamento e la capacità di incidere nei processi transnazionali.
Lo Steering Group e il contesto globale
Quando il giorno successivo si è aperto lo Steering Group, il contesto globale è entrato con forza nella discussione. Instabilità geopolitica, aumento delle disuguaglianze, pressioni sulla democrazia: non sono concetti astratti. Li vediamo tradursi ogni giorno in salari compressi, precarietà, peggioramento delle condizioni di lavoro. È da qui che deve partire la nostra azione.
Organizzazione, contrattazione collettiva e accordi globali
Abbiamo discusso molto di organizzazione e contrattazione collettiva, condividendo esperienze concrete da diversi Paesi. Mi ha colpito quanto, pur nelle differenze, emergano problemi comuni e, allo stesso tempo, strumenti che possiamo rafforzare insieme.
Allo stesso modo, il confronto sulle multinazionali e sugli accordi globali ha messo in luce quanto sia ancora complesso regolare soggetti economici che spesso sfuggono ai perimetri nazionali.
Giovani, professional & manager e digitalizzazione
Un tema che mi sta particolarmente a cuore è stato quello del coinvolgimento di nuove categorie: giovani, professional & manager. Se non riusciamo a parlare anche a loro, il sindacato rischia di perdere capacità di rappresentanza proprio nei settori più dinamici e strategici.
E poi c’è la digitalizzazione, che non è solo una trasformazione tecnologica, ma un cambiamento profondo del lavoro e delle modalità con cui possiamo organizzarlo e rappresentarlo.
C’è un filo che ha attraversato tutte le discussioni: senza democrazia, senza pace, senza giustizia sociale, anche la contrattazione collettiva perde forza. Non sono dimensioni separate, ma parti di uno stesso equilibrio.
La finanza globale e il controllo invisibile sull’economia reale
Nella seconda giornata siamo entrati ancora più nel cuore delle trasformazioni della finanza globale. È sempre più evidente come i grandi attori finanziari, in particolare i fondi di investimento, non si limitino a osservare l’economia reale, ma la influenzino in modo diretto, determinando strategie aziendali, condizioni di lavoro e accesso alle risorse.
Viviamo una fase di profonda incertezza: tensioni geopolitiche che incidono su energia e mercati, crescita debole, inflazione che continua a erodere il potere d’acquisto. In questo contesto, i mercati finanziari tendono ad amplificare gli squilibri, con effetti molto concreti sulla vita delle persone. Comprendere questi meccanismi non è più un esercizio teorico: è una necessità sindacale.
Il contributo di Alessandro Volpi ci ha aiutato a leggere meglio questo “controllo invisibile” della finanza globale, mettendo in relazione dinamiche economiche e scenari geopolitici. Ma la vera sfida resta trasformare questa consapevolezza in azione.
Costruire alleanze per cambiare il modello economico
Un passaggio fondamentale è quello delle alleanze. È emersa con forza la necessità di lavorare insieme ad altri soggetti: organizzazioni della società civile, movimenti ambientalisti, istituzioni internazionali.
Gli interventi di realtà come Greenpeace e dell’ILO hanno mostrato quanto sia possibile costruire convergenze su obiettivi comuni: giustizia sociale, sostenibilità, diritti del lavoro.
La trasformazione del modello economico e finanziario non può essere affrontata da soli. Richiede una visione condivisa e una capacità di azione collettiva che vada oltre i confini tradizionali del sindacato.
Da Johannesburg, una convinzione più forte
Ripartendo da Johannesburg porto con me una convinzione ancora più forte: il sindacato del settore finanziario deve rafforzare la propria dimensione globale. Non è più una scelta, è una condizione necessaria per incidere davvero.
In un mondo segnato da crisi e trasformazioni profonde, siamo chiamati a rafforzare l’organizzazione, a rilanciare la contrattazione, a comprendere e governare i cambiamenti della finanza globale, a costruire alleanze solide e a difendere, con determinazione, democrazia, pace e diritti.
La direzione non è già scritta. Dipende da noi. Dalla nostra capacità di agire insieme, come una vera comunità globale.