Banco BPM: la grande fuga! non è un caso. È una scelta.


Ormai è sotto gli occhi di tutti: da Banco BPM i colleghi se ne vanno.

Certo, la nostra Azienda potrebbe e potrà rispondere a questa affermazione usando una parola d’ordine scesa dall’alto: si tratta di un fenomeno fisiologico, numericamente non impattante. Bhe, non siamo d’accordo. Se numericamente, in percentuale, potrebbe forse rappresentare un fenomeno residuale, nella sostanza e guardando alle caratteristiche di chi lascia volontariamente la nostra Azienda, la fuga da Banco BPM rappresenta per noi un forte motivo di preoccupazione e di dispiacere.

I colleghi non se ne vanno per caso. E non per una singola e specifica motivazione. Sono infatti colleghi con esperienze, storie, conoscenze e vissuti tutti diversi, accumunati però dalla decisione cercare altrove il proprio futuro e la propria realizzazione lavorativa e personale.

  • Se ne vanno perché qui non si sentono più valorizzati.
  • Se ne vanno perché le pressioni commerciali hanno superato ogni limite di sostenibilità e accettabilità, anche quando non vengono denunciate per timore.
  • Se ne vanno perché non vedono percorsi di crescita e sviluppo professionali degni di questo nome.
  • Se ne vanno perché l’umanità è diventata un optional.
  • Se ne vanno perché lavorare sottorganico, sempre rincorrendo urgenze ogni giorno diverse, è diventata la normalità.
  • Se ne vanno perché hanno la sensazione di essere dei numeri e non delle persone.
  • O se ne vanno perché si stanno ammalando di stress e l’onda li ha raggiunti e sommersi.

La verità allora è molto semplice e scomoda: chi lavora oggi nelle filiali e negli uffici regge carichi sempre più pesanti, in contesti disorganizzati, con meno persone, più obiettivi, nebulosi orizzonti e meno riconoscimenti.

E fuori di qua?
Alla luce dei fatti, le altre banche evidentemente non stanno a guardare.

Sicuramente offrono più soldi e inquadramenti migliori. Non sappiamo se anche più rispetto e una dimensione di crescita e umanità diversa da quella smarrita qua, ma nel dubbio i nostri colleghi ci provano…

E mentre tutto questo accade, si continua a fare finta di niente.
Non succede niente. Sembra che nessuno abbia le risposte ma, soprattutto, si faccia le domande.
Non è una fuga. È una bocciatura.

Una bocciatura di un modello che schiaccia le persone con obiettivi irrealistici, ignora il benessere lavorativo, lascia le strutture senza organici adeguati e pretende sempre di più.

Quanto ancora si può andare avanti così?

Quante altre professionalità – che si sono formate anche grazie agli investimenti in tempo ed energie a spese dell’azienda stessa – dobbiamo perdere prima di ammettere che qualcosa non funziona? Quanti giovani su cui l’Azienda aveva progettato di costruire il futuro vedremo andare via?

Serve un cambio di rotta vero, immediato.

Basta pressioni commerciali inaccettabili, basta organici insufficienti e basta ignorare il disagio delle persone. Occorre più dialogo vero con i lavoratori intesi come persone con aspirazioni e dimensione umana. Occorre un approccio moderno allo smart working anche in rete commerciale. Occorre riconoscere il merito singolo. E occorre più dialogo con chi li rappresenta.

Chi resta non deve resistere.
Deve poter lavorare dignitosamente e serenamente.
Il tempo delle giustificazioni è finito.
Adesso deve arrivare il tempo della analisi e della ricerca di soluzioni.

Milano, 12 giugno 2026

COORDINAMENTI GRUPPO BANCO BPM
FIRST CISL – FISAC CGIL – UILCA UIL

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