
MPS batte le attese: oltre 1,1 miliardi di utile, capitale ai massimi, cedola in arrivo. Sono gli assi con cui Lovaglio prova a respingere l’offerta di Intesa. Ecco cosa dicono i numeri, in parole semplici.
Care colleghe e cari colleghi, sono arrivati i conti del primo semestre di MPS — i primi che includono pienamente Mediobanca — e sono numeri robusti, che rafforzano la posizione di chi a Siena vuole difendere l’autonomia dall’offerta di Intesa. Ve li spieghiamo semplici, come sempre, con l’attenzione a ciò che riguarda più da vicino chi lavora.
CARTA 1 — L’UTILE: OLTRE 1,1 MILIARDI, SOPRA LE ATTESE
Il Gruppo ha chiuso il semestre con un utile netto superiore a 1,1 miliardi di euro, in crescita del 25,3% rispetto a un anno fa; il solo secondo trimestre vale 610 milioni, sopra i circa 540 milioni che gli analisti si aspettavano. I ricavi salgono a 4 miliardi, spinti soprattutto dalle commissioni. In parole semplici: la banca guadagna bene — più di quanto il mercato prevedesse — e la macchina messa insieme con Mediobanca comincia a produrre i numeri che Lovaglio aveva promesso.
E c’è un elemento che conferma la logica industriale dell’operazione: questi risultati nascono dall’incontro tra le due banche. Le commissioni che trainano i ricavi crescono grazie al wealth management e all’advisory (+7,6% nel trimestre), e tra le voci in maggiore crescita c’è il contributo della partecipazione in Generali, salito a 332 milioni. Sono le attività che il Gruppo Mediobanca porta in dote, che si sommano alla solida rete commerciale e alla base clienti di MPS. Detto semplicemente: questi conti sono il frutto del lavoro delle colleghe e dei colleghi di entrambe le realtà — ed è la dimostrazione che il valore, quando i pezzi si integrano bene, lo creano le persone che ci lavorano.
CARTA 2 — IL CAPITALE AI MASSIMI
È l’arma difensiva più importante, e i conti la confermano forte: il CET1, l’indicatore che misura la solidità patrimoniale di una banca, sale al 16,3%, con un “cuscinetto” di circa 680 punti base sopra i requisiti minimi richiesti dalle autorità. Tradotto: MPS ha molto capitale in eccesso, e questo è esattamente l’argomento con cui sostiene di “valere da sola” più di quanto offre Intesa. Più il capitale è abbondante, più la banca ha libertà di remunerare gli azionisti senza dipendere da nessuno.
CARTA 3 — LA CEDOLA IN ARRIVO
Il terzo elemento è il messaggio agli azionisti: la banca conferma una politica di remunerazione generosa (fino al 100% dell’utile distribuibile) e ha aperto alla possibilità di pagare un acconto sul dividendo già quest’anno. È la mossa con cui Siena prova a convincere i propri soci che restare vale più che aderire all’offerta: se le mie azioni mi rendono bene, perché venderle?
E PER CHI CI LAVORA?
Una domanda è d’obbligo, in un comunicato sindacale: cosa significano questi conti per l’occupazione? Ad oggi, poco: la banca è in salute e non ci sono segnali di tagli legati all’operazione. Anzi, tra le voci di spesa compaiono anche risorse destinate a trattenere le professionalità chiave del Wealth Management di Mediobanca — segno che quelle competenze sono considerate preziose.
Un dato però merita attenzione: nei conti cresce la voce legata all’integrazione e alle uscite del personale (da 33 a 42 milioni), un aumento dovuto in parte a fattori contabili e ai costi della fusione in corso. Non è un’ondata di esodi, ma conferma che la macchina dell’integrazione è partita — ed è la macchina che, negli scenari futuri, deciderà quanto peserà davvero sull’occupazione.
Il punto di attenzione, però, guarda avanti. Un conto è la gestione ordinaria di oggi, un altro sarebbe ciò che accadrebbe nello scenario dell’offerta di Intesa, che prevede lo “spezzatino” — la vendita di rete e strutture a Unipol. È lì che le sovrapposizioni tra due grandi gruppi rischiano di tradursi in eccedenze di personale ben più consistenti. È lì che si gioca la partita occupazionale vera, ed è lì che vigileremo.
COSA SIGNIFICA PER LA PARTITA
Con questi conti, Lovaglio arriva all’appuntamento decisivo — l’assemblea di Intesa del 10 settembre e la successiva finestra per aderire all’offerta — con argomenti solidi per dire ai propri azionisti: la banca è forte, il capitale è abbondante, conviene restare indipendenti. In Borsa, però, la reazione è stata solo tiepida (il titolo in avvio guadagnava meno di un punto percentuale): segno che il mercato conti buoni se li aspettava, e che a pesare sulle quotazioni è ormai soprattutto l’esito della partita con Intesa. Non è detto che i numeri bastino, perché la decisione finale spetterà comunque ai soci al momento delle adesioni, ma la difesa senese oggi ha dati veri a sostegno, non solo dichiarazioni. Il Consiglio ha inoltre ingaggiato un ulteriore consulente (Keefe, Bruyette & Woods), segno che il lavoro sulle opzioni strategiche prosegue.
COSA GUARDARE ADESSO
L’assemblea di Intesa il 10 settembre, poi l’apertura delle adesioni all’offerta tra fine settembre e dicembre, e il completamento della fusione Mediobanca-MPS entro fine anno.
Perché tutto questo ci riguarda da vicino: con la fusione Mediobanca-MPS ormai avviata, il nostro Gruppo è parte dello stesso perimetro. Numeri buoni per la banca sono una buona notizia, ma il nostro metro resta un altro — la tutela dell’occupazione e delle condizioni di lavoro in ogni scenario. Per questo continuiamo a seguire ogni passaggio, e a informarvi con chiarezza.
Milano, 7 agosto 2026
Le Segreterie di Coordinamento Fisac Mediobanca