
Siena passa al contrattacco: due offerte per comprare Banco BPM e Banca Generali. La preda prova a diventare cacciatore. Ecco i numeri, in parole semplici.
Care colleghe e cari colleghi,
la partita si è ribaltata in una notte. Fino a ieri MPS era la “preda” dell’offerta di Intesa e si difendeva coi propri conti. Ora passa all’attacco: il Consiglio di Amministrazione, riunito per circa sette ore, ha approvato — a maggioranza, e senza il voto favorevole di tutti — un piano per lanciare due offerte e comprare altre due banche. Stamattina è arrivata la comunicazione ufficiale al mercato. Ve la spieghiamo semplice.
LA MOSSA: LA PREDA CHE PROVA A DIVENTARE CACCIATORE
L’idea è semplice: invece di limitarsi a difendersi, MPS prova a diventare così grande da non essere più “digeribile” da Intesa. Il CdA ha approvato due offerte pubbliche di scambio (cioè “vi compro pagandovi in mie azioni”), lanciate in parallelo:
- su Banco BPM: 1,567 nuove azioni MPS per ogni azione Banco BPM, per un controvalore di circa 25,3 miliardi di euro;
- su Banca Generali: 6,958 nuove azioni MPS per ogni azione, per un controvalore di circa 8,7 miliardi (valori calcolati sui prezzi ufficiali del 19 agosto).
In caso di adesione piena a entrambe le offerte, gli attuali azionisti MPS manterrebbero circa il 50,1% del gruppo combinato, quelli di Banco BPM il 37,2% e quelli di Banca Generali il 12,7%.
L’obiettivo, nelle parole dell’AD Lovaglio, è dare vita a un nuovo grande polo bancario e del risparmio. In pratica: la preda che, per non farsi mangiare, prova a mangiare gli altri.
IL MAXI-DIVIDENDO: L’ESCA PER GLI AZIONISTI
Per convincere i propri soci che restare conviene più che aderire a Intesa, MPS mette sul piatto una distribuzione straordinaria di 1,208 euro per ogni azione MPS: 0,302 euro in denaro e 0,906 euro in natura, tramite l’assegnazione di azioni Assicurazioni Generali. In totale fanno circa 4 miliardi — un miliardo in contanti e circa 3 miliardi in titoli Generali, pari a circa il 4,5% del capitale della compagnia. Tradotto: una parte del “tesoro” Generali verrebbe consegnata direttamente agli azionisti di Siena come premio fedeltà. A questo si aggiunge la promessa di oltre 15 miliardi di dividendi ordinari nell’arco 2026-2030.
IL CALENDARIO E LE CONDIZIONIL’operazione è ancora tutta da approvare. Le offerte sono subordinate al via libera dell’assemblea degli azionisti MPS, convocata per il 29 ottobre 2026 (per la passivity rule prevista dall’art. 104 del TUF, MPS non può muoversi senza l’ok dei soci), al raggiungimento di almeno il 50% più un’azione di ciascuna banca-obiettivo (soglia a cui MPS può comunque rinunciare) e alle autorizzazioni delle autorità di vigilanza. Il periodo di adesione dovrebbe aprirsi entro la prima metà di dicembre 2026 e chiudersi entro la prima metà di febbraio 2027, con il perfezionamento atteso entro metà febbraio 2027.
PERCHÉ NON È UNA MOSSA FACILE
Gli ostacoli sono seri. Su Banco BPM pesa il peso determinante del primo azionista, la francese Crédit Agricole (29,3% del capitale, con facoltà di salire fino al 29,9%), che già a luglio aveva espresso pubblicamente i propri dubbi sulla convenienza di un’aggregazione con Siena — e il cui consenso resta, di fatto, indispensabile. Su Banca Generali l’offerta non regge senza il sì della capogruppo Generali, che ne detiene oltre la metà. E, secondo la stampa, sullo sfondo resta anche l’attenzione della Procura di Milano sul dossier MPS-Mediobanca.
