Mediobanca – Risiko bancario: tre finali, nessuno escluso

Chi vince il risiko decide il futuro di centinaia di migliaia di bancari italiani. Ecco i tre scenari sul tavolo — e cosa cambia per chi lavora in Intesa, MPS, Bper, Banco BPM, Mediobanca e Generali.

Care colleghe e cari colleghi, diciamolo senza giri di parole: la più grande partita della storia bancaria italiana recente si gioca sopra le teste di chi nelle banche ci lavora. Intesa Sanpaolo ha messo sul piatto 30,6 miliardi per MPS. Banco BPM rilancia. Generali dialoga sottotraccia. Unipol e Bper aspettano la loro parte. Comunque finisca, cambierà la mappa del credito italiano — e con essa perimetri, marchi, sedi e datori di lavoro di una platea enorme di lavoratrici e lavoratori, ben oltre i confini di un singolo gruppo. Ecco i tre finali possibili, raccontati con i fatti. Perché il futuro si affronta meglio quando lo si conosce.

Una premessa di metodo

Ad oggi nessuno scenario è deciso. Il CdA di MPS del 16 luglio esaminerà la relazione tecnica degli advisor (UBS Europe e BofA Securities, con i legali BonelliErede e White & Case) e l’assemblea di Intesa Sanpaolo del 10 settembre resta lo snodo cardine del calendario. Distinguiamo sempre i fatti dalle ipotesi. Ma i fatti, questa volta, parlano da soli.

FINALE 1 — VINCE INTESA
Nasce il gigante, e mezzo sistema cambia datore di lavoro

I fatti. Se l’OPAS raggiunge il 66,67% del capitale MPS, nasce uno dei primi gruppi bancari europei: oltre 27 milioni di clienti e circa 2.000 miliardi di attività finanziarie entro il 2029. Ma l’operazione è a incastro: 635 filiali MPS, gran parte delle strutture centrali e lo storico marchio Monte dei Paschi passano a Unipol e confluiscono in Bper (secondo semestre 2027), dando vita alla seconda banca del mercato domestico con il nome “Banca Monte dei Paschi”.
Cosa cambia per chi ci lavora. Praticamente tutto, e per tutti. Migliaia di colleghe e colleghi MPS si troverebbero un nuovo datore di lavoro senza aver mai cambiato scrivania: da Siena a un gruppo assicurativo-bancario guidato da Unipol. I colleghi Bper affronterebbero la terza integrazione in pochi anni. Dentro Intesa, il piano dichiara 6.800 uscite aggiuntive “esclusivamente volontarie” e 13.100 assunzioni entro il 2029 — impegni presi davanti ai giornalisti, che pretendiamo vengano firmati ai tavoli sindacali, perché le promesse fatte alla stampa non firmano gli accordi: li firmiamo noi. E c’è il capitolo Gruppo Mediobanca, che Intesa si tiene stretto — non per affetto: 1,4 dei 2,9 miliardi di sinergie annue dichiarate derivano dalle complementarità con il CIB di Mediobanca. Sinergie che, va detto, i primi analisti giudicano ambiziose — c’è chi le ha definite “fin troppo aggressive” — a conferma di quanto quel valore dipenda dalle persone che dovrebbero realizzarlo. Con due nodi irrisolti su cui i documenti d’offerta tacciono: la sovrapposizione tra il CIB di Mediobanca e la Divisione IMI, e il destino delle reti di Mediobanca Premier davanti al colosso Fideuram-ISPB.

FINALE 2 — SIENA RESISTE
il polo MPS-Mediobanca e la riorganizzazione già in corsa

I fatti. È il progetto confermato dai CdA del 22-23 giugno: fusione di Mediobanca in MPS entro il quarto trimestre 2026 (concambio 2,45 azioni MPS per azione Mediobanca, delisting di Piazzetta Cuccia). CIB, private banking di fascia alta, filiali estere e il 13,2% di Generali confluiscono in una società che manterrà il nome Mediobanca S.p.A.; le reti di Mediobanca Premier e Widiba vengono integrate in un polo del risparmio attraverso le scissioni approvate il 23 giugno.

Cosa cambia per chi ci lavora. Chi pensa che lo stand-alone sia lo scenario “tranquillo” si sbaglia: è quello con la ristrutturazione più immediata. Scissioni, passaggi di ramo d’azienda, nuove società, nuovi assetti contrattuali — tutto entro pochi mesi, mentre fuori infuria la battaglia. Ed è un banco di prova che riguarda l’intero settore: come verranno gestiti questi passaggi societari farà da precedente per tutte le operazioni che seguiranno nel risiko. Qui il confronto sindacale serve SUBITO, non domani: tutela piena di occupazione, sedi, inquadramenti e professionalità, zero duplicazioni penalizzanti, zero mobilità forzata.

