Mediobanca – Risiko Bancario: 3 mosse in un giorno solo

Unipol prepara i miliardi per la rete MPS, Messina cita Draghi — “whatever it takes” — e i francesi di Crédit Agricole gelano l’alternativa Banco BPM. La partita accelera su tutti i fronti: ecco cosa significa, in parole semplici.

Care colleghe e cari colleghi, il risiko bancario ha vissuto una delle sue giornate più intense, con tre mosse che arrivano quasi in contemporanea e spingono la partita in avanti. Da una parte lo “spezzatino” di MPS comincia a prendere forma concreta; dall’altra Intesa alza il tono; e sullo sfondo l’ipotesi di un’alternativa “tutta italiana” incassa un altolà pesante — e straniero. Ve le raccontiamo una per una, semplici.

Un ripasso in due righe, per chi ci legge per la prima volta: su MPS ci sono due strade. L’offerta di Intesa Sanpaolo, già sul mercato, che vale 30,6 miliardi e prevede di rivendere pezzi del Monte; e l’ipotesi — ancora da costruire — di una fusione con Banco BPM, sostenuta da chi vuole tenere MPS lontana da Intesa. Oggi si sono mossi entrambi i fronti.

MOSSA 1 — UNIPOL PREPARA I SOLDI: 635 FILIALI SUL BANCO

L’assemblea degli azionisti di Unipol ha approvato — con il 99,7% dei voti — un aumento di capitale fino a 2,5 miliardi di euro. A cosa serve? Esattamente a comprare la fetta di MPS — le 635 filiali, il marchio storico, parte delle strutture — che Intesa rivenderebbe a Unipol se l’offerta su Siena andasse in porto.
È un passaggio che va letto per quello che è: la macchina dello “spezzatino” comincia a muoversi. Unipol si sta preparando i soldi per la sua parte. Attenzione, però: la delibera avrà effetto solo se l’offerta di Intesa andrà davvero in porto, e serve ancora il via libera dell’autorità di vigilanza sulle assicurazioni (IVASS). Ma il segnale è chiaro: i protagonisti si stanno organizzando come se l’operazione dovesse concludersi. E quando si parla di rete, filiali e strutture che cambiano proprietario, si parla di persone e di posti di lavoro — la ragione per cui seguiamo questa partita passo dopo passo.

MOSSA 2 — MESSINA CITA DRAGHI: “WHATEVER IT TAKES”

Ci sarebbe piaciuto un verso di De André o di Guccini per raccontare la giornata. Messina ha preferito un tormentone estivo: “whatever it takes”. Ne uscirà una hit da spiaggia? Lo scopriremo. Intanto, tradotto dall’inglese, vuol dire “a ogni costo” — e conviene capire di quale costo si parla, e per chi.
In un’intervista a CNBC Europe, l’AD di Intesa ha usato la frase più famosa della finanza europea recente — quella con cui Mario Draghi nel 2012 promise di fare qualunque cosa per salvare l’euro — per dire che Intesa farà “tutto il necessario” per portare a termine l’offerta su MPS. Il ragionamento: comprare MPS permetterebbe a Intesa di anticipare di tre anni gli obiettivi del proprio piano industriale. E ha definito l’integrazione un’operazione a “rischio zero”, perché — parole sue — si muove in un terreno domestico che la banca conosce bene, nella sua “zona di comfort”. Un modo per rassicurare i mercati che non ci saranno sorprese. Ha aperto anche a possibili collaborazioni future con UniCredit sui grandi dossier nazionali, ma la priorità, ha ribadito, resta chiudere l’offerta su Siena.

MOSSA 3 — L’ALTOLÀ FRANCESE CHE GELA L’ALTERNATIVA

Ed eccoci alla novità che cambia gli equilibri. L’alternativa a Intesa — la fusione tra MPS e Banco BPM — viene spesso presentata come la soluzione “italiana”, quella che salverebbe il Monte dalle grandi manovre. Ma c’è un dettaglio che molti dimenticano: il primo azionista di Banco BPM non è italiano. È la banca francese Crédit Agricole, che possiede il 29,3% del capitale e ha quattro consiglieri nel consiglio di amministrazione. Nessuna operazione che riguardi Banco BPM può passare senza il loro consenso.

E oggi, presentando i conti trimestrali, i francesi hanno parlato chiaro. L’amministratore delegato Olivier Gavalda ha usato parole che non lasciano dubbi: “Nulla si può fare senza di noi e nulla si può fare contro di noi”. Non solo: ha aggiunto che allo stato attuale è “molto difficile immaginare” come una fusione tra MPS e Banco BPM possa creare valore per gli azionisti del Banco. È il primo protagonista della partita che, pubblicamente, dice che l’alternativa a Intesa forse non conviene — e a dirlo è chi quella fusione dovrebbe votarla.

C’è infine il colpo di scena: i francesi non si limitano a frenare, propongono la loro strada. Lo scenario che dichiarano di preferire è una fusione tra Banco BPM e Crédit Agricole Italia, cioè il loro braccio italiano. Tradotto: invece di unirsi a MPS, Banco BPM dovrebbe unirsi ai francesi. Ed ecco il paradosso più clamoroso di tutta la vicenda: l’alternativa nata all’insegna dell'”italianità” ha come socio di riferimento una banca francese, che quell’alternativa non la gradisce e punta a portarsi a casa il Banco. Il “campione italiano” immaginato da molti rischia, di fatto, di parlare francese.

COSA SIGNIFICA, IN SINTESI

Mettendo insieme le tre mosse, il quadro di oggi dice così: da un lato lo scenario Intesa avanza con decisione — Unipol prepara i soldi per la sua parte, Messina promette di fare “tutto il necessario”. Dall’altro l’alternativa Banco BPM, che molti davano per la più desiderabile, incontra un ostacolo enorme e finora sottovalutato: un azionista francese che possiede quasi un terzo del Banco, dubita della convenienza dell’affare e ha in testa un piano diverso. Non è un no definitivo, ma è un cancello — e la chiave la tengono a Parigi.
Una precisazione doverosa, per onestà: sul piano del lavoro, l’ipotesi Banco BPM resta l’unica che non prevede lo smembramento di MPS. È un elemento che, dal nostro punto di vista, pesa — ed è il motivo per cui l’altolà francese va guardato con attenzione, non con sollievo.

COSA GUARDARE ADESSO

Le semestrali diranno molto: Banco BPM presenta i conti il 5 agosto, MPS il 7 agosto — è lì che si capirà se l’alternativa a Intesa ha davvero gambe per correre, o se le parole dei francesi l’hanno già azzoppata. Poi l’assemblea di Intesa il 10 settembre, l’apertura delle adesioni all’offerta tra fine settembre e dicembre, e il completamento della fusione Mediobanca-MPS entro fine anno.
Perché tutto questo ci riguarda: con la fusione Mediobanca-MPS ormai avviata, il nostro Gruppo è parte del perimetro in gioco. Le 635 filiali sul banco oggi non sono le nostre, ma la macchina che le muove è la stessa che deciderà il nostro futuro — qualunque scenario prevalga, Intesa, il percorso da soli o Banco BPM. Per questo la seguiamo passo dopo passo.

Continueremo ad aggiornarvi a ogni sviluppo.

Milano, 31 luglio 2026

Le Segreterie di Coordinamento Fisac Mediobanca

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