C’è poi un segnale che la mossa divide la stessa Siena: il piano è passato con nove voti favorevoli, ma quattro consiglieri di minoranza si sono astenuti, dichiarando di non essere stati adeguatamente informati e di non poter valutare né i rischi né le sinergie promesse.
COSA C’ENTRIAMO NOI: MEDIOBANCA AL CENTRO DEL PROGETTO
Qui il discorso ci riguarda da vicino. Nel progetto presentato al mercato, una parte rilevante delle sinergie promesse è collegata proprio all’integrazione di Mediobanca, di cui vengono valorizzate le competenze nel corporate & investment banking, nei capital markets e nel wealth management come motore del nuovo gruppo. In altre parole: il piano con cui Lovaglio prova a respingere Intesa si regge, in buona parte, sul valore del nostro perimetro.
E c’è un secondo aspetto che ci tocca: il maxi-dividendo si finanzia anche distribuendo azioni Generali — parte di quella quota del 13% che MPS detiene proprio tramite Mediobanca. Il “tesoro” costruito in decenni da Piazzetta Cuccia diventa così una delle leve dell’intera manovra.
LE PAROLE DI LOVAGLIO ALLA CALL
Nella presentazione al mercato del 21 agosto, l’AD Luigi Lovaglio ha insistito su un punto: questa non sarebbe un’operazione “di difesa o di ostruzionismo” verso Intesa, ma un progetto industriale a sé, con “un’ottica positiva”, capace — nelle sue parole — di fare di MPS il secondo gruppo del Paese, con circa 8 milioni di clienti e oltre 8 miliardi di ricavi. Ha rivendicato che il risultato “è frutto della capacità dei lavoratori”, ha promesso “certezza di sviluppo anche per le risorse”, presidio sul territorio e la possibilità di “dare riconoscimenti a chi lavora”.Le registriamo per quello che sono: dichiarazioni fatte nel pieno di una campagna per convincere azionisti e dipendenti a sostenere il piano in vista dell’assemblea del 29 ottobre. Sono impegni, e come tali resteranno agli atti — pronti a essere ricordati ai tavoli. Ma le parole, da sole, non bastano: un progetto costruito su importanti sinergie e rilevanti oneri di integrazione dovrà dimostrare, nei fatti, come le concilia con le rassicurazioni sul personale. Su questo vigileremo, senza sconti.
IL NOSTRO PUNTO DI VISTA
Come sempre, il nostro compito è uno solo: guardare alle condizioni di chi lavora. E una riflessione onesta va fatta. Unire tre banche — MPS, Banco BPM e Banca Generali — significa mettere insieme reti e strutture enormi, con sovrapposizioni altrettanto grandi. Non a caso il piano stima 2,6 miliardi di sinergie annue a regime, a fronte di 2,5 miliardi di oneri di integrazione una tantum, con l’obiettivo di portare il rapporto costi/ricavi dal 46% al 36%: obiettivi che, tradotti, passano anche da razionalizzazioni.Per chi lavora, del resto, ciò che conta si misura su fatti concreti: welfare, condizioni contrattuali, tutela delle sedi e delle professionalità. Su questi terreni ogni scenario va valutato per quello che mette davvero sul piatto, non per gli slogan. In parole povere: nessuna delle strade oggi sul tavolo è a costo zero, né a beneficio garantito, per i lavoratori. Per questo il nostro compito non cambia — presidiare ogni operazione, pretendere procedure di confronto tempestive e garanzie occupazionali esigibili, qualunque banca alla fine prevalga.
COSA GUARDARE ADESSO
Le reazioni di Banco BPM, Generali e Crédit Agricole; l’assemblea di Intesa del 10 settembre; e l’assemblea decisiva di MPS del 29 ottobre. La partita, che pareva avviata a un finale scontato, sembrerebbe essersi riaperta.Continueremo ad aggiornarvi a ogni passaggio.
Milano, 21 agosto 2026
Le Segreterie di Coordinamento Fisac Mediobanca