FINALE 3 — IL TERZO INCOMODO
Banco BPM, l’ombra di Generali e la sorpresa francese

I fatti. Sul tavolo restano la proposta di aggregazione “alla pari” di Banco BPM — ad oggi non vincolante, senza concambio definito — e le interlocuzioni tra l’AD di MPS Lovaglio e il CEO di Generali Donnet emerse in questi giorni: almeno due incontri per un progetto alternativo ispirato a uno schema del 2021 sul modello Allianz-Dresdner, con dentro anche la partita bancassurance (Generali punta al posto di AXA nell’accordo in scadenza con MPS). Il piano risulta congelato da un ostacolo regolamentare — il Danish Compromise favorisce le banche che comprano assicurazioni, non il contrario — e Generali ha ribadito che la priorità è il piano Lifetime Partner27 e la propria indipendenza.

Cosa cambia per chi ci lavora. È lo scenario più indefinito, e va detto con franchezza: nessuna di queste ipotesi ha un piano industriale pubblico. Ma le ricadute potenziali sono le più ampie di tutte: coinvolgerebbero i colleghi di Banco BPM in una fusione tra pari tutta da costruire, i lavoratori del comparto assicurativo nella partita bancassurance Generali-AXA, e naturalmente il Gruppo Mediobanca, il cui 13,2% di Generali è la vera chiave che apre ogni schema alternativo. E c’è un dettaglio che pesa come un macigno: Crédit Agricole è salita al 29,3% di Banco BPM (con autorizzazione BCE fino al 29,9%) — in caso di fusione con Siena, il primo azionista del “campione italiano” sarebbe una banca francese. Chi sventola il tricolore in questa partita farebbe bene a leggere il libro soci. Non a caso, secondo la stampa, Piazza Meda avrebbe intensificato l’interlocuzione proprio con i francesi per ottenere garanzie sulla tutela della propria autonomia — mentre sullo sfondo si allunga un’altra ombra: chiusa con successo la partita Commerzbank, UniCredit potrebbe tornare a guardare al Banco. Il CdA di Banco BPM riunitosi ieri, 14 luglio, si è chiuso senza passaggi formali: un’informativa dell’AD Castagna sullo stato dell’arte, e tutti gli occhi puntati sul segnale che arriverà domani da Siena. Intanto i numeri di Borsa rendono la rincorsa sempre più ripida: MPS capitalizza oltre 34 miliardi contro i circa 24 del Banco, e secondo gli analisti, per superare l’offerta di Intesa, Piazza Meda dovrebbe valorizzare Siena a 11,5 euro per azione — tra le opzioni tecniche allo studio circola anche l’ipotesi di un dividendo straordinario post-fusione.

LA NOSTRA POSIZIONE
Il valore lo creano le persone, e le persone devono contare

Non tifiamo per uno scenario: tifiamo per chi lavora. In tutti e tre i finali, ciò che rende queste operazioni appetibili — le reti, le competenze, la relazione con i clienti, i miliardi di sinergie scritti nei piani industriali — è il lavoro quotidiano delle bancarie e dei bancari di tutti i gruppi coinvolti. Chi vincerà questa partita, vincerà grazie a loro. E chi vince grazie ai lavoratori, con i lavoratori deve fare i conti.

Rivendichiamo fin d’ora, davanti a qualunque vincitore:

  1. Apertura tempestiva delle procedure di confronto previste da legge e CCNL per ogni operazione societaria;
  2. Garanzie occupazionali esigibili — nessuna uscita che non sia volontaria e incentivata;
  3. Tutela di professionalità, inquadramenti e sedi di lavoro, con attenzione specifica alle aree di sovrapposizione;
  4. Trasparenza totale verso le lavoratrici e i lavoratori, in ogni fase.
    Non un punto in meno.

Le date da cerchiare in rosso: domani, 16 luglio (CdA MPS sulle opzioni strategiche), entro fine luglio (possibile convocazione delle assemblee straordinarie di Banco BPM e MPS), entro settembre (assemblee di MPS e Mediobanca per l’approvazione della fusione), 10 settembre (assemblea straordinaria di Intesa Sanpaolo), fine settembre-dicembre (periodo di adesione all’OPAS), quarto trimestre 2026 (closing previsto della fusione Mediobanca-MPS).

Continueremo a vigilare, a informarvi e a farci sentire: perché in questo risiko i territori non si conquistano. Si rispettano.

Milano, 15 luglio 2026

Le Segreterie di Coordinamento Fisac Mediobanca

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