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Ai margini dell’ultimo incontro tenuto tra le scriventi oo.ss. e i rappresentanti delle risorse umane della nostra regione erano state previste le problematiche che molti di voi ci stanno segnalando in questi giorni, derivanti dalle richieste pressanti di adempimenti legati agli strumenti di monitoraggio, messi in campo dalla banca, in particolare dalla così detta “scorecard”.
Una segnalazione tanto precoce non è derivata da particolari capacità di preveggenza maturate dai rappresentanti sindacali, ma dalla consapevolezza che il tema sugli strumenti di monitoraggio era da molti mesi sul tavolo della commissione politiche commerciali.
Come emerso anche negli ultimi volantini nazionali il tema delle pressioni e segnatamente della regolamentazione degli strumenti di monitoraggio, non sta trovando una soluzione condivisa nelle sedi istituzionali. Ciò non ha impedito all’azienda di procedere nel preparare, pubblicare e sottoporre ai lavoratori tutta una serie di strumenti che, a nostro avviso, violano ampiamente gli accordi nazionali sottoscritti in merito alla regolamentazione degli strumenti di monitoraggio.
In particolare sono due gli aspetti veramente critici: il primo è quello più macroscopico, ovvero la così detta “classifica”. Resta per noi misterioso quale sia la ratio organizzativa che necessiti di mostrare a tutti i titolari di un determinato ambito territoriale le performance settimanali di tutte le filiali, con relativi semafori colorati che presentino, già a prima vista, i meritevoli e i reprobi.
La cosa è ESPLICITAMENTE vietata in tutti gli accordi siglati (e come potrebbe non esserlo?), anche se spesso si aggira il problema dando alla “classifica” un altro nome. In questo caso la banca non si è neanche presa questa accortezza, limitandosi ad utilizzare il termine inglese SCORE che, come tutti quelli che hanno giocato ad un videogioco arcade negli anni ’80 sanno benissimo, sta ad indicare i punteggi ottenuti in una qualche competizione. Diciamo che si apprezza la mancanza d’ipocrisia.
Il secondo aspetto che sta generando molti malumori è legato al “piano di recupero” che tutti coloro che hanno dei risultati del colore sbagliato debbono compilare.
Il “piano di recupero” obbliga ad anticipare, alla funzione richiedente, tutte le azioni che nella settimana futura verranno messe in campo per colmare il gap con il passo budget, arbitrariamente deciso dall’azienda secondo principi non noti ad altri.
Queste azioni di recupero devono essere descritte dettagliatamente, con precisione assoluta, indicando non solo cifre o ambiti di azione, ma pure gli ndc dei clienti che dovranno essere interessati e per quali importi! La pianificazione che sconfina nella preveggenza!
La frequenza, l’insistenza e l’impegno richiesto nella preparazione di questi piani aggiungono ansia, sottraggono tempo e portano a distorsioni percettive che possono spingere ad abbassare la guardia sui rischi operativi. Non vogliamo entrare in merito all’efficacia di questo tipo di pressioni, perché non è questo il punto di cui si deve discutere con l’azienda, ma se questi strumenti di PRESSIONE rispettano il testo unico bancario, gli accordi nazionali e aziendali!
Infine non possiamo non evidenziare che la stessa Banca non ha mai inserito in una cornice normativa la Score Card e i suoi derivati, nonostante sia in uso da due anni abbondanti. Chi pretende dai dipendenti così tanta precisione nel dichiarare che cosa faranno all’indomani e quali risultati si attendono, dovrebbe altrettanto preoccuparsi di pianificare meglio gli strumenti che cala dall’alto sui propri dipendenti, magari facendo in modo che siano regolati dalla propria stessa NORMATIVA a cui spesso si richiama. Pertanto invitiamo l’azienda a interrompere le richieste e l’utilizzo di strumenti di monitoraggio senza prima averne verificato la corretta corrispondenza, nelle sedi preposte, con norme e accordi.
Contemporaneamente invitiamo tutti i colleghi ad attenersi strettamente al rispetto delle normative VIGENTI.
ANCONA 03/06/2026
R.S.A. MARCHE – BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA




