Le notizie che stanno destabilizzando, per l’ennesima volta, la stabilità emotiva (e non solo) dei lavoratori del Monte dei Paschi di Siena, ci fornisce l’ennesima riprova di una lezione che purtroppo molti di noi hanno già appreso molto bene: i proclami dei banchieri, quando rivolti ai dipendenti, devono essere interpretati solo come mera propaganda di bassissimo livello.
Per anni il nostro AD Lovaglio si è riempito la bocca di roboanti dichiarazioni, raccontando di magnifiche sorti et progressive, facendo arroganti battute sugli avversari, plateali pacche (simboliche) sulle spalle dei produttivi dipendenti e promesse che il sole estivo farà sciogliere come l’effimera fuffa di cui erano composte. Perché, se non possiamo additare dei responsabili specifici per l’instabilità che continuamente ci fa sentire il terreno sotto i piedi traballante, le continue napoleoniche sparate del nostro AD ne hanno amplificato la percezione. I titoli dei giornali traboccanti di miliardi, acquisti e conquiste, neologismi orwelliani e visioni profetiche di tecnobanche ninja, non sono state mai seguite da nessun reale cambiamento per le condizioni di lavoro di chi queste fantasie le vive nella tetra realtà delle filiali.
La verità è che si è fatto il passo più lungo della gamba, andando a stuzzicare il centro nevralgico della finanza italiana usando come mezzo una banca convalescente e priva delle capacità organizzative per sopportare le conseguenze delle stesse proprie scelte.
Basti vedere la differenza di modus operandi tra l’azione intrapresa da Intesa, con la descrizione di un chiaro piano strategico per l’organizzazione della rete, la costruzione di sinergie e l’utilizzo dei marchi proprietari nel giorno stesso dell’annuncio… con il balbettante brusio sul nostro esoterico piano industriale di cui da mesi si bisbiglia ma che non ha prodotto altro che voci e oramai inutili speculazioni.
Tutto ciò, oltre a lasciare aperte ipotesi dietrologiche che per noi dipendenti diventano solo folklore, ci deve rendere ancora più saldi nella volontà d’ignorare per il presente e il futuro ogni “carezza” aziendale che non sia immediatamente accompagnata da riconoscimenti concreti. Proprio quest’ultimi sono i grandi assenti della gestione Lovaglio! Pochi accordi a recupero, ampiamente sotto o al massimo in linea con il settore, modalità di relazioni sindacali impostate sulla latitanza, l’accentramento sterile delle deleghe e un certo paternalismo che, visto alla luce dei fatti, risulta ancora più ridicolo.
Carissimi compagni e colleghi, ci attendono periodi caotici e stressanti con molte parole che verranno pronunciate da manager, AD, politici, alti prelati… possiamo solo garantire che ci impegneremo al massimo per tutelare i nostri diritti nel modo migliore e con tutti gli strumenti che le nostre organizzazioni ci metteranno a disposizione, ma una cosa sola vi chiediamo: non ascoltate MAI la voce del padrone.
FISAC CGIL
RSA MPS MARCHE